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    15/07/2024

Campania: sistema sanitario in sofferenza, le colpe della Regione

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Il Pronto soccorso del MoscatiAVELLINO – Sul sistema sanitario in Campania ospitiamo un intervento di Aldo D’Andrea di Unione Popolare, il movimento che fa capo all'ex sindaco di Napoli Luigi de Magistris.

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L’assistenza sanitaria in Campania vive una sorta di condizione prefallimentare. Tanto appare essere, e non certo per motivazioni precostituite di ordine ideologico o per strumentalità politica.

I fatti sono che dell’accordo di agosto 2019, siglato nella conferenza Stato-Regioni, la Campania non ha né recepite, tantomeno applicate, le linee di indirizzo che ne scaturirono, rendendosi totalmente inadempiente su quelle materie di indirizzo e di programmazione. Oggi, stante il vuoto di quell’accordo, il sistema sanitario risulta essere pesantemente in sofferenza, nel suo complesso.

L’articolo 3 della riforma del titolo V, 24 ottobre 2001, consente alle Regioni - purtroppo- di legiferare in materia sanitaria; orbene, malgrado solleciti e interpellanze, le amministrazioni della Regione Campania hanno badato ad altro, eludendo doveri e impegni assunti.

Per questo motivo, e non per altri, l’erogazione dei servizi ospedalieri sono appesantiti dalla mancanza delle direttive sui piani di gestione del sovraffollamento, in primis, poi dalla aleatorietà dei protocolli di Triage e dalla negligente trasformazione degli spazi di osservazione breve in vere astanterie mediche. Eppure, l’impegno della Regione Campania, così come quelli delle altre Regioni, è stato quello di recepire ed applicare le linee di indirizzo concordate entro la data del 1 febbraio 2021, ovvero oltre 2 anni or sono. Il nulla materializzato. Questo è, al di là delle parole colorate del signor presidente De Luca, loquacità ingiustificata e non suffragata da fatti.

Per quanto è dell’ospedale di Avellino, deve dirsi che si è a conoscenza, dai dati Agenas del novembre 2022, che i posti letto sono ridotti a 477, a fronte dei 650 dichiarati nell’atto aziendale e che gli accessi al Pronto soccorso  sono 37.000 all’anno.

In particolare nel Pronto soccorso vi sono condizioni offensive per i pazienti ricoverati, insostenibili per il personale, inteso come medici, infermieri, Oss, a causa di carichi di lavoro opprimenti e irriguardosi. Benché sia cosa nota, la Regione perpetua la sua predetta nullità decisionale, con sofferenze derivanti. Non è con l’aria fritta o con parole in libertà che si affrontano i disagi del Moscati di Avellino, ancor più dopo che l’ospedale di Solofra sia solo un “caro estinto”, non più nelle condizioni di alleviare, anche parzialmente, sovraffollamento e disagi.

Né è credibile lanciare strali al governo sulla attuale negletta ripartizione nazionale dei fondi della sanità, nel tentativo di salvare la propria anima; il mancato rispetto del recepimento degli impegni assunti nella conferenza Stato-Regione è colpa omissiva della amministrazione regionale.

Di più. Riguardo alla Irpinia, è tuttora vigente l’indifferenza verso l’inquinamento ambientale di alcune aree, come quelle della Valle del Sabato, dell’Irno-Solofrano, del Vallo Lauro-Baianese, che, nel contesto di correlazione tra inquinamento e aumento delle patologie, non solo esse non sono monitorate, ma addirittura subiscono la riduzione dei distretti sanitari.

Viene da citare, a questo punto, Habermas: “Il populismo cresce perché la sinistra non lotta più contro le diseguaglianze”. In un mondo roso dalla società dei consumi e della apparenza, emergono scelte votate alla “morte della esperienza” e delle conquiste ottenute con sacrifici e lotte spasmodiche per il riconoscimento della dignità delle persone e del naturale diritto alla salute. Vero è che il Partito democratico ha conservato ben poco di questi valori, perciò non stupisce che la amministrazione regionale, retta dal Pd, risponda più al profilo economico consumistico che a quello etico politico. Qui, in Campania, più di altrove, si finge di non capire che la povertà è ormai spaventosamente diffusa e che, tra altre, occorrono politiche socio-sanitarie di rilancio. Ridurre spazi operativi, senza che vi sia una efficace riorganizzazione strategica sul territorio che sappia offrire soccorso e assistenza, è danno che si reca ai cittadini e a sé medesimi.

*Unione Popolare

 

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