ARIANO IRPINO – L’autocertificazione, quando fu introdotta nel nostro ordinamento, riscosse consensi unanimi. Davvero semplificava la vita ai cittadini non costringendoli più a lunghe code presso gli uffici per ottenere un pezzo di carta che attestasse uno stato o una circostanza dichiarabile dallo stesso interessato. Ma per alcuni furbi questo atto è diventato lo strumento per ingannare la pubblica amministrazione al fine di godere di benefici ai quali – dichiarando la verità – non si ha diritto.
Non sempre, però, va tutto liscio. Quando dai controlli emergono dichiarazioni non veritiere si finisce nei guai. Ed è quello che è successo a una trentina di persone dell’Arianese che per ottenere prestazioni sociali agevolate hanno fatto - è il caso di dire - carte false che ora sono al vaglio della Procura. Le Fiamme Gialle della tenenza di Ariano Irpino, infatti, che avevano ricevuto alcune segnalazioni dal locale Tribunale, dall’Asl o dalle amministrazioni comunali dell’hinterland, hanno avviato un’accurata indagine che ha permesso di scoprire un bel po’ di dichiarazioni fasulle.
Due i principali filoni lungo i quali la Finanza ha indagato: il gratuito patrocinio (vale a dire intraprendere una lite giudiziaria, senza pagarne le spese per mancanza di reddito) e l’esenzione dal pagamento del ticket sanitario. Ebbene, i finanzieri (che hanno denominato l’operazione “Money free”) hanno scoperto che alcuni furbacchioni si sono dichiarati nullatenenti, pur disponendo di redditi cospicui e pur conducendo una vita tutt’altro che misera. Ecco alcuni esempi di falsi poveri smascherati dalla Guardia di Finanza: un noto architetto dell’avellinese che è riuscito ad ottenere il gratuito patrocinio giacché, autocertificando il reddito, ha “dimenticato” di aggiungere quello del coniuge (insegnante). Un ex dipendente di una nota fabbrica di Flumeri, anche lui dalla memoria fragile, si è scordato di tener conto del reddito della moglie dipendente dell’Asl; un’impiegata di un’azienda di servizi di Avellino ha omesso di indicare il reddito del marito, dipendente delle Ferrovie; un’impiegata del ministero dell’Istruzione, di Montecalvo, ha tralasciato, sempre per mancanza di memoria, di conteggiare il reddito del marito, peraltro suo collega d’ufficio. Nella rete dei finanzieri sono finiti anche pensionati d’oro, proprietari di ville o di abitazioni di lusso, noti benestanti il cui reddito annuo sfiorava i cinquantamila euro (pari quasi al triplo della soglia per l’ammissione al gratuito patrocinio) e persino un nobile, appartenente a una blasonata famiglia dell’area arianese.
L’operazione delle Fiamme Gialle – viene sottolineato in un comunicato – “rappresenta una sintesi fruttuosa di consolidate intese tra il presidente del locale Palazzo di Giustizia, Rodolfo Daniele), ed il comandante della locale tenenza della Guardia di Finanza, finalizzate ad un più incisivo controllo della genuinità delle numerose richieste di ammissione al gratuito patrocinio a spese dello Stato. Intesa che – come ha confermato in passato il presidente del Tribunale di Ariano Irpino in vari incontri con la stampa – ha portato negli ultimi tempi ad una progressiva diminuzione di tali richieste di agevolazione”. Una circostanza sorprendente emersa dall’indagine è che molti firmatari dell’autocertificazione hanno dichiarato di ignorarne il significato o di aver firmato con leggerezza o addirittura senza leggere. “Un dato, questo, decisamente allarmante - si legge nel comunicato della Guardia di Finanza - laddove si consideri che quasi tutti i beneficiari delle prestazioni sociali agevolate erano assistiti da un proprio legale di fiducia”. Un solo smemorato è venuto fuori dai controlli dei finanzieri sul fronte dei ticket sanitari. Si tratta di una persona di Bonito che ha autocertificato lo stato di disoccupazione mentre in effetti aveva lavorato come bracciante agricolo. Anche per lui è scattata la denuncia alla Procura.
