Traffico illecito di rifiuti in Valle Ufita: quattro fermati con obbligo di dimora

Lunedì 20 Gennaio 2014 11:17 Red.
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b_300_220_15593462_0___images_stories_Carabinieri_flumer.jpgFLUMERI – Duro colpo inferto al traffico illecito di rifiuti speciali (pericolosi e non) che viene alimentato nella nostra provincia. Un’impresa ubicata nell’area industriale di Flumeri, facente capo alla famiglia Piccolo, avrebbe operato nel settore dello smaltimento di tale tipologia di rifiuti disattendendo -secondo le accuse dell’autorità giudiziaria - le norme che disciplinano la materia sia per quanto concerne i rifiuti pericolosi sia per quelli non ascrivibili a tale categoria. I militari hanno controllato attraverso registrazioni con videocamere, rilievi fotografici e altri mezzi investigativi i movimenti in ingresso e in uscita dall’impianto; in soli 40 giorni, su  272 conferimenti di rifiuti effettuati ben 209 sono risultati irregolari e soltanto 63 eseguiti secondo le norme. Insomma nell’impianto di Flumeri sarebbe arrivato di tutto. Rifiuti pericolosi che per il loro smaltimento avrebbero dovuto seguire una certa strada e altri rifiuti che andavano smaltiti in maniera diversa. Ma nell’apposito registro di carico e scarico (il Fir, formulario identificativo rifiuti) venivano indicati codici Cer (catalogazione europea rifiuti) diversi da quelli effettivamente conferiti, così che le operazioni eseguite apparivano formalmente ineccepibili.

E invece, secondo gli investigatori, non era così. I sopralluoghi eseguiti dagli uomini del Noe (Nucleo operativo ecologico), che avevano iniziato le indagini nel settembre 2012, riscontravano diverse inadempienze. Carcasse di auto schiacciate, ma senza rimuovere gli pneumatici, come prevede la normativa, né le parti in plastica o in vetro; bombole di gas non bonificate; batterie esauste da smaltire a parte in quanto contenenti piombo; motori ai quali non era stato tolto l’olio. Insomma nell’impianto si faceva d’ogni erba un fascio. E di  materiale ne arrivava davvero in grosse quantità. Nei guai sono finiti non soltanto i titolari dell’impianto, ma anche i conferitori dei rifiuti. L’ordinanza cautelare emessa dal Gip del Tribunale di Napoli, Vincenzo Alabiso, su richiesta della direzione distrettuale antimafia della Procura di Napoli  che ha condotto l’inchiesta coordinata dai sostituti procuratori Francesco Soviero e Gianfranco Scarfò, ha raggiunto quattro  persone (i tre titolari dell’impianto e un grosso conferitore); tutti e quattro hanno l’obbligo di dimora nel Comune di residenza.

Altre 35 persone, soprattutto conferitori, sono state denunciate a piede libero. L’impianto è stato sottoposto a sequestro. Sequestrati anche 7 automezzi utilizzati per lo svolgimento dell’attività. A eseguire il provvedimento i carabinieri del Noe di Salerno, agli ordini del capitano Giuseppe Ambrosone, unitamente a quelli della compagnia di Mirabella Eclano ed Ariano Irpino.