AVELLINO – A pensare alla crisi di risultati della Scandone degli ultimi anni viene quasi da sorridere. Non vogliamo mancare di rispetto alla tifoseria, ma pensiamo al passato, quando i problemi reali erano altri, quando c’era tanta incertezza, quando non si sapeva nemmeno se ci sarebbe stato un domani. Tempi epici, da pionieri dello sport professionistico di alto livello, con la Scandone unico amore di tutti, della città ed in parte anche della provincia. Tempi nei quali le corse per risolvere i problemi economici erano all’ordine del giorno, nei quali si facevano i salti mortali per rispettare le scadenze imposte da Lega e Federazione. Tempi in cui ognuno faceva la sua parte, istituzioni comprese.
E nel 2002, quando la De Vizia concluse la sua partnership con il club biancoverde, fu addirittura il Comune di Avellino ad intervenire per ricapitalizzare la Scandone, diventando l’azionista di riferimento con il suo intervento economico. Un intervento che aveva nel sindaco di allora, Tonino Di Nunno, il principale artefice, capace di ottenere un voto unanime in Consiglio comunale per sostenere la Scandone, per salvare il glorioso sodalizio sportivo dal fallimento sicuro. Senza la ricapitalizzazione effettuata dal Comune per una cifra di circa 100.000 euro, la società allora guidata dall’avvocato Generoso Benigni non si sarebbe potuta iscrivere al campionato.
L’intervento fu possibile perché la legislazione del tempo permetteva al Comune di intervenire, ma solo con delibera consiliare. Ed allora Tonino Di Nunno, il cui amore verso Avellino e tutto ciò che la rappresenta, è sempre stato uno dei suoi sentimenti più forti, si mette in moto e riesce ad organizzare l’iter per la delibera, che viene adottata all’unanimità, con Rosanna Rebulla che entra nel Cda della Scandone, con funzioni di rappresentanza dell’ente.
Ma l’anno successivo Tonino si supera, perché non aspetta neanche l’okay da parte del Consiglio comunale e firma la documentazione per un’ulteriore ricapitalizzazione della Scandone. La firma avviene addirittura nel Bar Le Dolcezze, negli ultimi tempi della sua vita divenuta una sorta di base operativa dove incontrare gli amici e discutere di Avellino e della sua gente. Non c’è tempo per seguire in pieno l’iter burocratico ed i protocolli, le scadenze sono troppo vicine. Ed allora ecco un gesto di generosità verso la Scandone e verso i suoi tanti sostenitori, un’assunzione in proprio della responsabilità della nuova partecipazione al capitale del club irpino. Tonino, da sempre seguace del calcio ed in particolare dell’Avellino, si appassiona anche al basket, che ha seguito fino all’anno scorso, sottoscrivendo sempre i suoi abbonamenti, anche quando la società gliene avrebbe fatto omaggio.
Un monito per tutti: bisogna sostenere quello che si ama. E Tonino amava Avellino e qualsiasi cosa potesse essere motivo di orgoglio. L’impegno di Tonino Di Nunno si è concretizzato anche in altre iniziative che hanno riguardato il basket. Durante l’esperienza amministrativa, infatti, ci fu la promozione della Scandone nella massima serie, che rese necessario l’adeguamento del Paladelmauro con la costruzione delle due curve, operazione effettuata nel corso della sua seconda consiliatura. Ma il sindaco non si tirò indietro nemmeno nei riguardi del basket femminile, riuscendo a mettere in contatto l’Asa e la società biancoverde, che poté tirare avanti per un’altra stagione.
Sembra quasi superfluo sottolineare che ci mancheranno tanto i suoi racconti su queste vicende, come le sue richieste di chiarimenti tecnici che mi rivolgeva, soprattutto quando le cose non andavano per il meglio, nella speranza che io potessi rassicurarlo sul futuro, sul fatto che dopo una sconfitta si sarebbe tornati subito alla vittoria. Una speranza che continuerà a coltivare anche da lassù, da dove vigilerà sulla sua Avellino.
