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    19/07/2024

Il ricordo di Gerardo Bianco/Casini: «Ha dato tanto alla politica». Zecchino: « Un uomo libero e di grande cultura»

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b_300_220_15593462_0___images_stories_Politica12_bianco_ricordo.jpgAVELLINO – “È il ricordo fantastico di una persona che ha veramente dato tanto alla politica, e poi quando si commemora qualcuno si dice sempre che è stato il migliore, questo vale per tutti. Però, se posso fare un’eccezione veramente forse Gerardo Bianco è una persona che in vita è stato sempre considerato molto ma vale ancora di più di quello che è stato considerato perché è stato un signore, elegante, intelligente, coerente. Ha servito la politica e non se n’è servito, un uomo che è stato anche disincantato nella gestione del potere non è poco”.

Così Pier Ferdinando Casini, attualmente senatore della Repubblica, uno dei relatori del convegno svoltosi questo pomeriggio presso il conservatorio Domenico Cimarosa per ricordare - presenti la moglie signora Tina De Silva, i figli Mariella, Fazio e Andrea, il fratello Lucio - la figura di Gerardo Bianco, il parlamentare irpino di Guardia Lombardi scomparso nel dicembre dello scorso anno.

“Bianco è stato uno degli ultimi degasperiani che ha saputo interpretare ai massimi livelli i valori della democrazia”, ha sottolineato ancora l’ex presidente della Camera dei deputati, autore di un intervento in cui non sono mancati momenti di commozione molto apprezzato dal numeroso pubblico presente.

“Gerardo Bianco ha rappresentato – ha sottolineato per parte sua Gianfranco Rotondi – innanzi tutto tantissimo nella cultura italiana, poi nella politica, e per la città di Avellino, non lo debbo dire io, ma la ressa che c’è per entrare in questo omaggio corale penso che egli in qualche modo si aspettasse perché il rapporto con Avellino è stato sempre fortissimo e in tutte le sue battaglie ha ricevuto da questa città una forza, e fino all’ultimo l’ha frequentata con contributi di altissima tensione morale”.

Giuseppe Conte, presidente del M5S:  “Se dovessi dare un titolo a questo intervento direi che Gerardo Bianco è il volto umano e popolare del cattolicesimo politico. La cultura politica dei cattolici, sin dai lavori dell’assemblea costituente, e anche nei decenni successivi, si è caratterizzata sempre per il suo grande contributo di vivacità, ma anche di grande originalità e pensiero per quanto riguarda l’elaborazione politica, giuridica, economica, sociale. e Gerardo Bianco è stato indiscutibilmente, siamo ormai in una prospettiva storica, esponente autorevole trasversalmente apprezzato”.

In video l’intervento dell’ex presidente della Camera Luciano Violante che ha messo in evidenza la capacità di Gerardo Bianco di dialogare nel segno della democrazia e del rispetto delle posizioni delle varie parti politiche.

Particolarmente intenso, articolato e ricco di spunti l’intervento dell’ex ministro dell’Università Ortensio Zecchino: “Ha rappresentato una posizione originale per due ragioni: perché era un uomo di cultura, che non è una condizione diffusa nella politica, e perché è stato un uomo libero nel tempo della partitocrazia e del correntismo, ha avuto grandi cariche senza appartenere a nessuna corrente. E questo mi pare un segno di libertà e di autonomia”.

“Ho conosciuto Gerardo quand’era giovanissimo segretario provinciale della già potente Democrazia cristiana, io ero un giovincello, uno studentello universitario. C’era una militanza comune, ma in quel tempo con un dotto sacerdote, don Nicola Gambino, fondammo un’associazione per la valorizzazione del patrimonio archeologico dell’Irpinia. Saltando, poi, di tanti decenni mi fa piacere sottolineare come in questi ultimi tempi, lontani entrambi dall’impegno politico, si è ricreata, è rinata una sintonia di maggior forza, voglio dire rinvigorita dal passato, abbiamo ritrovato una sintonia umana, ma anche politica che ci ha indotto a ritenere come nostro precipuo dovere quello di tentare di liberare la Democrazia cristiana, la storia della Democrazia cristiana da tante deviazioni che una certa vulgata rischia di affermare  nell’opinione pubblica. E abbiamo voluto così insieme fondare e realizzare un comitato per celebrare gli ottant’anni della Democrazia cristiana con un programma che si proietta per tre anni, abbiamo insieme messo su un comitato scientifico con il gotha della storiografia contemporanea e noi confidiamo di continuare. Certo, ci mancherà la guida, Gerardo era il padre nobile di questa iniziativa, era la guida reale, ma noi cercheremo, con la forza del suo ricordo e del suo esempio, di continuare quest’opera che dovrebbe proseguire per i prossimi tre anni”.

“Io ho detto – ha continuato Zecchino – che mi sarei voluto soffermare su alcuni aspetti delle virtù pubbliche di Gerardo e lo farò senza entrare nel merito dei tanti aspetti concreti del suo impegno. Avete accennato al meridionalismo, che è stato parte importante del contenuto della sua azione come parlamentare italiano, come parlamentare europeo, poi anche dopo. Perché la politica si fa non soltanto da eletti, ma c’è la politica dei non politici molto osannata, molto sottolineata da Croce, e Gerardo ha continuato questa sua politica, questo impegno meridionalista come presidente dell’Animi.

Lui riteneva che la politica fosse un momento attuativo della cultura. Voi sapete che Gerardo ha eletto a suo maestro Francesco De Sanctis. Ha scritto tanto su De Sanctis, ha scritto un bel libro, Francesco De Sanctis, Cultura classica e critica letteraria. È un libro che innova anche negli studi su De Sanctis perché lo dice lui stesso: ha voluto sottolineare una lacuna negli studi su De Sanctis, vale a dire che si è sottovalutato il fatto che De Sanctis italianista avesse attinto i criteri interpretativi degli autori della storia letteraria italiana in gran parte dalla cultura greca e dalla cultura latina. Naturalmente non poteva dire questo una latinista come Gerardo che sapete è stato condirettore dell’Enciclopedia oraziana dell’Enciclopedia Treccani, ha scritto libri su Virgilio, uno recentissimo molto bello. Gerardo aveva con De Sanctis non solo questo rapporto di studioso e lo si coglie bene dalle due dediche: una a mia madre, morrese, che mi raccontava De Sanctis, l’altra a mia nonna con la quale vissi a Morra una infanzia fantasiosa: Gerardo è il vero erede di De Sanctis”.

“Come sapete la Democrazia cristiana, quando è finita, ha deciso in qualche modo, la gran parte, di trasformarsi nel Partito popolare che non era un rinnegamento delle ragioni ideali, era un modo per aggiornare prendendo il nome glorioso di quello che era stato l’antecedente della Democrazia cristiana. Gerardo Bianco partecipò il 18 gennaio del 1994 alla fondazione del Partito popolare sostenendo esattamente questo: che noi non avevamo da rinnegare nulla ma avevamo da rinverdire e rinnovare il nostro patrimonio. Mi piace ricordare un’espressione con la quale concluse un memorabile intervento nel congresso del gennaio 1997 a proposito di modifiche, di abiure. Gerardo non era per abiurare nulla della Democrazia cristiana e concluse l’intervento con questa memorabile frase che ebbe un’ovazione straordinaria: abbiamo deciso di non morire democristiani, ma non abbiamo deciso di morire socialisti. Ed ebbe un applauso straordinario.

Ci lascia un’eredità importante che non può essere ignorata qui in Irpinia. Concludo con un pensiero di Benedetto Croce, anche Croce è stato desanctisiano come Bianco. In un celebre discorso che Croce fece in un paesino, un paesino come uno dei nostri, Muro Lucano, per inaugurare la biblioteca, un discorso che poi è diventato un saggio famosissimo, intitolato Il dovere della borghesia nelle province meridionali – borghesia per Croce non era una classe sociale, borghesia era una categoria spirituale, era la classe dirigente – riteneva che la provincia fosse il serbatoio più vivo e genuino delle intelligenze e dei valori. E in questo saggio scrive che la politica è innanzi tutto non chiusura nell’egoismo personale, nei piccoli interessi del particolare, ma è rendere un servizio alla comunità, e concluse con questa parole più o meno: la più grande soddisfazione della vita non è data dall’arricchimento, non è data dagli onori, ma è data dalla coscienza di aver dato contributi per l’elevazione materiale e spirituale della comunità nella quale si vive godendo come un pittore può godere del bel quadro fatto, uno scultore della bella scultura e un poeta della sua poesia. Io credo che Gerardo, dall’alto dei suoi molti anni, guardando nella profondità della sua vita, io credo che abbia potuto dire a se stesso di aver compiuto la sua vita e di poter godere rimirandola come quello scultore che ha mirato la sua scultura, il pittore la sua pittura e il poeta la sua poesia”.

Ha concluso i lavori il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi:  “Bianco è stato sicuramente un maestro, un maestro nel modo più compiuto del termine perché era il suo modo di coltivare la cultura che ne fa in qualche modo la figura del maestro. È stato soprattutto un professore di latino e l’insegnamento era per lui una vocazione da ispirare un’etica particolare. Una cultura come metodo quella che ha perseguito Gerardo Bianco e che ha riversato nel suo modo di concepire l’agire politico. Persona dalla cultura globale che ha fatto in particolare della cultura classica di cui era intriso e di cui era padrone un’ispirazione per la lettura del futuro, uno sguardo al passato come proiezione del futuro e sarà estremamente importante mantenere vivo il ricordo del suo pensiero”.

LINK FOTO GALLERY -  Fonte: servizi informativi prefettura di Avellino

Aggiornamento del 20 marzo 2023, ore 14.57 - Casini, Castagnetti, Conte, Piantedosi, Violante e Zecchino ad Avellino per ricordare Gerardo Bianco - Giovedì prossimo, 23 marzo, l'importante appuntamento presso il conservatorio Cimarosa di Avellino per onorare la memoria di Gerardo Bianco, il parlamentare irpino scomparso il 1° dicembre dello scorso anno in onore del quale si è tenuta il 15 febbraio di quest'anno una cerimonia commemorativa nella nuova Aula dei gruppi parlamentari di Montecitorio alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Aggiornamento del 27 febbraio 2023, ore 12.27 - Il Corriere dell’Irpinia, la fondazione Fiorentino Sullo, l’istituto Guido Dorso, col patrocinio del Comune di Avellino e della Provincia di Avellino, ricorderanno solennemente l’on. prof. Gerardo Bianco, a pochi mesi dalla scomparsa, avvenuta lo scorso 1 dicembre.

L’evento si svolgerà giovedì 23 marzo, alle ore 17.00, ad Avellino, nella sala convegni del conservatorio Domenico Cimarosa di Avellino, in via Circumvallazione. I lavori saranno moderati dal giornalista Rai Luciano Ghelfi. Interverranno Pier Ferdinando Casini, Pier Luigi Castagnetti, Giuseppe Conte, Matteo Piantedosi, Luciano Violante e Ortensio Zecchino.

 

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