GROTTAMINARDA – S’intitola in-Chiostro l’ultima raccolta di versi di Giovanna Iorio che ha vinto la sezione poesia del premio nazionale “L’inedito-sulle tracce di De Sanctis”. Il libro, snello ed elegante, edito dalla Delta3 di Grottaminarda, contiene poco più di quaranta componimenti che testimoniano, come scrive Mario Morelli nella brevissima prefazione “una presenza forte e compiuta della poesia irpina”.
“La Iorio – continua Morelli – come tutte le donne che si cimentano con la poesia, conserva lo strazio e il canto che è il meglio della poesia femminile, il lacerante patrimonio di parole venuto in eredità dalla tradizione, lo “sciame di pensieri” che si libra in volo come “gabbiani”. “Parole nere come l’inchiostro, macchie nere sul muro, silenzio nero, la parola letteraria di Giovanna Iorio – scrive ancora Morelli – sembra innocua e logora, scatena forze sommerse, trasmette il più crudo, il più rovente messaggio esistenziale “sono solo una donna”, facendo sua la crisi di linguaggio della poesia moderna”. Giovanna Iorio, irpina di origini, vive a Roma. Nel 2012 ha pubblicato i racconti “100 storie prima che sia troppo tardi (AA.VV. Feltrinelli), “Roma per Roma” (edizioni Progetto cultura”, “Rosso da camera” (AA.VV. Perrone Editore). Sono di Giovanna Iorio anche le altre raccolte di poesia “La memoria dell’acqua, “Mare Nostrum” e “Il libro degli oggetti smarriti”.
“Io scrivo e scriverò sempre – ha dichiarato Giovanna Iorio a Luigia Sorrentino – per un motivo soprattutto: far rivivere quello che rischia di scomparire o è già scomparso. L’evento trauma della mia infanzia è stato il terremoto in Irpinia. E poi ci sono le persone della mia terra che non sono mai partite, che vivono prigioniere nel mio paese o nel mio passato, creature silenziose che desiderano parlare al mondo. Credo in una poesia che non se ne stia sul piedistallo come un pappagallo pigro e svogliato. Credo in una poesia che cambi la chimica di chi legge. Credo nelle parole: dense, piene come pietre. Credo nelle voci che si uniscono e formano letti di fiumi sassosi dove chi legge non possa evitare di nuotare tra i sassi. Credo nella poesia, e forse questa è la cosa più importante. Vorrei che la poesia facesse parte dell’esperienza quotidiana della gente. Io pubblicherei sulle tovaglie dei ristoranti, sulla carta che avvolge il pane, sugli aquiloni dei bambini…”.
