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    30/08/2016

Politica

L’omaggio a Mimmo Bellizzi 1/Foti: «Testimone di una stagione di riformismo autentico»

L’omaggio a Mimmo Bellizzi 1/Foti: «Testimone di una stagione di riformismo autentico»

AVELLINO – Largo Mimmo Bellizzi – Amministratore e sportivo: così è stato intitolato lo spazio antistante il Palazzetto dello sport di Avellino nel corso di una cerimonia svoltasi, questo pomeriggio, per ricordare la figura dell’indimenticato Mimmo scomparso 12 anni fa.

Tanta emozione, soprattutto fra coloro che con Mimmo condivisero l'impegno sportivo prima e quello politico poi. Fra i presenti, in aula consiliare, l'ex presidente del Senato Nicola Mancino, i parlamentari Giuseppe De Mita e Giancarlo Giordano, il presidente del Consiglio Regionale Rosetta D'Amelio, i consiglieri regionali Maurizio Petracca e Francesco Todisco, l’ex senatore Enzo De Luca e tanti esponenti della stagione politica che vide Bellizzi fra i protagonisti, da Antonio Gengaro a Pucci Bruno,  da Nuccio Di Pietro ad Annito  Abate, da Rosanna Rebulla a Geppino Vetrano (esponenti dell'allora Ulivo), da Generoso Benigni ad Edoardo Fiore (del centrodestra) per citarne solo alcuni. Pochi invece gli attuali rappresentanti del Palazzo di Città: fra essi l'assessore Elena Iaverone, i consiglieri Giuseppe Giacobbe, Gianluca Festa e Dino Preziosi.

Il mondo sportivo è stato invece rappresentato da vecchi dirigenti della Scandone come Ciro Melillo, Menotti Sanfilippo, da ex compagni di squadra di Mimmo come Giovanni Montella, Ciro Morgillo, Ugo Tesone e Roberto Troncone , mentre per la Scandone di oggi, vi erano l'assistant-coach Max Oldoini e il dirigente Vincenzo Genovese , oltre al presidente del Coni, Giuseppe Saviano; ma poi c'era anche tanta gente comune dai cittadini del Q9  (il quartiere a cui Mimmo si era particolarmente dedicato) a tante altre persone che conoscevano Bellizzi a prescindere dalla sua attività di amministratore pubblico.

In apertura il sindaco Paolo Foti ha ricordato nel suo intervento i momenti salienti della vita di Mimmo Bellizzi. Di famiglia cattolica, ma cresciuto nei valori del socialismo, Bellizzi, ha avuto due fasi fondamentali del suo impegno pubblico: quella sportiva, in cui, da atleta della Scandone Basket contribuì a ben quattro promozioni della compagine irpina e successivamente quella politica, in cui prima da consigliere comunale, poi da assessore espresse il suo amore per la città. Foti, sinceramente commosso, ha anche ricordato le fasi finali e terribili del suo calvario finale, colpito come egli fu da un male terribile e inarrestabile. Il sindaco ha voluto sottolineare come l'intitolazione della “Piazzetta” sia in un certo senso anche l'invito per l'attuale amministrazione comunale a riflettere su quella che è stata, da parte di Bellizzi, una testimonianza di sincero servizio.

Dopo la proiezione di un filmato, molto emozionante, che ha ripercorso attraverso fotografie e filmati, la vita di Mimmo Bellizzi, è stata trasmessa la testimonianza di Claudio Bardini, allenatore della Scandone e di Mimmo in particolare, fra il 1987 e il 1989. Bardini ha ricordato come Mimmo sia stato artefice della promozione della squadra, in B di eccellenza, ricordandone la grinta e soprattutto lo smisurato orgoglio di indossare la casacca biancoverde: “Non dimenticherò mai Avellino e Mimmo Bellizzi”, ha concluso il coach friulano.

È toccato a Generoso Picone, responsabile della redazione provinciale del Mattino, ma anche  protagonista della vicenda politica avellinese degli anni '90,  con Mimmo,  col quale condivideva oltre che l'appartenenza politica anche un'antica amicizia familiare. È stato un intervento di straordinaria incisività, quello del noto giornalista. Egli è partito dal contesto storico nel quale nacque la stagione dell'amministrazione di Antonio Di Nunno, un contesto in cui, a seguito degli eventi giudiziari, ma non solo, ci fu il passo indietro dei partiti e la nascita di quel movimento di persone, molte indubbiamente già provenienti da esperienze politiche, che però intendevano segnare un momento e una logica nuovi. Di quella stagione Mimmo, fu protagonista portandosi il retaggio della sua precedente attività di sportivo: la tenacia, la grinta, la determinazione, l'agonismo, ma anche il rispetto per l'avversario. L'obiettivo era quello di superare la logica di una mediazione, quella dei partiti, che ormai da tempo era sfociata in un interventismo sfrenato su tutte le questioni (“i riti esasperanti degli incontri delle delegazioni”, ha ricordato Picone).

Invece quello dell'amministrazione Di Nunno fu il tempo della “prassi”, l'agire, senza pensare a tornaconti di alcun genere, che non fossero il bene della comunità. Picone ha ricordato, per esempio, i criteri con cui venne scelto lo studio urbanistico a cui affidare il nuovo Piano regolatore di Avellino: cercare semplicemente il migliore (“ricordo ancora l'emozione nel bussare alla porta dello studio Gregotti-Cagnardi e presentarci come amministratori di Avellino”, ha raccontato Picone). Mimmo – ha proseguito – costruì un eccellente rapporto personale con l'architetto Cagnardi che accompagnava per la città perché potesse rendersi bene conto delle esigenze reali di Avellino; in particolare, Bellizzi prese a cuore il Quartiere 9, risultandogli inaccettabile che un'area su cui tanta gente aveva investito i propri risparmi per costruirsi un'abitazione potesse vivere totalmente priva dei servizi più essenziali.

A un certo punto, ha proseguito Picone, alla fine degli anni '90, i partiti sono rientrati nella gestione diretta dell'amministrazione della città, riprendendo la “strategia delle delegazioni”. Molti esponenti di quella stagione della speranza, fra cui lo stesso Picone, decisero di farsi da parte, avendone percepito la fine. Mimmo, invece, probabilmente illudendosi, si ostinò nel tentare di mantenere vivo quello spirito con il suo agire incessante, con la convinzione di poter vincere ( così come era abituato a fare da giocatore). E di questo lavorìo instancabile, orientato ancora a costruire il benessere della comunità avellinese, Picone ha ricordato anche l'esperienza, fino a quel momento sconosciuta, dei lavori di manutenzione eseguiti di notte (durante il breve assessorato di Bellizzi ai Lavori pubblici), con Mimmo,  già malato, a seguirne direttamente lo svolgimento. “Ragionando col senno di poi, mi viene quasi da pensare – ha concluso Picone – che Mimmo, sentisse che il suo tempo sarebbe stato breve e volesse pertanto ottenere il prima possibile il risultato che si prefiggeva”.

A concludere la prima parte della manifestazione, l'intervento di Gennaro Bellizzi, fratello di Mimmo, che nel ringraziare l'amministrazione per l'intitolazione della piazzetta, ha voluto sottolineare come quello spirito del servizio Mimmo lo avesse espresso anche in famiglia, citando come esempio, il tempo in cui egli aveva sostenuto con il proprio lavoro la famiglia di origine in un momento di grave difficoltà. La stessa famiglia Bellizzi ha consegnato delle targhe ricordo al sindaco, all'amministrazione cittadina e a Generoso Picone.

Successivamente la manifestazione si è spostata presso il Palazzetto dello Sport, dove le figlie di Mimmo Bellizzi, Francesca e Alessandra, hanno rimosso il drappo della Scandone che copriva la lapide, che da ora in poi ricorderà ai cittadini di Avellino il loro papà.

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Teatro, si è dimesso il presidente Luca Cipriano

Teatro, si è dimesso il presidente Luca Cipriano

AVELLINO – Si è dimesso Luca Cipriano, presidente del Teatro Carlo Gesualdo. La notizia, che  già circolava da qualche giorno, si è andata diffondendo in mattinata e dovrebbe essere ufficializzata nelle prossime ore. Insieme con Cipriano si sono dimessi anche i componenti del consiglio di amministrazione, Salvatore Gebbia e Carmine Santaniello. La bocciatura del bilancio del teatro da parte dei revisori dei conti all'origine della decisione.

In aggiornamento…

Aggiornamento del 23 giugno 2016, ore 11.07 – Il Consiglio di amministrazione dell’Istituzione Teatro comunale Carlo Gesualdo di Avellino ha rassegnato stamattina le proprie irrevocabili dimissioni. Il presidente Luca Cipriano ed i componenti del cda Salvatore Gebbia e Carmine Santaniello hanno comunicato la propria decisione al sindaco Paolo Foti.

“Da parte nostra è irrimediabilmente venuto meno il rapporto di fiducia che ci lega all’amministrazione comunale di Avellino. Non possiamo che prendere atto, con profonda amarezza, di quanto accaduto nell’ultimo anno e della condizione di estrema precarietà in cui siamo stati costretti ad operare. Nonostante un indiscutibile incremento della quantità e qualità dell’offerta artistica del Teatro Gesualdo ottenuto negli anni della nostra gestione, verifichiamo una insidiosa e subdola situazione di stallo, un pericoloso e ambiguo limbo amministrativo nel quale, forse, siamo stati volutamente indotti, senza mai registrare una reale volontà di collaborazione da parte dell’amministrazione nell’affrontare e risolvere i problemi emersi.

In queste condizioni risulta evidentemente impossibile procedere oltre. Abbiamo cercato, con profondo senso di responsabilità e grande rispetto per la città di Avellino ed il pubblico del Teatro, di garantire tra mille insidie il regolare completamento della precedente stagione teatrale e di tutte le numerose attività già programmate. Abbiamo, inoltre, provato a lavorare in prospettiva, offrendo al sindaco Foti e all’amministrazione comunale tutta la programmazione della prossima stagione artistica 2016/17, con un’offerta ampia ed articolata che reputiamo essere di qualità e che conferma lo standard garantito negli ultimi anni al nostro pubblico.

Tutto questo lavoro sembra essere stato né utile né apprezzato. Ne prendiamo atto, ringraziando con profonda stima il pubblico che ci ha seguito numerosissimo negli anni ed augurando alla città di Avellino ed al Teatro Gesualdo le soddisfazioni che meritano”.

Fondazione Sudd: «Pd sconfitto, in Campania e ad Avellino da rifondare»

Fondazione Sudd: «Pd sconfitto, in Campania e ad Avellino da rifondare»

AVELLINO – I risultati del ballottaggio hanno fatto apparire quasi ottimistiche le più funeste previsioni. Il Pd – si legge in una nota del circolo di Fondazione Sudd di Avellino – non perde soltanto, viene letteralmente sbaragliato a Roma, capitale d’Italia, e persino a Torino, la città di Gramsci, Gobetti e della classe operaia. Evita il tracollo finale solo grazie alla stentata vittoria di Milano e a quella non certo squillante di Bologna. Per il resto, i ballottaggi sono pressoché dovunque negativi per il nostro partito,  sconfitto in decine di città  in cui amministrava.

In Campania, poi, manco a dirsi, si perde in modo vergognoso, senza neppure l’onore delle armi.  Infatti dopo essere stati sconfitti al primo turno a Napoli – dove il Pd  regionale e cittadino si è preoccupato solo di evitare la candidatura di Bassolino, servendosi persino del voto camorristico e inquinato –, a Benevento è stato sonoramente sconfitto da Mastella  che – udite, udite! – è apparso il nuovo e il restauratore della buona amministrazione a fronte di un Pd dominato dal craxismo arrogante e spregiudicato di Del Basso De Caro e inquinato da presenze fasciste e di brutta gente del più diverso conio. Il nostro partito ottiene, finalmente, una bella vittoria a Caserta dove, grazie all’opera moralizzatrice di Pina Picierno e di tanti democratici, è stato trasformato in un’avanguardia giovane e coraggiosa della lotta alla camorra e della politica pulita e a favore del bene pubblico.

Non si può andare avanti così. La segretaria regionale va urgentemente sciolta e va nominato un commissario prestigioso, che abbia pieni poteri e agisca in sintonia con la direzione del Pd S’impone, infatti, un’opera di totale ricostruzione del nostro  partito, azzerando pressoché dovunque il tesseramento, rifacendolo attraverso un lavoro di mesi, cacciando i mazzieri e i padroni delle tessere, che sono anche quelli che gestiscono gli appalti. Bisogna costruire un partito aperto, nuovo, giovane, onesto, un partito di popolo, radicato nel mondo del lavoro, della cultura e delle persone perbene.

Anche ad Avellino il Pd dev’essere commissariato, caratterizzandosi come un circo Barnum di personaggi vari in gara arrembante per il potere, mentre gli enti pubblici che il Pd dirige sono diventati meritatamente “affare di polizia” e di inchieste giudiziarie per truffe  e ruberie. Ma la situazione più insostenibile e intollerabile la si registra al Comune di Avellino, dove  non si capisce davvero quale altra offesa, in termini di incuria e di malgoverno, debba essere fatta alla nostra sventurata città perché l’attuale amministrazione se ne vada. Ad Avellino abbiamo bisogno vitale di nuove elezioni per presentare finalmente un Pd rinnovato, che abbia fatto piazza pulita di tutto il vecchio ceto politico, a cominciare da coloro che hanno esercitato cariche pubbliche come deputato, senatore, consigliere e assessore regionale, per presentarsi con volti nuovi e credibili e con un programma avanzato  di rifacimento della città.

Pd: direttorio al capolinea, in arrivo il commissario?

Pd: direttorio al capolinea, in arrivo il commissario?

AVELLINO – Al Comune di Avellino si avvicina la resa dei conti in maggioranza, mentre il Pd irpino si incammina verso una gestione controllata del partito. Gli scontri e le divisioni interne al gruppo consiliare democratico diventano sempre più ingestibili. Nemmeno i dirigenti regionali e nazionali del Pd sono infatti riusciti ad arginarli, anche a causa degli atteggiamenti contraddittori di alcuni esponenti di vertice di via Tagliamento, che talvolta hanno alimentato la contesa.

I consiglieri “responsabili”, intanto, stanno elaborando una piattaforma programmatica di fine mandato, per rilanciare l’azione amministrativa, ritenendo che l’esperienza di governo possa essere salvata soltanto partendo dai contenuti ed iniziando ad aggregare i rappresentanti disposti ad andare fino in fondo. Ma i dodici civici rappresentanti vicini al sindaco, che hanno sottoscritto il regolamento interno di autodisciplina proposto dalla responsabile nazionale enti locali del Pd, Valentina Paris, e dalla segretaria regionale, Assunta Tartaglione, chiedono che il partito sciolga definitivamente alcuni nodi politici, a cominciare proprio dalle regole di appartenenza al gruppo. Finora però la mancata sottoscrizione del decalogo, da parte della componente dameliana e della fronda interna guidata da Gianluca Festa, è rimasta senza conseguenze.

Come si ricorderà, i consiglieri che si ritrovano sulle posizioni della presidente del Consiglio regionale nell’ultima seduta d’aula hanno sfidato il primo cittadino, Paolo Foti, ponendo condizioni alla propria permanenza tra le file della maggioranza. In un intervento dai toni molto accesi e duri –  nel mentre si discuteva del caso della municipalizzata Acs, finita nel mirino della magistratura – è stata sollecitato l’azzeramento della giunta e la costituzione, insieme all’opposizione, di un governo di salute pubblica.

In realtà, nella stessa circostanza, anche il sindaco aveva preso atto dello sfaldamento della maggioranza, lanciando segnali di apertura alla minoranza. Da quel momento in poi, però, non c’è stato alcun confronto tra gli schieramenti sulle prospettive dell’ente, nonostante si siano registrate tra i banchi dell’opposizione disponibilità a collaborare, per una soluzione a termine, ma anche netti rifiuti.

Il consigliere democratico Festa, invece, spinge per un ritorno alle urne, ritenendo che ormai non vi siano più le condizioni per andare avanti. In subordine, però, per evitare un commissariamento lungo del Comune, suggerisce a Foti una strategia d’uscita morbida che potrebbe vedere impegnati tutti i rappresentanti della maggioranza nel portare a termine i principali punti programmatici dell’amministrazione. Alla fine, a prevalere è la confusione. Per il sindaco e la giunta, comunque, il primo banco di prova sarà la sessione d’aula dedicata ai bilanci consuntivo e preventivo, sui quali non mancano problemi di natura contabile e procedurale, soprattutto per quel che riguarda il Teatro. L’assemblea è stata definitivamente fissata per il 12 luglio, ma le incertezze che pendono sull’appuntamento sono ancora molte. Allo stato Foti non ha i numeri per approvare lo strumento finanziario in prima convocazione, nonostante gli appelli del Pd.

Il rientro in municipio del primo cittadino, dopo un periodo di convalescenza, non sarà privo di difficoltà. Ma sul futuro dell’amministrazione Foti è stato abbastanza chiaro: “Non tradirò il mandato elettorale che i cittadini mi hanno conferito. Se l'aula dovesse consegnarmi un segnale di sfiducia nei fatti sono pronto a prenderne atto. Anche se con rammarico, l'esperienza di governo finirebbe in quell'aula”. L’ipotesi di un nuovo assetto politico della maggioranza resta comunque all’ordine del giorno. “Sono aperto – ha dichiarato il sindaco – ad ogni forma di collaborazione. Se vi saranno le condizioni per intraprendere un nuovo percorso, nell’interesse della città e fuori da ogni tatticismo, sono disponibile al dialogo”.

Nel Pd irpino intanto si preannunciano novità. Il comitato di reggenza provinciale, che non è riuscito a gestire con facilità ed in maniera unitaria questa fase, sembra giunto al capolinea. La presidente del Consiglio regionale Rosa D’Amelio, componente dell’organismo, presenterà in questi giorni le sue dimissioni, con l’obiettivo di chiedere a Roma il commissariamento del partito. Un po’ tutti i dirigenti locali, comunque, sono d’accordo sulla necessità di voltare pagina. Il congresso straordinario è congelato fino al referendum costituzionale di ottobre, ma c’è l’esigenza di dare una guida politica, per quanto provvisoria, alla federazione provinciale del Pd. L’ex senatore Enzo De Luca ed il neo consigliere regionale Francesco Todisco, insieme alla componente alla quale aderisce, spingono per una soluzione territoriale, cioè senza l’invio di un commissario da Roma. Resta da vedere come si schiererà il deputato renziano Luigi Famiglietti che potrebbe essere più favorevole ad un intervento del nazionale.

In ogni caso, si preannuncia una lunga stagione di confronto-scontro interno, in vista di un riassetto definitivo degli equilibri politici del partito irpino, nel mentre al Nazareno si sta giocando un match decisivo per la leadership e la linea strategica del Pd, che vede come protagonista assoluto Renzi, oltre che per il profilo istituzionale del Paese.

Comune, alla ricerca di una maggioranza

Comune, alla ricerca di una maggioranza

AVELLINO – I problemi cardiaci del sindaco di Avellino, Paolo Foti, tuttora convalescente, hanno consentito un rinvio della sessione consiliare programmata per la fine di questo mese per discutere del bilancio consuntivo 2015 e del previsionale 2016.

La sessione sul bilancio sarà spostata, infatti, nella prima decade di luglio. Questo ha permesso di acquisire anche il bilancio dell’Istituzione Teatro, dopo i rilievi dei revisori dei conti. Molto probabilmente quest’anno il Comune dovrà appostare circa 650mila euro per pareggiare il bilancio del Teatro, presieduto da Luca Cipriano, mentre di circa 850mila euro dovrebbe essere il passivo di Avellino Città Servizi, sempre a carico dell’ente di Piazza del Popolo che è proprietario unico dell’Acs.

Ma questi giorni di tregua consentiranno di ricercare una maggioranza, che al momento non c’è? Nel Pd, infatti, continuano a restare sull’Aventino i consiglieri che fanno capo alla presidente del Consiglio regionale della Campania, Rosetta D’Amelio. Capeggiati in aula da Salvatore Cucciniello, i dameliani sono pronti a rientrare, ma pongono delle condizioni: un programma di pochi punti, ma che consenta di arrivare fino alla fine della legislatura, un nuovo capogruppo e una nuova giunta di alto profilo. Sul primo punto sarà facile trovare un’intesa. Sulla questione del capogruppo ha già tolto tutti dall’imbarazzo Enza Ambrosone dimettendosi dall’incarico. Problematico, invece, ci sembra esaudire la terza richiesta, e non per cattiva volontà del sindaco. Qualcuno pensa, forse, che ci siano dieci personalità di rilievo disposte ad entrare in una giunta comunale che va verso la fine del proprio mandato, con una maggioranza litigiosa e una Procura della Repubblica che rivolge quotidiane attenzioni agli amministratori del Comune capoluogo?

Il terzetto capeggiato da Festa è pure disponibile a dare una mano, sembra su una chiara base programmatica, ma ponendo una prospettiva programmatica più a breve termine: approvare il bilancio, completare le opere pubbliche, andare al voto nella primavera del prossimo anno. Poi ci sono i cosiddetti responsabili, finora fedeli sostenitori del sindaco, che chiedono, però, anche loro patti chiari e, soprattutto, non sembrano disposti a cedere ai ricatti della minoranza interna.

Sul fronte delle opposizioni finora si registrano poche aperture. Nelle ultime dichiarazioni sia Giordano che Preziosi e Bilotta sembrano poco disponibili a dare una mano alla maggioranza, ma l’impressione è che fra di loro non ci sia grande compattezza.

Infine, a completare il quadro resta quello che finora è l’unico punto di forza dell’amministrazione Foti: sarà pure difficile mettere assieme 17 voti per approvare il bilancio in prima convocazione, ma è praticamente impossibile mettere assieme altrettanti voti per votare la sfiducia al sindaco e porre fine anticipatamente a questa esperienza amministrativa.

Di certo nei prossimi giorni diventeranno più fitte le trattative fra i vari gruppi. I consiglieri di maggioranza, in particolare, dovrebbero incontrarsi già all’inizio della settimana con il direttorio che regge le sorti del Pd irpino dopo le dimissioni del segretario provinciale. Da questi incontri, però, non è finora uscito nessun risultato concreto, anche per le evidenti divisioni che esistono fra i componenti stessi del cosiddetto direttorio.

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