Ambiente 2/Una rete di aree protette nel progetto del Cai di Avellino

Venerdì 18 Novembre 2016 22:53 Maurizio Galasso
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b_300_220_15593462_0___images_stories_Attualita7_parchi-campania.jpgAVELLINO – La difesa del territorio italiano dal degrado è stata assolutamente carente fino ad epoca molto recente. Fino al 1991 data di emanazione della legge quadro sui parchi in tutta Italia esistevano solo 5 parchi nazionali quasi tutti costituiti prima della Seconda guerra mondiale dal regime fascista. Il Parco nazionale d’Abruzzo fu istituito per primo nel 1921 a cui seguirono nel 1922 il Gran Paradiso, nel 1934 il Circeo e nel 1935 lo Stelvio.

Nel dopoguerra fu istituito solo nel 1989 quello della Calabria, oggi dell’ Aspromonte. Finalmente  nel 1991 con la legge già citata vengono istituiti i seguenti parchi: a) Cilento e Vallo di Diano (Cervati, Gelbison, Alburni, Monte Stella e Monte Bulgheria); b) Gargano; c) Gran Sasso e Monti della Laga; d) Maiella; e) Val Grande; f) Vesuvio.

Tra i parchi nazionali vi sono anche i due parchi campani. La Campania a sua volta non ha brillato per tutela del territorio anche se poi con la legge regionale n. 33 del 1993 crea le condizioni per la realizzazione dei parchi regionali, istituiti molto dopo e non ancora perfettamente funzionanti.

Chi volesse approfondire le ragioni di tale situazione può leggere l’introduzione al libro di Antonio Cederna “La distruzione della natura in Italia” dove troverà i motivi di fondo di questo ritardo, motivi molti dei quali, purtroppo, ancora ampiamente attuali nonostante il libro risalga al 1976. Ma l’istituzione di una serie di aree protette non basta da sola a garantire la tutela del territorio per due ovvi motivi: il primo è che non è pensabile di limitare la tutela alle sole aree protette che finiscono per diventare delle isole in un mare di degrado; il secondo che quanto meno tali isole debbono essere tra loro interconnesse in modo da creare una rete ecologica che costituisca una specie di tessuto connettivo che possa anche ammortizzare le problematiche create da un territorio antropizzato. Chiaramente non è pensabile che tutto il territorio venga vincolato ma è necessario che tutto il territorio venga tutelato dal degrado sia pure con diversi gradi di tutela dal territorio urbano al territorio incontaminato delle riserve integrali.

In attesa di una pianificazione in tale senso il Cai di Avellino, in collaborazione con quello regionale, ha intenzione di proporre almeno la realizzazione di corridoi ecologici per collegare i vari parchi e realizzare una prima rete di aree tutelate. Il progetto appena avviato prevede la localizzazione cartografica di tutte le aree protette (parchi nazionali e regionali, oasi, zone a protezione speciale (Zps) e siti di interesse comunitario (Sic) e l’individuazione cartografica di possibili corridoi di collegamento. In un secondo tempo, con sopralluoghi sul terreno, occorre stabilire se tali corridoi sono fattibili e sono aree con una discreta naturalità ed a questo punto cartografarli su di una scala di dettaglio.

Il tutto sarà fatto utilizzando le procedure dell’Ispra – Ministero dell’Ambiente e si cercherà di coinvolgere i giovani appassionati (anche i non più giovani!) sperando di raggiungere un risultato concreto e sostenibile da presentare alla Regione Campania anche tramite le strutture deputate alla tutela del territorio. I giovani che volessero aderire possono contattare la sede Cai di Avellino.

Naturalmente data l’ampiezza del progetto si pensa di attuarlo per stadi successivi in modo da cominciare a promuovere la tutela del territorio anche divulgando i risultati del lavoro sia con incontri che tramite i mezzi di informazione man mano che vengono raggiunti.

Un progetto ambizioso ma che si spera possa trovare il favore innanzitutto dei giovani e poi delle amministrazioni competenti.