AVELLINO – La Sidigas Avellino ha terminato il suo girone di andata così come aveva cominciato, e cioè con una pesante sconfitta. Il campionato era iniziato infatti con la partita persa in casa contro Pesaro, fanalino di coda della classifica con soli quattro punti in quindici giornate, ed è proseguito fra alti e bassi fino alla sonora sconfitta di Reggio Emilia. Una sconfitta che ha segnato il fallimento del primo obiettivo stagionale dichiarato dalla dirigenza e dallo staff della Sidigas: la partecipazione alle Final Eight in programma a Milano dal 7 al 9 febbraio.
Sette vittorie ed otto sconfitte è il bilancio di un girone di andata giocato al di sotto delle proprie possibilità e che ha messo a nudo difetti strutturali della squadra, troppo vecchia in alcuni elementi fondamentali, spesso svogliata, senza un leader riconosciuto, capace di caricarsi sulle spalle la squadra quando le cose non vanno per il verso giusto. E che ha anche qualche problema al suo interno, come è emerso con il “caso Thomas”, con il giocatore che ha raggiunto la squadra a Reggio Emilia il giorno dopo rispetto al resto della squadra, ma che poi è sceso in campo regolarmente, schierato anche nello starting-five. Salvo poi essere di fatto additato come il responsabile della sconfitta, figlia invece di altri motivazioni.
Le discussioni sulla gestione del caso Thomas sono servite, in effetti, ad allontanare l’attenzione dei tifosi dalla sonora sconfitta, che ha impedito alla Sidigas, per il secondo anno consecutivo, la partecipazione alle finali di Coppa Italia. C’è attenzione, invece, per i probabili e necessari cambiamenti da adottare nel roster. In molti sottolineano la necessità di dotare il reparto lunghi di un ricambio efficace, capace di rimpiazzare adeguatamente Thomas ed Ivanov quando devono riposare, con Dragovic che è nel mirino dei tifosi quale vittima sacrificale designata. Ed a questo punto, visto anche lo scarso minutaggio che gli è stato riservato, ci chiediamo quali siano state le strategie che hanno condotto alla riconferma del giocatore serbo, che già lo scorso anno non aveva entusiasmato. Altro reparto sotto accusa è quello dell’ala piccola, dove le alterne prestazioni di Richardson e di Hayes inducono a pensare ad un intervento anche in quel ruolo.
Ma il problema principale della Sidigas è la regia della squadra perché Lakovic non è ancora in forma, dopo tre mesi di campionato, anche a causa di problemi fisici, che hanno colpito anche capitan Spinelli. In questo reparto, a nostro avviso, sarebbe importante intervenire con l’aggiunta di un giocatore con maggiore energia, che sappia difendere nell’uno contro uno, vero punto debole del play sloveno. La società non ha esplicitato quali saranno le strategie, ma ha assicurato un intervento sul mercato, che avverrà quanto prima, entro la fine del mese, quando sarà pagato il corrispettivo del lodo vinto da Hardy, che blocca le operazioni, sia in entrata che in uscita, della Sidigas. Lo scorso anno questa strategia ebbe fortuna, con la formazione irpina capace di recuperare, sotto l’esperta guida di Pancotto, dall’ultima piazza e sfiorare l’acceso ai play off. Alle tre sconfitte iniziali, infatti, fecero seguito ben nove vittorie in dodici partite, un filotto di successi che speriamo possa ripetersi anche quest’anno. Anche perché, visto che la Sidigas parte da una migliore posizione di classifica, la nona, il traguardo sarebbe facilmente raggiungibile. E, considerato il livello non certamente eccelso delle contendenti, nessun traguardo sarebbe precluso.
Nel frattempo c’è da affrontare la prima di ritorno, a Pesaro, una squadra decisamente inferiore alla Sidigas sul piano tecnico, ma che ha tanta energia e tanta voglia di risalire la china. Vitucci, nella consueta conferenza stampa del venerdì, ha così commentato il prossimo impegno della sua squadra: “Dopo l’ultima partita e, in vista del girone di ritorno, vorrei spendere poche parole e lasciar parlare il campo. Non è più il tempo di fare proclami o lanciare messaggi, ma ci deve essere solo la volontà di lavorare, senza guardare troppo in avanti e giocare con umiltà. Domenica si apre il girone di ritorno e dobbiamo assolutamente partire col piede giusto. Penso che la squadra in settimana abbia lavorato bene: oltre l’aspetto fisico, tutti hanno messo in campo la giusta dose di nervosismo. Sono convinto, che ogni giocatore abbia voglia di reagire e di giocare con orgoglio, dimostrando di non essere quelli che sono scesi in campo sabato. In questa settimana, in allenamento, ho notato che nessuno di loro ha fatto passare la partita di Reggio Emilia come un episodio. C’è stata la giusta tensione che deriva da sconfitte del genere. Inoltre bisogna anche avere la capacità e la forza di guardare avanti perché c’è subito un’altra partita importante da affrontare. Lakovic è in miglioramento: si sta allenando con maggiore continuità e costanza e, ovviamente, tutta la squadra ne trae benefici. Dopo 15 partite non siamo in una situazione drammatica, ma è chiaro che siamo al di sotto di quelle che erano le aspettative ad inizio anno. Sappiamo, però, che c’è tutto un girone di ritorno da giocare, a cominciare da domenica, dove ci aspetta una partita importante contro un avversario di tutto rispetto che, ultimamente, si sta esprimendo su buoni livelli. Dobbiamo essere in grado di contrastare la verve agonistica di Trasolini e Anosike e il talento degli esterni. Sarà importante, comunque, quello che la mia squadra esprimerà in un campo in cui si deve giocare con grande umiltà”.
