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    29/03/2017

Politica

Teatro, Foti: «Gravi irregolarità contabili e gestionali»

Teatro, Foti: «Gravi irregolarità contabili e gestionali»

AVELLINO – Come era prevedibile è stata la tragedia del Mercatone il giorno dell’Epifania con la morte per assideramento di Angelo Lanzaro, un senza tetto originario del Napoletano, a tenere banco ad inizio dei lavori del Consiglio comunale di questo pomeriggio, ancora in corso mentre scriviamo, che ha all’ordine del giorno l’informativa del consulente Pino Terracciano relativa all’indagine amministrativa contabile sull’Istituzione Teatro Gesualdo. Osservato, in apertura di seduta, un minuto di raccoglimento in ricordo del giurista Michele Sandulli recentemente scomparso.

Sollecitata a dare una spiegazione sui fatti del Mercatone l’assessora alle Politiche sociali Teresa Mele si è limitata a dire che è in corso una verifica e che il sindaco ha avviato una indagine amministrativa. Risposta che non ha soddisfatto la minoranza che ha manifestato il proprio dissenso circa l’atteggiamento assunto dall’amministrazione in questa triste vicenda attraverso gli interventi dei consiglieri Arace (“si affronta la questione in maniera cinica”), Bilotta (“mi ha lasciato sconcertato l’arida e fritta comunicazione dell’assessore”), Spiezia (“Lei ha una faccia tosta a stare qui, io mi sarei dimessa. Le politiche sociali sono un’altra cosa ed in questa città non funzionano”),  Giordano (“Come si fa a venire qui e non intervenire e ad aprire un dibattito su di un argomento del genere. Parlare di burocrazia rispetto ai senza tetto è come parlare di suoni ad un sordo”).

Si è passati quindi alla trattazione della questione teatro. Dopo un breve intervento della dirigente Cortese e del segretario generale Feola nella sua qualità di commissario ha preso la parola il sindaco Foti che ha letto in aula una propria relazione ringraziando quanti hanno lavorato per districare una matassa ingarbugliata di fatture, reversali, libri cassa non sempre facilmente rinvenibili e sottolineando come nessun aiuto per la ricerca di questa mole di documenti sia venuto dalla struttura che ha amministrato il Gesualdo.

“Dalla ricostruzione dei documenti esaminati – ha detto il primo cittadino – sono emerse gravi irregolarità contabili e gestionali reiteratesi nel tempo che il dott. Terracciano vi potrà  descrivere con maggiore cognizione di causa, ma voglio ricordare anche a me stesso solo alcune delle lacune amministrative/contabili/finanziarie rilevate dal consulente: l’irreperibilità degli atti obbligatori per legge stabiliti dal Tuel per la formazione di entrate e spese con relativa menzione nei titoli di riscossione e pagamento e/o l’impossibilità di ottenerli presso terzi; la tenuta di una contabilità informatizzata ma indisponibile all’uso; la mancata tenuta di registri obbligatori quali il giornale di cassa entrata ed uscita per il triennio 2013/2015 e l’impossibilità di effettuare un riaccertamento generale dei residui in quanto dalla verifica effettuata sulla contabilità tenuta nelle precedenti annualità non risultano registrati accertamenti ed impegni sulla base della normativa prescritta dal Tuel. Gravi le criticità riscontrate sia per quanto concerne le certificazioni obbligatorie per legge, sia per quanto riguarda le dotazioni tecniche e strumentali necessarie alle attività di spettacolo. Ma soprattutto gravi sono le conseguenze delle modalità gestionali e contabili  sin qui operate”.

La relazione del sindaco Foti

In aggiornamento…

Aggiornamento del 16 gennaio 2017, ore 20.50 – Seduta monotematica, dunque, quella del Consiglio comunale di questa sera, conclusasi poco dopo le 20.30, per discutere della situazione venutasi a determinare in seno al teatro Gesualdo. Più volte rinviata per la mancanza di dati rilevanti, forse questa sera è stata fatta un po’ più di chiarezza, ma alla fine nemmeno poi tanta.

Dopo la relazione del sindaco la parola è passata al consulente, Pino Terracciano, che ha esposto la situazione non ancora chiarita completamente e ha risposto alle domande dei consiglieri su singoli aspetti della questione. Alcuni dati sono venuti fuori, innanzitutto che manca un regolamento di contabilità dell’Istituzione teatro. In secondo luogo sembra accertato in 510mila euro il credito complessivo che il Teatro vanta nei confronti della Regione e che consentirebbe, insieme alle cifre già stanziate dal Comune, di chiudere senza ulteriori aggravi il bilancio di previsione 2016. Mancano ancora delle “carte” che sono state più volte sollecitate alla banca tesoriera per chiudere il consuntivo 2015. Il commissario ha chiarito più volte che non spetta a lui stabilire le responsabilità né dare indicazioni politiche. E questa resta, appunto, una pagina ancora vuota che l’amministrazione Foti farebbe bene a riempire.

Terracciano ha anche spiegato a chiare lettere che se a gestire il Teatro fosse stato un privato, sulla gestione non vi sarebbe nulla da ridire; ma il Teatro era ed è un’istituzione pubblica e perciò andavano seguite le procedure di contabilità pubblica. Insomma negli ultimi anni la gestione del “Gesualdo” sarebbe stata fuori dalle righe ed è il caso di dire “fuori controllo”, visto che neppure i controllori hanno fin qui eccepito nulla.

Per il passato, quindi, il quadro si va chiarendo, ma per il futuro? Sembra farsi strada l’idea di mutare il modello di gestione, passando dall’istituzione Teatro ad una fondazione. Ma, scendendo nel particolare, alcuni vorrebbero una fondazione che si occupi solo del Teatro, altri una fondazione che si occupi anche degli altri luoghi della cultura di competenza comunale, come la Casa della cultura cinematografica Marino-D’Onofrio e la Casina del principe. E nel frattempo? Finora il regime commissariale ha assicurato, con l’apporto del Teatro pubblico campano, solo la stagione teatrale: e il Teatro per le scuole, le scuole di danza, il coro del Teatro, la stagione estiva all’aperto?

Domani mattina, a partire dalle 9.00, nuova seduta dell’assise cittadina con il question time.

 

Cagnardi: «Il Puc è una regola necessaria, ma occorre più coraggio nell’agire»

Cagnardi: «Il Puc è una regola necessaria, ma occorre più coraggio nell’agire»

AVELLINO – L’anno scorso, all’ultimo momento era venuto meno, per ragioni di salute, ma quest’ anno Augusto Cagnardi, l’architetto del Piano regolatore targato Di Nunno, ha voluto mantenere la promessa di tornare in Irpinia, (“sul luogo del delitto”, come ha esordito nel suo intervento) per ricordare quella stagione dell’“anima alla città”, e anche per discutere di Area vasta: questi i temi del convegno promosso dal giornale L’Irpinia, tenutosi questa sera nella sede dell’ex carcere borbonico. Ottanta anni portati splendidamente soprattutto sotto il profilo della freschezza intellettuale, un impegno professionale ancora intensissimo, tale da portarlo frequentemente in Cina, in particolare a Shangai, e a Singapore. E sono stati in tanti ad accorrere per ascoltarlo e per ricordare, a due anni dalla scomparsa, Tonino Di Nunno, il sindaco della “città giardino”. Numerose le presenze “istituzionali”, dal presidente del Consiglio regionale Rosetta D’Amelio ai parlamentari Valentina Paris, Luigi Famiglietti, Giancarlo Giordano, Giuseppe De Mita, l’ex senatore Enzo De Luca. Molti i “reduci” di quella stagione (da Ugo Santinelli a Nuccio Di Pietro, da Rosanna Rebulla ad Annito Abate, a Mariella Barra, Gerardo Capone, Maurizio Galasso): pochissime invece le presenze municipali “contemporanee”. Presenti inoltre in sala, tra gli altri, Stefano Sorvino, Lello De Stefano, l’ex procuratore della Repubblica di Avellino Angelo Di Popolo e l’ex manager del Moscati Pino Rosato.

Ad introdurre i lavori è stato Antonio Gengaro che ha portato i saluti del professor Francesco Barra, uno dei relatori in programma, uno degli amici storici di Antonio Di Nunno dai tempi di Quaderni Irpini, impossibilitato a partecipare per un violento attacco febbrile. Innanzitutto l’ex presidente del Consiglio comunale ha voluto sottolineare l’anomalia di un Cagnardi venuto ad Avellino undici anni dopo l’approvazione del Puc e invitato dalla redazione di un giornale piuttosto che dall’amministrazione comunale, se non altro per “fare il punto” sulla realizzazione del Piano. Ma Gengaro ha poi proseguito augurandosi, provocatoriamente, che ad affrontare i temi urbanistici di Avellino non sia questa maggioranza rissosa, bensì una futura amministrazione, auspicabilmente più coesa: “Nella Beirut di Piazza del Popolo – ha spiegato – meglio lasciar perdere questi argomenti!”. Sempre in maniera molto polemica egli ha brevemente ripercorso alcuni momenti della storia del Puc soffermandosi sul concetto della perequazione, uno strumento che è stata una risorsa positiva per città come Torino e vista invece come una bestemmia nella nostra città. Sull’Area vasta Gengaro non ha nascosto i suoi dubbi sulla composizione: “Se si pensa ad intessere un rapporto con Salerno, possono esservi inclusi paesi come San Mango e Montemiletto e tenuta fuori Solofra? Piuttosto Avellino deve uscire dall’isolamento e ciò può avvenire attraverso la creazione del treno veloce che serva per il trasporto di studenti, lavoratori e merci; e poi pensiamo all’Area  vasta come all’area del paesaggio”.

Gli ultimi strali sono stati dedicati alla recente polemica sul “Di Nunno, sindaco impopolare” e sulla vicenda dell’impianto di lavorazione dei rifiuti. Gengaro ha ricordato l’amore che ancora oggi Avellino mostra verso “Tonino”, ricordando come egli sia stato il primo sindaco campano a dire sì a un impianto pulito. “Se abolissimo questo impianto – ha proseguito – dove andrebbero i nostri rifiuti? E perché contestare un impianto che lavora alla luce del sole, mentre nessuno invece parla dello smaltimento misterioso di tonnellate di rifiuti anche pericolosi di cui si perde traccia, spesso organizzato da strutture malavitose?”.

Nel suo breve intervento di “raccordo” il responsabile della redazione avellinese del Mattino, Generoso Picone, ha voluto rimarcare come l’anniversario della morte di Di Nunno sia l’occasione per discutere del futuro di Avellino, peraltro con un personaggio come l’architetto Cagnardi che alla nostra città si è ormai legato affettuosamente. Infine Picone ha voluto nuovamente spiegare cosa sia stato il “dinunnismo” (un concetto che sei mesi orsono espresse ricordando Mimmo Bellizzi, un altro protagonista di quella stagione): “Razionalità e pragmatismo per il presente, visionarietà per il futuro, con una parola d’ordine ben precisa: “fare”.

È toccato all’assessore all’Urbanistica di Salerno, l’architetto Domenico De Maio, prendere la parola in un lungo e ben articolato intervento. De Maio, utilizzando delle slide molto eloquenti, ha descritto il “prima” e il “dopo” approvazione del Piano regolatore a Salerno, strumento la cui realizzazione fu affidata al famoso urbanista spagnolo Bohigas, durante la prima “gestione De Luca”. Le linee di quel Piano furono fondamentalmente indirizzate a: a) bloccare subito ogni azione edilizia, prima che il Prg fosse realizzato; b) iniziare immediatamente dopo, tutto quanto fosse possibile all’interno delle aree definite (in particolare demolizioni e bonifica di aree degradate, spesso con assunzione di pesanti responsabilità); c) “costruire sul costruito”, evitando espansioni fuori delle aree destinate a edilizia , ma piuttosto occupando i “vuoti” urbani; d) sfruttare la risorsa “mare”; e) elevare la qualità dell’architettura, avviando concorsi per varie realizzazioni, cui hanno preso parte studi tecnici di alto profilo.

De Maio ha sottolineato la qualità di vita totalmente “ribaltata” in quartieri precedentemente degradati (ad esempio Mariconda), il recupero di edifici storici, divenuti in precedenza fatiscenti, la costruzione di alcune infrastrutture oggi particolarmente ammirate (ad esempio la stazione Marittima), concludendo con la vicenda “Crescent”, una struttura “contrastata” soprattutto sul piano delle demolizioni e anche oggetto di interventi della magistratura, ma che oggi rappresenta un centro che ha messo insieme funzioni residenziali, direzionali e commerciali. “Tutto questo immane lavoro – ha concluso De  Maio – è  stato possibile grazie alla continuità amministrativa e al senso di identità diffusosi nella comunità cittadina che ha condiviso il progetto”.

Più conciso l’intervento dell’assessore all’Urbanistica avellinese, Ugo Tomasone. Egli ha mostrato un’immagine della città suddivisa in tre zone: la prima, collinare, sulla quale condivide la necessità di non edificare; la seconda, intermedia, delle costruzioni anni’60-70, bisognosa anche di interventi di ristrutturazione; infine la zona centrale, più antica, ma anche quella che, a seguito del sisma dell’80, ha ricevuto interventi strutturali importanti. Tomasone ha ribadito il concetto del mantenimento e della conservazione dei tre parchi mentre ha parlato anche del progetto di “rigenerazione urbana “ dell’area della Ferrovia oltreché di un bando per la riqualificazione delle periferie. “Quello che auspico – ha concluso l’assessore all’Urbanistica – è poter effettuare un’analisi di quelli che sono stati i motivi della mancata attuazione del disegno urbanistico e con quali modi poterli invece applicare e realizzare”.

Ed ecco allora il protagonista della serata, l’architetto Cagnardi. Egli ha voluto sottolineare come, alla fine, si innamori sempre delle città in cui è chiamato ad operare, compresa ovviamente Avellino. “E per questa ragione, oggi ritorno qui; ma vi ritorno anche perché mi piace mettere in discussione quel che ho fatto”, ha spiegato il noto urbanista.

Cagnardi, nel precisare di non conoscere gli eventi avvenuti negli ultimi anni, ha ricordato di aver conosciuto un’Avellino piena di speranze, aspirazioni e discussioni e stamani girando per la città ha visto realizzato poco di quanto era stato preventivato, soprattutto in termini di demolizioni e/o “rigenerazioni”, constatando, sostanzialmente, ancora uno stato di emergenza. E in maniera spietata ha espresso il paragone con Salerno di cui ha elogiato il grande coraggio nel fare progetti su progetti che hanno dato vivacità di cronaca.

Non ha voluto, Cagnardi, sottacere anche le responsabilità del “sistema italiano”, lento e farraginoso a differenza di quelli presenti in altre realtà nelle quali egli opera e in cui tutte le indicazioni degli strumenti urbanistici sono rispettate ed attuate: “All’estero – ha detto – il dinamismo è travolgente, mentre questo non accade in Italia”. L’architetto milanese ha esortato l’amministrazione ad avere più coraggio nell’agire e a non mostrare atteggiamenti che deludono i cittadini (“la partecipazione è fondamentale, ma poi occorre agire!”).

È poi ritornato sul concetto della “perequazione”, una scelta di agilità inventata da lui, oggi entrata nelle leggi regionali. “Non faccio il giudice sull’attuazione del Piano – ha proseguito Cagnardi – ma se c’è un guazzabuglio occorre intervenire; tutto è modificabile, purché si capisca il perché!”. E a questo punto egli si è posto la domanda, se cioè la mancata attuazione del Puc ad Avellino, non sia l’espressione del venir meno di una mentalità innovativa, presente invece a Salerno. “Il Piano regolatore – ha sottolineato – non è una bestia, ma una regola necessaria nella quale ci si deve occupare necessariamente di tutto, delle aree costruite, ma anche di quelle non costruite, che vanno anzi difese, per evitare il rischio di ben noti disastri idrogeologici”.

Sul tema dell’Area vasta, infine, il primo a intervenire è stato l’assessore Tomasone che la ritiene una realtà fondamentale per Avellino, che è attualmente isolata rispetto a Napoli e Salerno. Le possibilità di sviluppo riguardano a suo avviso: a) il collegamento diretto, su ferro, in 30-35’ fra Avellino e Salerno, col polo universitario di Fisciano e con quello di Benevento; b) il collegamento turistico con Salerno; c) il progetto ferrovia turistica Avellino-Rocchetta; d) il collegamento con l’Alta capacità di Grottaminarda. Infine egli auspica un ruolo strategico di Avellino, per flussi turistico-commerciali, lungo la linea Tirreno-Adriatico.

Tomasone ha parlato con forza della necessità di intrattenere un rapporto strategico con Salerno: “Non chiediamo elemosine, ma di dialogare con Salerno, per realizzare sinergie, come per esempio nel caso delle Luci d’artista, evento che potrebbe essere collegato a percorsi enogastronomici e/o religiosi con la nostra terra, senza dimenticare l’opportunità di utilizzare l’aeroporto salernitano”.

A questo punto nuovo intervento dell’assessore all’Urbanistica di Salerno che ha lanciato la propria provocazione: “Chi decide sull’attuazione dei progetti di una città? È il sindaco al quale si chiede semplicemente di attuare il programma col quale è stato eletto, de-ci-den-do!”. Breve la riflessione di Cagnardi sul tema Area vasta: “Mi auguro che si facciano cose concrete, perché i margini per ottenere risultati ci sono tutti, spetta alle amministrazioni essere puntuali!”.

La manifestazione si è conclusa con l’assegnazione di tre premi ad altrettanti tecnici irpini, nel ricordo dell’architetto Franco D’Onofrio: gli architetti Raffaele Troncone e Massimo Russo, e l’ingegnere Michele Candela  sono stati insigniti dalla vedova D’Onofrio e dall’architetto Cagnardi.

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Il convegno/Cagnardi ad Avellino per spiegare la città di Di Nunno

Il convegno/Cagnardi ad Avellino per spiegare la città di Di Nunno

AVELLINO – “Correggere le storture del vecchio Piano, nate probabilmente da esigenze immediate allora del dopo terremoto, abolire le cose che proprio non ci piacevano, valorizzare invece quelle che potevano essere tenute in piedi ed introdurre una filosofia nuova che, in sintesi, è quella che, se vogliamo, è stata banalizzata nella formula Città giardino che è poi un programma amministrativo abbastanza complesso che riguarda opere pubbliche ma soprattutto una visione della città che noi dovremmo deciderci ad avere in maniera diversa”.

Così Antonio Di Nunno, il sindaco-giornalista scomparso il 3 gennaio di due anni fa, sintetizzava, nel corso della presentazione del nuovo Piano regolatore di Avellino il 26 novembre del 2002 negli studi di Itv, lo spirito dello strumento urbanistico redatto dallo studio Gregotti-Cagnardi. Il professor Augusto Cagnardi sarà quest’oggi ad Avellino per prendere parte al convegno promosso dal nostro giornale con la finalità di dare un contributo al dibattito sul futuro urbanistico che ci attende, soprattutto in chiave Area vasta, nello spirito di quell’idea di città che proprio Di Nunno aveva cominciato a ipotizzare. Un’idea nata dal bisogno – come spiega lo stesso Di Nunno – “di eliminare determinate fortissime anomalie, di dare priorità al problema del rapporto della qualità della vita, del verde, delle conseguenze che si hanno sul traffico”.

“Il sindaco mi ha invitato, mi ha invitato a mettere ordine nella città secondo gli indirizzi che l’amministrazione ha dato. Questo tema della Città giardino, che riassume un po’ simbolicamente tutta l’operazione, non vuol dire semplicemente piantare piantine sulle aiuole, ma vuol dire immaginare la città in modo diverso rispetto al quale è stato immaginato fino ad ora”: così Augusto  Cagnardi, sempre negli studi di Itv, al momento della presentazione del nuovo Piano regolatore.

“Io devo ringraziare il sindaco, lo faccio con molta semplicità perché il sindaco è stato un uomo che mi ha indotto ad innamorarmi di Avellino. I miei impegni sono sparsi un po’ in tanti angoli, e venire a lavorare ad Avellino era in quel momento per me arduo. Ma la convinzione, la correttezza, il modo di porgersi nei confronti di qualcheduno che deve aiutare l’amministrazione per risolvere un problema è stato così civile e così corretto che, primo, non ho potuto rifiutare, secondo, sono stato indotto a conoscere Avellino. Ho girato molte città, in Italia e all’estero. Ma la cosa più sorprendente delle città italiane è che anche le città che non conosci, anche quelle che nell’opinione pubblica possono essere meno favorite rispetto ad altre, quando le vai ad incontrare, quando cerchi di approfondire la conoscenza, vai verso le radici, ti fanno scoprire quanto ricco, quanto vario, quanto straordinario sia il panorama della città e della cultura che ha fatto la città. Ecco, questa cultura che ha fatto la città è forse l’elemento sul quale bisogna battere perché la Città giardino nuova sia un po’ diversa almeno dalla città attuale”.

Certo, da allora molte cose sono cambiate. È cambiato, lo ha spiegato bene Ugo Santinelli nel suo articolo apparso sul Mattino e su L’Irpinia, il modo di intendere oggi l’urbanistica ai vari livelli, ad iniziare dalla politica fino ad arrivare agli ordini professionali e al mondo delle imprese, soprattutto in una città come Avellino abituata per il passato ad essere gestita dalle direttive verticistiche dei ben noti padroni del vapore.

Urbanistica radicalmente diversa o tutti a casa: così propugnava dalla pagine de L’Irpinia Di Nunno nell’ottobre del 2014 ponendo una serie di interrogativi dopo la decisione del Riesame di respingere la richiesta della Procura di Avellino di sequestro dei fabbricati in costruzione a meno di 150 metri dal torrente San Francesco.

“La prima domanda – scriveva - che in pratica ne rappresenta molte altre, è questa: il sindaco Foti ed il Pd intendono lasciare che la questione rappresenti quasi soltanto un duello all’interno del Palazzo di giustizia, con relativi colpi e contraccolpi che vedono naturalmente protagonisti esterni imprese ed i loro avvocati? O il Comune di Avellino intende essere protagonista di una battaglia di civiltà riproponendo – magari proprio con il programma di rilancio dell’amministrazione comunale annunciato dal sindaco – quella variante di salvaguardia degli ambiti fluviali e collinari del Piano Cagnardi lasciato cadere da qualcuno davanti al Tar di Salerno senza, peraltro, far ricorso al Consiglio d Stato? Quella variante, una sorta di prosieguo del blocco dell’edificazione sulle colline di Avellino proposto dopo l’80 dal soprintendente Mario De Cunzo, avrebbe evitato tante “schifezze”. Ma non c’è stato chi abbia osato vedere la città in questi termini”.

Il programma del convegno– Il programma dei lavori, che prenderanno il via alle ore 17 nella sala blu dell’ex carcere borbonico di via Alfredo De Marsico, prevede gli interventi di Francesco Barra, ordinario di storia moderna presso l’Università degli studi di Salerno, e Antonio Gengaro, ex vicesindaco della giunta Di Nunno e collaboratore del nostro giornale. Seguirà una intervista di Generoso Picone, responsabile della redazione avellinese del Mattino, ad Augusto Cagnardi e agli assessori all’Urbanistica di Avellino, Ugo Tomasone, e di Salerno, Domenico De Maio sul tema “Dal Piano urbanistico all'Area vasta. Avellino disegna il futuro”.

Al termine verrà assegnato il premio “Franco D’Onofrio” agli architetti Lello Troncone, Massimo Russo e all’ingegnere Michela Candela.

Morte Angelo, chieste le dimissioni di Mele. Comune, rinviato il Consiglio

Morte Angelo, chieste le dimissioni di Mele. Comune, rinviato il Consiglio

AVELLINO – Causa neve è stata rinviata la seduta del Consiglio comunale di Avellino fissata per questo pomeriggio. All’ordine del giorno vi era una serie di informative relative alla situazione del tunnel, all’attività del forum dei giovani e alle manifestazioni natalizie.

Ma soprattutto ci sarebbe stata la forte presa da parte delle minoranze, in relazione alla morte per assideramento di un clochard all’interno del Mercatone. Angelo Lanzaro, questo il suo nome, è stato sepolto nel suo paese di origine, Visciano, in provincia di Napoli, dove  proprio oggi si sono svolti i funerali. La sua presenza all’interno del Mercatone era nota da tempo, eppure – sostiene l’opposizione – nulla è stato fatto per salvarlo. Da qui la richiesta di dimissioni per l’assessore alle Politiche sociali, Mele, e per lo stesso sindaco.

Ncs: «Comune e Provincia corresponsabili della morte del giovane»

Ncs: «Comune e Provincia corresponsabili della morte del giovane»

AVELLINO –  “La morte del 43 enne di Visciano è la causa dell’insensibilità e del menefreghismo delle istituzioni. L’amministrazione di Avellino guidata dal sindaco Foti – dichiara in una nota Massimiliano Finamore, coordinatore provinciale di Noi Con Salvini – è rea di non aver prestato soccorso al clochard che da tempo si era rifugiato all’interno del Mercatone. Una colpa grave sulla quale sta indagando la Procura di Avellino. Attendiamo con rispetto che la magistratura faccia la sua strada e, intanto, chiediamo le dimissioni del sindaco Foti e della giunta comunale per non aver gestito con superficialità l’ennesima istanza sociale che arriva dal capoluogo, e questa volta con l’aggravante di una vita umana lasciata all’addiaccio priva di vita.

È vergognoso che la città di Avellino per la seconda volta in pochi mesi balzi alle cronache nazionali per due episodi negativi che dipingono la città e l’intera provincia per quella che non è. Prima il caso di Luca Abete con la vergognosa dichiarazione del vice questore e l’aggressione stile teppista da parte della polizia, oggi per la morte annunciata di un giovane di Visciano, padre di tre figli, della cui condizione l’amministrazione comunale di Avelino era al corrente da tempo. Corresponsabilità acclarata anche da parte del presidente della Provincia di Avellino Gambacorta che, al pari dell’ente comunale, avrebbe potuto gestire la questione con un po’ più di attenzione e soprattutto con un po’ di umanità sociale.

Il coordinamento provinciale di Noi Con Salvini punta l’indice contro le istituzioni locali e mette in evidenza ancora una volta come tali istituzioni preferiscano gestire con le amministrazioni comunali il business degli immigrati trascurando i problemi che attanagliano i concittadini, gli irpini, gli italiani. La vita umana non ha prezzo, non ha colore, non ha età; ma non è giusto vedere morire un giovane in questo modo che avrebbe potuto scampare alla morte con un manciata di euro, mentre si continua a dispensare trenta euro al mese oltre gli altri benefit per gli immigrati che continuano ad aumentare in Italia grazie ad un governo incapace di governare e di affrontare le problematiche sociali che stanno attanagliando il Paese. Sulla questione sono stati avvertiti anche i vertici del partito di Noi Con Salvini sia a livello regionale che nazionale”.

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