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    23/07/2024

Il ciclo dei rifiuti e le raccolte differenziate. I progressi in Campania

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b_300_220_15593462_0___images_stories_Attualita2_cdr.jpgAVELLINO – Lunedì 20 febbraio ho partecipato presso il Comune di Avellino ad un interessante seminario formativo organizzato dall'Associazione dei comuni (Anci) in partenariato con il Consorzio nazionale imballaggi (Conai), che si occupa su base volontaria di promuovere in forma consortile le raccolte differenziate di filiera per le imprese produttrici ed utilizzatrici di imballaggi, anche con contributi a vantaggio dei Comuni.

Sono stati trattati i regimi di responsabilità estesa del produttore di rifiuti, gli accordi-quadro tra Anci e Conai (2020-24) e gli allegati tecnici relativi alle diverse frazioni di imballaggio (plastica, carta, vetro e inoltre bioplastica, acciaio, alluminio, legno), con riferimento alle più recenti normative (D.Lgs. n. 116/2020), al metodo tariffario definito dall'Autorità di regolazione (Arera) oltre che agli scenari tecnico-gestionali per la raccolta degli imballaggi negli attuali sistemi competitivi.

L'assetto del ciclo dei rifiuti in Campania è in continuo movimento sia per le molteplici iniziative programmate, in parte avviate e in parte già realizzate dalla Regione – in particolare per il potenziamento della impiantistica pubblica, soprattutto intermedia, ed anche privata – sia per la evoluzione delle modalità di gestione e smaltimento, oltre che della dinamica di mercato.

Siamo ormai nel pieno della "transizione ecologica" dalla tradizionale economia "lineare", quella contrassegnata dallo sviluppo illimitato, dai consumi ad esaurimento e dallo sfruttamento indiscriminato delle risorse, al nuovo modello di "economia circolare" faticosamente emergente in ambito internazionale e nazionale all'insegna della rigenerazione, recupero, riciclaggio, riuso e riutilizzo dei prodotti e della materia.

In questo complesso scenario Arpa Campania non soltanto svolge compiti di monitoraggio e controllo tecnico-operativo delle principali attività ed impianti ma censisce ed organizza una notevole mole di dati relativi al ciclo dei rifiuti, gestendo il catasto regionale, che aggiorna periodicamente un cospicuo flusso informativo, oltre a supportare l'osservatorio dei rifiuti.

Si premette una serie di dati essenziali: innanzitutto la produzione di rifiuti urbani in Campania, nel 2021 di 2.654 milioni di tonnellate annue, non si riduce ma registra anzi un incremento rispetto al 2020 (+ 3,6%), tuttavia da ritenersi fisiologico dopo la forzata stasi dell'emergenza pandemica. Il dato della raccolta differenziata si attesta invece sul 54,7% segnalando un lieve incremento rispetto al 2020, secondo un andamento lentamente migliorativo che fa registrare una percentuale discreta ma distante dall'obiettivo del 65% prefisso dalla normativa.

Tuttavia i dati regionali non sono omogenei ma evidenziano, distinti per capoluoghi e province ed ambiti e sub-ambiti, una contraddizione tra la tendenza nettamente virtuosa delle città interne – tra cui Avellino al 68%, Benevento ed anche Salerno – il risultato medio di Caserta e le criticità strutturali di Napoli (ancora al 37,5% anche se in crescita) e di una serie di popolose città napoletane e casertane. Tra i 42 comuni in ritardo rispetto all'obiettivo di legge si collocano – oltre al capoluogo partenopeo - altre 17 città, che contano nel loro insieme circa 573 mila abitanti, concentrate tra Napoli e Caserta (Torre del Greco, Afragola, Marano, Aversa, Maddaloni, Melito, Caivano, Arzano, ecc.).

Analogamente emerge per ambiti provinciali il dato virtuoso del Sannio, del Salernitano e dell'Irpinia (il suo Ato si attesta al 63,7%) rispetto all'area del capoluogo partenopeo e del suo hinterland costiero-metropolitano, attestato su percentuali molto più basse.

A causa dell'insufficienza della differenziata, la principale frazione raccolta è costituita dalla massa dei rifiuti indifferenziati, che registrano in Campania una produzione media di 207 kg annui pro-capite, sia pure fortemente disomogenea per aree territoriali. Eppure le analisi merceologiche evidenziano che i rifiuti indifferenziati sono ancora ricchi di materiale intercettabile, soprattutto plastiche, carta e cartoni, tessili, e quindi presentano notevoli margini di potenziale recupero. Il quantitativo notevolissimo di frazione indifferenziata – a valle del trattamento meccanico biologico ricevuto negli Stir (ex Cdr) – viene in larga parte incenerito nel termovalorizzatore di Acerra ed in parte residua destinato sia all'estero che in impianti extraregionali.

Il secondo flusso per peso è costituito della frazione organica che, come l'indifferenziato, viene purtroppo esportata verso impianti di altre regioni d'Italia e su cui si dovrebbe massicciamente incidere attraverso i processi di compostaggio.

*Direttore Arpac Campania

La terza frazione più raccolta in Campania – dopo l'indifferenziato e l'organico – è costituita dalla carta e dal cartone che danno luogo nella nostra regione ad una filiera  virtuosa e con punte di eccellenza ma con ancora notevoli potenzialità di sviluppo, a cui corrispondono significativi contributi ambientali per i Comuni convenzionati, generando un notevole valore aggiunto in termini economici ed occupazionali.

La quarta frazione di rifiuti è rappresentata dalla raccolta del vetro che, per più della metà, viene esportato fuori regione.

Infine segue l'articolata e complessa filiera delle plastiche, di solito raccolte insieme ai metalli, destinate ad un ratificato sistema di impianti associati al Corepla in Campania, mentre invece i metalli, in assenza di recuperatori finali, sono quasi totalmente esportati fuori regione.

Nonostante le difficoltà del quadro di riferimento le iniziative, in parte programmate e in realizzazione, in parte promosse dalla Regione in questi anni sono tante ed importanti. Esse puntano essenzialmente sia sullo sviluppo della impiantistica intermedia dei compostaggi per il trattamento della frazione organica (come Ponticelli per Napoli Orientale, Stir di Tufino, 11 programmati e 4 appaltati), sia su una serie di importanti interventi di risanamento ambientale delle vecchie ferite delle emergenze del passato. Tra essi, ad esempio, l'ex discarica Resit di Giugliano, Parapoti a Montecorvino Rovella, le bonifiche di amianto nelle aree pubbliche, Isochimica di Avellino, la pulizia e risistemazione delle discariche abusive, la bonifica dei cd. "siti orfani" a valere sul Pnrr, ecc.

Prosegue inoltre il programma di supporto ai comuni per l'incremento della percentuale di frazioni differenziate, anche nella città di Napoli, con progetti di miglioramento dei sistemi di raccolta, favorendo il domiciliare ed il "porta a porta", il compostaggio di comunità, gli obiettivi di "più recupero" e "più qualità" nei servizi di gestione integrata.

L'adeguamento degli Stir consentirà di separare, oltre alla frazione umida e secca, anche alcune categorie merceologiche riciclabili riducendo sensibilmente, entro il 2023, la frazione secca destinata alla termovalorizzazione in modo da far tendenzialmente coincidere con la capacità di trattamento dell'impianto regionale di Acerra, in modo da rendere la Campania autosufficiente secondo gli obiettivi della pianificazione regionale.

Occorre tutto l'impegno affinché per il prossimo futuro i dati sulle modalità di gestione e trattamento dei rifiuti segnino un incisivo miglioramento in corrispondenza delle programmazioni ed iniziative messe in campo dalle istituzioni regionali per implementare anche in Campania i criteri europei di prossimità ed autosufficienza nel ciclo dei rifiuti.

 

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