AVELLINO – Questo il testo del documento presentato questa mattina, nel corso dell’annunciata conferenza stampa, da Francesco Todisco, candidato nella lista "De Luca presidente", con le proposte per un uso migliore dei fondi europei.
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Un recente studio della Fondazione Colasanto per Cisl Campania ha monitorato i decreti di ammissione a finanziamento e per ciascuno di essi sono stati ricercati i bandi di gara pubblicati dai singoli soggetti attuatori (in prevalenza amministrazione comunali), considerando l'oggetto dell’affidamento, la modalità di aggiudicazione, la data di pubblicazione, il termine per presentazione offerte, l'importo lavori soggetti a ribasso, l'importo oneri per la sicurezza, l'importo servizi di ingegneria, il tempo assegnato per l’esecuzione dei lavori, il tempo assegnato per lo sviluppo del progetto (in caso di appalti integrati). Il numero di bandi monitorati dal 22 aprile 2014 al 7 aprile 2015 è pari a 372, di cui 143 (su 248 decreti di ammissione a finanziamento) a valere su progetti riferiti a procedure negoziate (Asi, Pip etc.) e n. 229 (su 540 decreti di ammissione) a valere su progetti acquisiti con avviso approvato con decreto dirigenziale n.89/2013, i cui soggetti beneficiari sono in massima parte le amministrazione comunali.
I dati salienti
Nel periodo di riferimento (22 aprile 2014 – 7 aprile 2015) i decreti di ammissione a finanziamento movimentano complessivamente 1,521 miliardi di euro, di cui 459 milioni relativi alla provincia di Salerno, 331 milioni per Napoli, 273 milioni per Avellino, 270 milioni per Benevento e 188 per Caserta. Per avere metri di paragone si tratta di una cifra equivalente al 60% dell’intero ammontare delle risorse erogate negli ultimi 8 anni - dal 2007 al 2014 - oppure al 56% del valore dei Grandi Progetti (2.700 milioni di euro), o anche al 32% dell’intera dotazione finanziaria del Fesr 2007-13 (4.700 milioni di euro). Sui 1.521 milioni di euro di finanziamenti assegnati ai soggetti attuatori sulla base di procedure di accelerazione della spesa, sono stati pubblicati 372 bandi di gara per lavori e/o servizi per 669,5 milioni di euro, pari al 44,10% dell’ammontare complessivo delle risorse stanziate dalla Regione sulle procedure di accelerazione della spesa. La quota di lavori rendicontabili al 31/12/2015, secondo l’analisi effettuata sui 372 bandi di gara, nella più favorevole delle situazioni non supera l’importo di 577 milioni di euro, pari al 38% della dotazione finanziaria assegnata ai soggetti attuatori (e già indicata: 1,521 milioni di euro). Le eventuali successive pubblicazioni dei bandi, atteso il tempo residuo per la rendicontazione, risulterebbero sostanzialmente ininfluenti ai fini della rendicontazione della spesa dei fondi Fesr 2007-13. Dai dati del rapporto, si evince che in un anno la Regione Campania ha speso soltanto il 44,10% delle risorse disponibili. Ed entro il 2015 nella migliore delle ipotesi i lavori rendicontabili non supereranno il 38%.
I numeri sono numeri e una buona amministrazione è tale se riesce a mettere in moto i meccanismi per spendere in maniera sensata e assennata il 100% della dotazione. Significa aver perso occasioni, aver perso occupazione e non aver creato le condizioni per incoraggia, promuovere sviluppo. Non saranno i “grandi progetti” infrastrutturali, pure se necessari a costruire nuove opportunità nei tempi a venire, a dare le risposte che servono. Occorre oggi una scelta coraggiosa di mettere mani a un sistema di opere pubbliche diffuse che diano lavoro a centinaia e centinaia di imprese piccole e medie e al tempo stesso mettano mano alla vecchiezza del nostro sistema di impianti e strutture per accrescerne la sicurezza e la qualità ambientale. Penso sia necessario definire, tra le priorità di spesa, meccanismi snelli di finanziamento a centinaia di progetti dei Comuni sui temi della lotta alla dispersione della risorsa idrica potabile, sulla messa in sicurezza degli edifici pubblici e per il miglioramento della loro efficienza energetica. Poche semplici proposte che, sommate assieme, sono ben più di un “grande progetto” capace di diffondere i suoi effetti positivi sul tutto il territorio e fornire occasione di lavoro, di vita a tantissimi artigiani ed imprese artigiane e medio-piccole:
a) il finanziamento dei lavori di rifacimento delle reti idriche colabrodo, a partire da quelle interne di proprietà dei Comuni. Solo in Irpinia il 54% dell’acqua immessa in rete non arriva ai rubinetti. Qui sta una delle cause della morte dei nostri corsi d’acqua e del dissesto delle aziende acquedottistiche, costrette a pompare acqua sempre più in profondità con costi di energia e quindi di bolletta sempre più onerosi;
b) la revisione degli impianti di trattamento delle acque reflue industriali per aumentare la sicurezza ambientale e la possibilità di riutilizzo dell’acqua a uso irriguo o produttivo;
c) un piano di manutenzione straordinaria degli edifici pubblici per la loro messa in sicurezza, innanzitutto dal versante antisismico, per ridurre ogni forma di dispersione di calore, per farne produttori di energie elettriche alternative di auto-consumo;
d) una azione di attenzione finanziaria per favorire il riuso a fini di produzione di energie alternative dei piani di copertura dei capannoni industriali;
e) un intervento di sostegno con contributi agli utenti per favorire la sostituzione delle caldaie termiche, verso impianti più sicuri e di maggiore resa;
f) il finanziamento di un fondo per la riacquisizione -attraverso esproprio- dei suoli e dei reliquati industriali in aree Asi per sottrarre alla speculazione reliquati industriali di aziende fallite e rimetterli a disposizione di attività produttive a costi accessibili.
Si tratta, come è dato di vedere, di poche, semplici proposte. Nessuna grande opera ma tanti interventi di costo medio estremamente limitato, attivabili immediatamente e capaci di ottenere, assieme, sia un sollievo reale alla mancanza di lavoro delle imprese e nuova occupazione, sia, soprattutto, una spesa capace di incidere sul sistema diffuso di dotazioni a servizio della collettività; per avere una Campania che si rimette in moto dal basso e che migliora se stessa sul terreno della sicurezza, della qualità ambientale, della disponibilità di risorse naturali e rinnovabili. È questo il cambio di mentalità che serve, che riavvicina la Regione ai problemi reali delle sue comunità.




