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    04/03/2015

Politica

Asi, dalla condivisione del programma il sì del Pd alle larghe intese

Asi, dalla condivisione del programma il sì del Pd alle larghe intese

AVELLINO – Da una parte l’esigenza di rivedere il ruolo dell’Asi e di sostanziare con il rilancio di nuove proposte la politica di sviluppo industriale in Irpinia, dall’altra la necessità di dare un nuovo slancio all’attività dell’ente che soprintende a questo processo, l’Asi appunto, alle prese con l’approvazione del bilancio di previsione che sarà sottoposto all’approvazione dell’assemblea generale la prossima settimana. Inevitabile in questo passaggio il discorso sia sulla definizione del programma da portare avanti e, eventualmente, da condividere sia sulla gestione politica e sul futuro assetto di governo da dare al consorzio di via Capozzi che, è bene ricordarlo, scade il prossimo anno.

Su questi temi s’è incentrato stamane l’incontro svoltosi presso la sede del coordinamento provinciale del Pd presieduto dal segretario Carmine De Blasio. Al di là, comunque, della proposta politica del Pd sul tema dello sviluppo cui hanno dato il loro contributo anche Augusto Penna e Mario Pagliaro, coordinatori del forum sullo sviluppo industriale il primo, di quello su ambiente e comunità il secondo, rimane il nodo contingente della scelta delle persone che devono poi guidare questo processo e dare una linea politica allo stesso.

Però, proprio perché la scadenza dei vertici dell’ente è prevista per il 2016, tutt’al più per ora si potrebbe procedere ad un avvicendamento all’interno del Cda con l’ingresso di un esponente del Pd in attesa di decidere il futuro assetto. In pratica, chi sarà il presidente dell’Asi per i prossimi anni? Chi entrerà a far parte del Cda? La scelta – che potrebbe ricadere sul presidente uscente Giulio Belmonte, quota Udc, sostenuto anche da Scelta civica di Angelo Antonio D’Agostino – dovrebbe essere sancita da quella politica delle larghe intese che ormai sembra contraddistinguere qui in Irpinia i rapporti tra i partiti, in particolare tra il Partito democratico, l’Udc e Forza Italia. Larghe intese che, come è noto, hanno già portato ad un accordo per l’elezione dei vertici dell’Ato rifiuti con la netta opposizione della sinistra Pd.

Si ripeterà ora la stessa cosa all’Asi? Sembra proprio di sì. Dai rumores già emergono i nomi di quello che potrebbe essere, una volta sancito l’ingresso del Pd nel governo dell’ente, il vicepresidente, da scegliere tra l’ex sindacalista ed attuale dirigente di partito Gerardo Adiglietti e Michele Vignola, sindaco di Solofra. Sempre che, naturalmente, su eventuali accordi che eventualmente fossero già stati presi non irrompa – il che non è da escludere – la decisione dell’inquilino del Colle irpino, che ha stanza in quel di Nusco, che secondo i soliti ben informati ha già designato chi far nominare al vertice dell’Asi, vale a dire quel Maurizio Petracca che è il coordinatore provinciale dell’Udc. Più larghe intese di così.

 

Un senso alla nostra storia: «De Blasio? Un caporale di giornata»

Un senso alla nostra storia: «De Blasio? Un caporale di giornata»

AVELLINO – Il segretario provinciale del Pd, dando ulteriore prova del suo essere, come sempre, solo un “caporale di giornata”, ha scelto – si legge in una nota dell’area Pd Un senso alla nostra storia – la riunione del gruppo consiliare di città per esprimere la sua concezione da caserma della vita interna di un partito politico. Su alleanze politiche e scelte di contenuto siamo in Irpinia ed in Campania ad un punto di snodo di grande delicatezza politica. Qui da noi si sta decidendo su strumenti decisivi per la vita di ogni giorno della gente comune, la sua salute, la sua tasca, la possibilità di ricevere sostegno e aiuto da parte delle istituzioni come sulla possibilità di giocare un ruolo positivo sul destino economico di questo territorio, senza che gli organismi dirigenti, quelli che lo statuto del Pd indica come tali e non quelli che De Blasio, ad uso e consumo delle sue piccolezze intenderebbe imporre, siano investiti della possibilità di confronto vero, di decisioni democratiche.

Chi, dove e quando ha deciso che il Pd abbandonasse la linea dell’alternanza tra centrodestra e centrosinistra per dare vita ad una indistinta ammucchiata con Udc, Forza Italia e Ncd? Chi, dove e quando ha deciso che si potesse dare vita in enti essenziali ad una comune corresponsabilità con tali forze, senza porvi alla base un documento programmatico che indicasse con chiarezza le opzioni su cui tale accordo veniva sancito? Chi, dove e quando sulla questione dei rifiuti ha deciso l’abbandono della linea della unicità del gestore ed unitarietà del ciclo dei rifiuti affidato ad una società interamente pubblica, aprendo un kafkiano dibattito che mostra in trasparenza solo un possibile scandaloso baratto tra la possibilità di nuove assunzioni (forse attraverso anche meccanismi come quelli delle cooperative sociali) da parte dei Comuni e l’ingresso dei privati nella gestione della parte “appetibile” della gestione? Chi, dove e quando ha aperto una discussione sui problemi della utilizzazione dei suoli industriali in testa all’Asi, alla riqualificazione delle aree industriali esistenti, al risanamento delle sue società di gestione come base per l’assunzione da parte del Pd di una corresponsabilità nella gestione di un ente la cui utilità complessiva (a parte le generose indennità che riconosce a chi l’amministra) è, allo stato dell’arte, abbastanza discutibile? Chi, dove e quando ha impegnato il Pd a riflettere sulla condizione di crisi di strutture come Pdz sociali e Comunità montane e sulle strategie per il loro rilancio nell’interesse dell’utenza e del territorio e non solo come occasioni per nuove “convenzioni” con questa o quella “cooperativa sociale”?

Rifiuti, politica industriale, assistenza, difesa dal rischio idro-geologico sono terreni sui quali in questi anni di governo Caldoro netta sarebbe dovuta essere la distinzione tra il Pd e le scelte portate avanti dalla Regione. Il Pd irpino ha elevato alti lai contro la politica dei tagli indiscriminati che ci hanno colpito in tali ambiti. A prescindere dalla considerazione se il Pd ed i suoi consiglieri regionali siano o meno stati capaci di proporre soluzioni alternative, si siano presentati all’opinione pubblica come oppositori netti, sino all’incatenamento, contro tali scelte. E allora c’è da chiedersi quale illuminazione sulla strada di Damasco ci porti oggi a condividere con rappresentanti di Caldoro in Irpinia il peso di tali operazioni, di fatto implicitamente diventandone corresponsabili allo stesso modo di chi, rappresentando l’Irpinia a Napoli, in giunta e fuori della giunta di Stafano Caldoro, tali operazioni ha avallato.

La verità, purtroppo, è banale e disarmante. De Blasio non governa i processi politici. Ciò che gli interessa è solo il suo personale destino, immediato e futuro, e si barcamena. Ogni suo atto mostra come sia unicamente assillato dalla esigenza di tenere in piedi la “strana alleanza” che lo ha fatto segretario. Tirato per la giacca da coloro che hanno l’esigenza di mettere a frutto per le Regionali imminenti una macchina clientelare efficiente, altra strada non ha che tentare di elargire mance: un posticino di qua, un posticino di là, a sgombrare il campo da competitors o ad alimentare l’illusione di una nuova stagione di vacche grasse.

Dopo i disastri che su tali basi ha determinato nel turno elettorale comunale recente e nel passaggio elettorale della Provincia, non vorremmo che, venendosi a trovare (come noi ci auguriamo) di fronte ad uno scenario di alleanze regionali del tutto diverso da quello che il segretario ed i suoi amici auspicano, i suoi comportamenti attuali portino il Pd irpino ancora una volta in brache di tela perché in una imbarazzante alleanza proprio con coloro per sbaraccare i quali dovremmo andare a chiedere il voto sulla base di una idea di Campania e di Irpinia diversa ed alternativa alla loro.

Autonomia, libertà, dignità: la sfida di Di Nunno

Autonomia, libertà, dignità: la sfida di Di Nunno

SAN POTITO ULTRA – Il Comune ed il sindaco di San Potito Ultra, avvocato Francesco Saverio Iandoli, hanno oggi ricordato Antonio Di Nunno ad un mese dalla scomparsa.

Filippo D’Oria dell’associazione “Uscita di sicurezza” ha coordinato i vari interventi dopo un personale ricordo dell’indimenticabile sindaco di Avellino: duro e buono, nemico delle ipocrisie ed animatore di quel laboratorio politico che tentò di rimodellare la città di Avellino al concludersi di un secolo; interprete delle sensibilità non ancora oggi sopite di quella stagione, le tradusse nella variante di salvaguardia degli ambiti fluviali e collinari, in altri termini pose  lo stop all’utilizzo di altri e vergini terreni per l’espansione di nuove costruzioni, oltre il perimetro urbano.

Sono intervenuti Antonio Gengaro, Generoso Picone, Amalio Santoro ed Ugo Santinelli. Da diversi punti di vista, comune è emerso il terreno principe delle amministrazioni Di Nunno, l’urbanistica, intesa non come tecnica per esaudire le speculazioni di pochi, privati e proprietari, ma come processo culturale di una intera comunità. Per dirla con le parole di Generoso Picone, l’urbanistica come occasione per realizzare la passione di una città, per una città.

Gengaro e Picone, accomunati dall’essere stati per lungo tempo nelle giunte presiedute da Antonio Di Nunno, hanno ricordato quanto i provvedimenti coraggiosi fossero stati preparati da un lungo lavorio, una largo accumulo esperenziale che il giovane Di Nunno ha cominciato per tutti gli anni Settanta, soprattutto dal periodo di sindacatura di un altro giornalista prestato alla politica, Antonio Aurigemma che, in dialogo con la sinistra di Federico Biondi, tentò di porre rimedio al sacco di Avellino degli anni Sessanta. Di Nunno seppe trovare e guidare un gruppo di giovani, tecnici o impegnati in varie militanze sociali e politiche, coinvolgere l’intera comunità avellinese per una nuova Avellino che apparve possibile. Finché gli spazi di autonomia, concessigli dalla crisi dei partiti post-tangentopoli, non si restrinsero. Quasi che i termini partito e comunità non potessero più coesistere. Ed è l’ultimo Di Nunno, cacciato nei fatti ed oggi malamente rievocato da amministratori e dirigenti di partito. Ad Antonio Di Nunno resta per sempre la dignità degli atti, anche quelli amministrativi, ideati e compiuti senza nessuna pur minima convenienza o calcolo personale. Dignità è l’ultima parola dell’ultimo pezzo scritto dal giornalista Di Nunno, apparso sul suo giornale L’Irpinia e sul Mattino.

Ad Amalio Santoro il compito di analizzare nel profondo Antonio Di Nunno cattolico democratico, non un semplice lettore della lezione di Sturzo. Come Sturzo, profonda attenzione alle ragioni dei territori, delle comunità che vivono, soffrono e lavorano. L’azione politica di Di Nunno aiuta a comprendere quanto la parola “politica” possa essere declinata senza spregevolezza.

Ugo Santinelli ha paragonato il vissuto di Antonio Di Nunno alla contemporanea vicenda dell’urbanistica italiana sulla scorta di un libro che il giornalista-sindaco aveva molto amato, Nella città dolente di Vezio De Lucia: un testo folgorante per un irpino, poiché comincia dalla mancata riforma urbanistica dei suoli edificabili approntata dal giovane Fiorentino Sullo, sconfessata in modo plateale dalla sua Democrazia cristiana. Il Di Nunno degli ultimi anni consegna a chi gli succede un tema non più rinviabile: il territorio, nel rapporto con le città consolidate, nella costellazione dei centri minori. Il territorio da tutelare e rinfrastrutturare in una nuova stagione di programmazione.

Al sindaco Iandoli spettano le conclusioni, con la condivisione delle ansie e delle passioni che si intrecciano nel ruolo di sindaco, ieri per Di Nunno, oggi per lui. Come spesso affermava Pietro Nenni “ogni giorno porta la sua pena”.

AVELLINO – Ospitiamo l’intervento di Antonio Gengaro, apparso oggi sulle pagine provinciali del Mattino, di presentazione del convegno di San Potito.

* *  *

A poco più di un mese dalla scomparsa di Tonino noi amici continuiamo a vederci, quasi quotidianamente, nel caffè "letterario" di Pino sotto la vecchia sede de Il Mattino in Corso Europa. Sfogliando i quotidiani, senza confessarcelo, inconsciamente avvertiamo in quel luogo l'essenziale presenza-assenza del sindaco che non c'è più. Sarebbe stato contento dell'elezione del cattolico democratico Mattarella alla presidenza della Repubblica. Ne avevamo parlato, era scettico sulle possibilità di successo del giudice della Corte Costituzionale, immagino che da militante della sinistra di Base, il meglio della storia democristiana, ne sarebbe stato felice. Come quella volta che al congresso di Rimini Castagnetti ebbe la meglio su  Franceschini e Zecchino.

Con Nicolino Cecere della Gazzetta dello Sport, nei giorni scorsi, abbiamo ricordato i tempi di Radio Irpinia, fucina di  affermati giornalisti e professionisti, cresciuti sotto l'egida severa del caporedattore Di Nunno. Il maestro Eraldo Barra ci ha fatto dono di un ritratto di  Tonino, ogni tanto passa  perché dice che tra di noi si respira l'aria dell'ex primo cittadino. Fa piacere che in tanti lo abbiano ricordato: l'ultimo numero del giornale telematico L'Irpinia, di Carlo Silvestri, è interamente dedicato a lui.

Per tutelare la sua memoria, ma soprattutto per approfondire le politiche territoriali  di Avellino, dell'Irpinia e del Mezzogiorno d'Italia, con particolare riferimento all'ambiente, alla cultura, alla mobilità, allo sviluppo, al turismo, all'urbanistica, daremo vita all'associazione Tonino Di Nunno. Sarebbe stato contento della discussione dei giorni scorsi con Emanuele Felice sul "Perché il Sud è rimasto indietro" e della giornata in ricordo di Carlo Muscetta e Antonio Maccanico, suoi punti di riferimento, promossa dal Centro Dorso. Avrebbe apprezzato l'elezione del competente Bianchino alla guida dell'Ato rifiuti. Non gli sarebbe piaciuta, però, la formula delle larghe intese.

Quando era in carica, Di Nunno negli enti di servizio creava le condizioni per il centrosinistra organico, lasciando solo uno spazio di controllo ad un sindaco del centrodestra. Avrebbe giudicato in maniera molto negativa la incomprensibile crisi latente in atto al Comune. Sicuramente avrebbe sbattuto fuori dalla porta e dalle riunioni consiglieri in palese conflitto di interessi sulla questione rifiuti, che, spregiudicatamente, sono stati in grado di orientare il dibattito del Partito democratico in città sulla delicata materia. Ma soprattutto non avrebbe gradito la retorica farisaica - post mortem - per cui ogni cosa che si dovrà fare ad Avellino, dal darle un'anima  fino alla costruzione - era ora - della città giardino, sarà per realizzare il suo disegno.

L'eredità di Di Nunno per nuovi e vecchi amministratori è un'eredità pesante. In nome di Tonino tutto è accettabile e superabile, tranne la malafede e le inutili strumentalizzazioni.

Ato rifiuti, Venezia: «No a rivendicazioni correntizie»

Ato rifiuti, Venezia: «No a rivendicazioni correntizie»

AVELLINO – L'insediamento della Conferenza d'ambito per il ciclo integrato dei rifiuti in Irpinia – dichiara in una nota Enzo Venezia, dirigente del Pd irpino – rappresenta un risultato straordinario per la provincia di Avellino, la prima in Campania ad aver imboccato la strada del ritorno ai poteri ordinari in questo settore, dopo oltre vent'anni di emergenza e commissariamenti.

Va riconosciuto alla segreteria provinciale del Partito democratico - la forza politica maggiormente rappresentata nella assemblea - di aver favorito nella coesione delle autonomie locali le soluzioni indispensabili per avviare, in un clima di larga partecipazione e serena condivisione, la realizzazione di un ciclo dei rifiuti all'altezza delle aspettative, tanto degli utenti e dei cittadini, quanto dei lavoratori e dei Comuni.

Esprimendo la massima soddisfazione per la elezione di Mario Bianchino alla presidenza dell'Ato rifiuti, scelta che risponde innanzitutto ad una esigenza di competenza ed alta esperienza amministrativa, mi congratulo con il Pd per aver dimostrato in questa circostanza la compattezza e la decisione necessarie ad avviare la riorganizzazione dei servizi pubblici locali, che il territorio non può attendere oltre.

Detto questo, ritengo inopportune da parte di chiunque all'interno delle singole forze politiche, in particolare nel Partito democratico, rivendicazioni più o meno correntizie che rischiano di svilire agli occhi della pubblica opinione l'alto risultato conseguito dai sindaci.

In questo senso, ricordando che il segretario nazionale, nonché premier, Matteo Renzi, è riferimento di tutti, rappresentando l'intero Partito democratico, appare fuori luogo attribuirgli il ruolo di capo corrente, alimentando così distinzioni interne all'area irpina che complessivamente ha contribuito alla sua vittoria nelle primarie congressuali del 2013. Nel rammentare che l'amico senatore Enzo De Luca è stato il capolista in provincia di Avellino per Matteo Renzi, sottolineo come in Irpinia la vasta area che lo ha sostenuto e lo sostiene sia distinta tra renziani della prima ora e quelli della seconda ora, grazie alla volontà di qualcuno e, in particolare, dell’amico Beniamino Palmieri.

Per quanto mi riguarda, con l’avvicinarsi delle elezioni regionali, faccio voti perché il partito possa ritrovare la sua unità interna ed una maggiore solidarietà tra le varie componenti.

Piazza Castello, parte la messa in sicurezza. Foti: «L’autostazione? Un’araba fenice»

Piazza Castello, parte la messa in sicurezza. Foti: «L’autostazione? Un’araba fenice»

AVELLINO – “Dopo gli ultimi chiarimenti richiesti dalla Regione a cui abbiamo prontamente risposto siamo pronti a partire per organizzare operativamente il cantiere che porterà alla conclusione dell’intervento di messa in sicurezza. Il progetto predisposto dai tecnici comunali, in collaborazione con l’Università di Fisciano, consiste essenzialmente nella impermeabilizzazione dell’area e nella messa a punto di una rete di drenaggio in modo da evitare l’infiltrazione nel terreno di acque piovane e sotterranee”.

È quanto ha dichiarato l’assessore ai Lavori pubblici del Comune di Avellino, Costantino Preziosi, nel corso della conferenza stampa di questa mattina, presente il sindaco Paolo Foti, dopo il sì della Soprintendenza regionale al progetto di messa in sicurezza di Piazza Castello che si va ad aggiungere a quelli registrati nel corso della conferenza dei servizi della scorsa settimana di Asl, Arpac, Provincia e Genio civile.

L’intento dell’amministrazione – ha sottolineato Preziosi – resta quello di riaprire il prima possibile Piazza Castello, soprattutto per chiudere una piaga nel centro storico cittadino che da troppo tempo grava su residenti e commercianti della zona. Questi primi interventi di messa in sicurezza sono preliminari per liberare l’area da eventuali fonti di inquinamento del sottosuolo e per poi, successivamente, partire con un progetto di riqualificazione superficiale.

“Il progetto ha due aspetti fondamentali, quello ambientale e di salute pubblica, e resta questo il fine ultimo dell’intervento. Obiettivi che sono stati ampiamente condivisi da tutti gli enti nel corso della conferenza dei servizi. In questa prima fase – spiega ancora l’assessore Preziosi – opereremo per limitare danni ambientali e di inquinamento dell’area, come richiesto anche dagli organi inquirenti. Per quanto riguarda la successiva fase di restyling di Piazza Castello, che porterà alla riapertura della stessa, saremo aperti al contributo oltre che degli enti interessati (quindi delle Soprintendenze) anche dei cittadini e di associazioni che vorranno fare le loro proposte a riguardo. L’obiettivo ultimo dell’amministrazione resta quello di riaprire anche piazza Castello e di renderla quindi vivibile e attraente agli occhi dei turisti. Un obiettivo che certamente non va contro le esigenze e aspettative di chi davvero vuole bene alla nostra città”.

Come detto, alla conferenza ha preso parte anche il sindaco Foti che dinanzi a taccuini e microfoni ha affrontato il problema del traffico in città legato all’apertura dei cantieri, in particolare quello di Piazza Libertà. Foti ha sollecitato l’apertura dell’autostazione: “Per quanto riguarda la sosta proprio in questi momenti sono riuniti alla sezione traffico del Comune di Avellino tutti gli attori per delineare un piano che possa alleggerire i disagi dei cittadini e degli automobilisti. Un piano che dovrà essere valutato dagli uffici tecnici e poi arrivare in Consiglio comunale. Certo, l’autostazione concorre a risolvere una criticità del traffico che esiste da sempre in questa città. Bisogna impegnare tutte le risorse e tutte le energie per creare le infrastrutture, il che significa come sempre parcheggi a ridosso del centro, parcheggi a Nord e a Sud della città, far sostare le auto fuori la città, ma bisogna mettere in condizione il cittadino a poter utilizzar un mezzo pubblico. In questo senso faccio un appello al management del trasporto pubblico locale per sapere quali sono i tempi di completamento dell’autostazione che sembra un’araba fenice che compare e scompare, tenendo conto che l’autostazione diventa un nodo strategico perché quella parte della città oggi è diventata centro: in somma il miglioramento del trasporto pubblico è una condizione del miglioramento del traffico in città”.

Le dichiarazioni del primo cittadino sono comunque destinate a rinfocolare una vecchia polemica con i vertici dell’Air, segnatamente con il direttore Costantino Preziosi, che ha già rimandato al mittente, cioè all’amministrazione comunale, le responsabilità dei ritardi per l’apertura dell’autostazione.

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