AVELLINO – Saranno illustrati nel corso di una conferenza stampa in programma questa mattina, alle 11.30, presso il comando provinciale dei carabinieri di Avellino presenti il Procuratore della Repubblica di Ariano Irpino, Luciano D’Emmanuele e il comandante provinciale dei carabinieri di Avellino, colonnello Giovanni Adinolfi, i risultati delle indagini relative all’operazione Acque pulite che ha portato finora all’esecuzione di due ordinanze di custodia cautelare agli arresti domiciliari e il sequestro di sedici impianti di depurazione comunali ubicati nella giurisdizione di competenza della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Ariano Irpino.
I reati contestati sono quelli previsti dagli articoli 356 C.P. (frode in pubblica fornitura), 479 C.P. (falsità ideologica), 348 C.P. (esercizio abusivo di una professione) e 640 C.P. (truffa). L’operazione vede l’impiego congiunto di militari appartenenti al comando compagnia carabinieri di Mirabella Eclano, del nucleo operativo ecologico carabinieri di Salerno, del comando compagnia carabinieri di Ariano Irpino e dell’aliquota carabinieri della sezione di polizia giudiziaria della Procura di Ariano Irpino.
Aggiornamento del 17 dicembre 2012, ore 12.23 - Operazione “Acque pulite” – Comunicati stampa della Compagnia di carabinieri di Mirabella Eclano e del Nucleo operativo ecologico di Salerno
MIRABELLA ECLANO – E’ stata eseguita una vasta operazione di p.g. con esecuzione di 2 (due) ordinanze di custodia cautelare e il sequestro di 16 (sedici) di impianti di depurazione comunali ubicati ambito giurisdizione di competenza della Procura della Repubblica di Ariano Irpino (Av).
L’attività in questione ha visto l’impiego congiunto di militari appartenenti al Comando Compagnia Carabinieri di Mirabella Eclano (Av), del Nucleo Operativo Ecologico Carabinieri di Salerno, del Comando Compagnia Carabinieri di Ariano Irpino (Av) e dell’Aliquota Carabinieri della Sezione di P.G. della Procura di Ariano Irpino (Av).
L’attività investigativa è nata nel mese di novembre 2011 quando il Comando Compagnia Carabinieri di Mirabella Eclano (Av) unitamente militari del N.O.E. CC Salerno e a personale ARPAC di Avellino ha eseguito una serie di controlli al fine di:
- verificare se le acque in uscita dai depuratori esistenti nella giurisdizione di questa Compagnia e della Procura di Ariano Irpino risultano effettivamente trattate (procedendo alle relative analisi a cura dell’ARPAC) e se gli stessi sono funzionanti (verificando la produzione dei fanghi);
- verificare se la gestione degli impianti è conforme alla normativa vigente;
- accertare se vi sono canalizzazioni delle acque che bypassano gli impianti di depurazione.
Sono stati controllati tutti i depuratori comunali dei comuni rientranti nella competenza dell’A.G. delegante (anche della Compagnia CC di Ariano Irpino) ed è stata acquisita una quantità ingente di documentazione acquisita nell’immediatezza delle stesse verifiche.
E’ stata eseguita inoltre una perquisizione con contestuale sequestro su delega A.G. presso la Società che gestisce detti impianti e la documentazione acquisita è stata vagliata da C.T.U nominato dalla Procura delegante.
Al termine degli accertamenti sono stati deferiti in s.l. n. 8 (otto) soggetti con richiesta all’A.G. di MISURA CAUTELARE nei loro confronti con la contestazione dei seguenti reati:
- Art. 356 C.P. (Frode in pubblica fornitura);
- Art. 479 C.P. (Falsità ideologica);
- Art. 348 C.P. (esercizio abusivo di una professione);
- Art. 640 C.P. (Truffa) in relazione alla mancata esecuzione degli oneri contrattuali previsti nel relativo capitolato speciale d’appalto.
Inoltre veniva richiesto di emettere DECRETO DI SEQUESTRO PREVENTIVO agli impianti di depurazione comunali sottoposti a verifica.
Il G.I.P. del Tribunale di Ariano Irpino, concordando le risultanze investigative e ritenuto la sussistenza di gravi indizi di colpevolezza per tutti i delitti in relazione alla stessa richiesta con riferimento a tutti gli indagati, disponeva:
MISURA CAUTELARE DEGLI ARRESTI DOMICILIARI A CARICO DI:
û S. I. originario di Napoli;
û C.O. originario di Ariano Irpino (Av).
SEQUESTRO PREVENTIVO DEI DEPURATORI COMUNALI DI:
û N. 4 IMPIANTI UBICATI IN ARIANO IRPINO
û N. 1 IMPIANTO UBICATO IN CARIFE
û N. 2 IMPIANTI UBICATI IN CASTEL BARONIA
û N. 1 IMPIANTO UBICATO IN GRECI
û N. 1 IMPIANTO UBICATO IN SAVIGNANO IRPINO
û N. 1 IMPIANTO UBICATO IN VILLANOVA DEL BATTISTA
û N. 1 IMPIANTO UBICATO IN ZUNGOLI
û N. 3 IMPIANTI UBICATI IN MIRABELLA ECLANO
û N. 1 IMPIANTO UBICATO IN FONTANAROSA
û N. 1 IMPIANTO UBICATO IN SANT’ANGELO ALL’ESCA
con autorizzazione all’accesso al sito per l’esecuzione degli interventi di messa in sicurezza, bonifica e ripristino ambientale delle aree e con le seguenti specifiche prescrizioni, da eseguirsi con la massima urgenza, a carico del responsabile dell’UTC di ciascun comune interessato, da nominarsi quale custode giudiziario e facoltà d’uso.
SALERNO - I Carabinieri del NOE (Nucleo operativo ecologico) di Salerno, agli ordini del Capitano Giuseppe Ambrosone, unitamente a quelli della Compagnia di Mirabella Eclano ed Ariano Irpino, rispettivamente guidate dal Cap. Leonardo Madaro e dal Cap. Andrea Davini, nonché al personale dell’Aliquota Cc della sezione di P.G. dell’A.G. delegante, al termine di una complessa ed articolata attività investigativa circa il rispetto della normativa ambientale nella gestione degli impianti di depurazione fognaria a servizio dei comuni di Ariano Irpino, Mirabella Eclano, Carife, Castel Baronia, Fontanarosa, Greci, Luogosano, Sant’Angelo a Lesca, Savignano Irpino, Villanova del Battista e Zungoli, nella prime ore della mattinata di oggi hanno dato esecuzione a provvedimenti cautelari emessi dal G.I.P del Tribunale di Ariano Irpino, dott.ssa Antonella Lariccia, su richiesta della locale Procura della Repubblica, per una attività di indagine direttamente coordinata dal Procuratore Capo, dott. Luciano D’Emmanuele, e dal sostituto procuratore dott.ssa Marina Campidoglio.
In particolare, i Carabinieri hanno dato esecuzione ad un ordinanza di arresto a carico di due persone nonché di sequestro preventivo di sedici depuratori comunali, tutti ubicati nel territorio dell’Alta Irpinia.
Le indagine sono state avviate a seguito di ricognizione lungo l’alveo del fiume Calore, e sono state finalizzate ad individuare eventuali fonti di inquinamento dell’alveo del citato fiume, nonché del fiume Tammaro.
Diversi i reati contestati dalla Procura della Repubblica, accertati a far data dall’anno 2008, che vedono complessivamente indagate sette persone (i due amministratori avvicendatisi nella carica per la prima società di gestione dei depuratori, l’amministratore della subentrante società di gestione, il responsabile tecnico -lo stesso- delle medesime società, nonché i tre biologi firmatari delle certificazioni analitiche), due delle quali sottoposte oggi a misure restrittive della libertà personale.
Nelle rispettive qualità e ruoli, gli indagati, e tra questi gli arrestati, l’amministratore unico di una delle due società coinvolte, nonché il responsabile tecnico della gestione degli impianti di depurazione per conto, prima e poi, delle medesime società, si sono resi responsabili di diverse violazioni della legge penale, tra le quali di avere:
– commesso frode nell’esecuzione di pubblica fornitura; in particolare di non avere provveduto alla reale manutenzione gestione e controllo dei depuratori comunali loro affidati in virtù del contratto di appalto con i diversi comuni, ovvero per avere compilato e presentato agli Enti falsi certificati e documenti attestanti i predetti adempimenti, anche avvalendosi di certificazioni analitiche di biologi non iscritti all’Albo, così abusivamente esercitanti la professione sanitaria;
– presentato fatture attestanti falsamente il pieno rispetto di quanto previsto nel capitolato speciale d’appalto per la gestione degli impianti di depurazione, traendo in inganno i diversi funzionari comunali preposti, che, così indotti in errore, hanno emesso le relative determine di liquidazione attestandone, in tal modo, falsamente la regolarità;
– con artifici e raggiri consistiti nel presentare fatture emesse dalle due società attestanti, contrariamente al vero, il pieno rispetto di quanto previsto nel capitolato speciale d’appalto per la gestione degli impianti di depurazione, indotto, in tal modo, in errore i vari Comuni sulla regolarità ed effettività della prestazione contrattata, così procurandosi il corrispettivo delle stesse fatture.
Come tra l’altro evidenzia lo stesso GIP nei diversi passaggi nell’ordinanza cautelare degli arresti domiciliari e del sequestro preventivo, “appaiono evidenti e gravi gli indizi di colpevolezza per i reati contestati a tutti gli indagati, sia quanto al reato di frode nelle pubbliche forniture ex art. 356 c.p. sia in relazione alle altre fattispecie contestate. Ed invero, numerosi episodi, denotanti malafede nell’esecuzione del contratto emergono a carico delle società incaricate della gestione degli impianti di depurazione. Emergono condotte di sistematico inadempimento degli obblighi contrattuali. Più in generale è stata rilevata la mancanza di manutenzione e personale deputato alla gestione degli impianti, nonché la quasi totale assenza dei rifiuti ivi prodotti (fanghi prodotti dal trattamento delle acque reflue urbane, vaglio e rifiuti dell’eliminazione della sabbia), che ha determinato con l’andare del tempo il progressivo deterioramento degli impianti di depurazione, tale da raggiungere, in alcuni casi, addirittura livelli critici, come nel caso della situazione riscontrata in Castel Baronia, con particolare riguardo alle Vasche di Decantazione di località Ponte San Rocco”
Nel corso delle attività si è proceduto anche al sequestro preventivo, con nomina a custode giudiziale dei rispettivi responsabili degli Uffici Tecnici Comunali perché procedano comunque all’utilizzo degli stessi secondo regolarità gestionali ed ambientali, dei 16 (sedici) impianti di depurazione fognaria a servizio dei dieci comuni interessati.
Infine, entrambe le società interessate dalle investigazioni, l’una cessionaria dell’altra e che subentra nei contratti di gestione degli appalti comunali, sono risultate destinatarie di decreto interdittivo antimafia emesso dalle Prefetture di Napoli e Cagliari, Prefetture delle rispettive province della sede legale societaria.
Aggiornamento del 18 dicembre 2012, ore 17.39
MIRABELLA ECLANO – Ad integrazione di quanto comunicato con nota stampa diffusa nella giornata di ieri e di quanto riferito durante la conferenza del 17 c.m. presso il Comando Provinciale Carabinieri di Avellino, si precisa che la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Ariano Irpino (Av) procede a carico dei due arrestati e di due dei sei indagati (legali rappresentanti della IBI) anche in ordine al reato previsto dall’art. 256/1° del D.L.vo 152/2006 (attività di gestione di rifiuti non autorizzata) perché “in concorso tra loro effettuavano attività di gestione, nella fattispecie attività di “stoccaggio” e/o smaltimento di rifiuti speciali non pericolosi, in assenza di autorizzazione per fatti accaduti in data 17 settembre 2012 in Ariano Irpino, Carife, Mirabella Eclano, Sant’Angelo all’Esca, Greci, Zungoli, Castel Baronia, Villanova del Battista e Savignano”.
