ATRIPALDA – Dalla riforma costituzionale e da quella elettorale le risposte alla nostra storia al fine di arrivare ad una stabilizzazione della vita politica italiana e mettere un freno alla discontinuità della politica che cambia troppo spesso le regole: questo il significato della “lezione” che Sabino Cassese, giudice emerito della Corte costituzionale, ha tenuto questa mattina alla platea di giornalisti convenuti ad Atripalda, paese natale di Cassese, nell’ex Dogana dei grani per il corso di aggiornamento sul tema”Costituzione, deontologia ed ordinamento giuridico: come cambiano le istituzioni italiane”.
Una lezione, quella di Cassese, che ha fatto il punto, attraverso un excursus storico, sugli ultimi 150 anni di storia italiana, dall’Unità al 2015, nel corso dei quali è emerso un dato ben preciso e costante, quello cioè di non essere stati capaci di metterci d’accordo sulla formula elettorale, vale a dire sul metodo di tradurre il voto in seggi. “Pensate – ha sottolineato Cassese – la formula elettorale è cambiata in questo lasso di tempo 12 volte cambiando anche il rapporto tra popolo e Stato”.
Un altro problema è derivato dalla poca stabilità dei governi che si sono succeduti, ben 125, quasi un governo per anno, fino ad arrivare a quello attuale di Renzi che è il 63° della Repubblica italiana.
Il discorso ha poi riguardato le scelte portate avanti dal 1948 in poi dopo i 20 anni di dittatura fascista. Notevoli – ha ricordato Cassese – i contributi venuti da giuristi del calibro di Massimo Severo Giannini, Tommaso Perassi e Piero Calamandrei fino a Giuseppe Dossetti, uno dei protagonisti della Costituente. Il dibattito era su bicameralismo o monocameralismo fino ad arrivare alle varie riforme con l’elezione diretta dei sindaci prima, dei presidenti di Regione poi, alla legge Mattarella, alla legge Calderoli, via via fino ad oggi, al superamento con il governo Renzi dell’attuale sistema di bicameralismo paritario con la riforma del Senato che diviene organo di rappresentanza delle istituzioni territoriali.
Richiesto, poi, nel corso del dibattito, di commentare la vicenda attuale della applicazione della legge Severino, Cassese ha detto non senza una sottile ironia: "Consentitemi una risposta reticente, nel senso che si tratta di un problema ancora caldo visto che ho lasciato da poco la Corte costituzionale. Però ricordo che l'articolo 51 della Costituzione dà a tutti il diritto di accedere agli uffici pubblici ed alla cariche elettive, senza nessuna discriminazione. Solo durante il fascismo si escludeva chi non era iscritto al Pnf o non era di razza ariana. Aggiungo che la Severino è nata in un periodo particolare della nostra storia".
A ringraziare il professor Cassese per l’elevato contributo dato all’appuntamento formativo dei giornalisti irpini e campani è stato il presidente dell’Ordine regionale della Campania, Ottavio Lucarelli, che ha coordinato i lavori insieme con i colleghi Gianni Colucci e Ciro De Pasquale.




