www.giornalelirpinia.it

    16/08/2026

Foti azzera la giunta, nel Pd è resa dei conti

E-mail Stampa PDF

Paolo Foti (foto di Carmine Bellabona)AVELLINO – Nel Pd irpino è tempo di resa dei conti. Le prime fratture interne alla maggioranza di via Tagliamento sono emerse visibilmente subito dopo l’assemblea dei sindaci dell’Asi, chiamati a votare la sostituzione del dimissionario Maurizio Petracca, rappresentante dell’Udc in seno al consiglio di amministrazione del consorzio, che ha deciso di lasciare dopo l’elezione nell’assemblea regionale. Al suo posto è subentrato un altro esponente dello scudo crociato, Vincenzo Sirignano. Nonostante le prudenze del segretario provinciale dei democratici, Carmine De Blasio, che ha ribadito che nulla sarebbe cambiato negli equilibri dell’ente e che non ci sarebbe stato alcun accordo politico con l’Unione di centro, nonostante oggi la compagine demitiana sia tra le forze di governo della Regione che sostengono Vincenzo De Luca, nel Pd si è aperto un caso politico.

Il deputato renziano Luigi Famiglietti, insieme ai suoi, ha dichiarato di non condividere l’operazione ed ha annunciato di ritirare la fiducia al segretario. Anche in passato il parlamentare ha più volte espresso la sua contrarietà ad eventuali accordi con il leader di Nusco e con i centristi, non risparmiando critiche ai diretti interessati nemmeno durante la campagna elettorale, tanto da diventare il bersaglio di ripetuti attacchi politici da parte di De Mita. La rottura tra i renziani dei comitati e la maggioranza che gestisce il partito, guidata da De Blasio, si è quindi sostanziata con le dimissioni di Mario Pagliaro dall’esecutivo provinciale del Pd.

Non ha invece ancora chiarito come intende schierarsi l’area che fa riferimento alla neopresidente del Consiglio regionale Rosa D’Amelio, che all’indomani delle elezioni aveva sostenuto la necessità dell’avvio di un confronto interno ed il coinvolgimento di altre sensibilità (la sinistra interna di Francesco Todisco e la componente di Gianluca Festa) nella conduzione del partito, rimettendo nelle mani di De Blasio le deleghe assegnate loro in segreteria. La risposta del numero uno del Pd è arrivata in direzione: sì al dialogo, ma senza stravolgere i risultati del congresso e le regole del partito. De Blasio ha quindi sfidato la maggioranza e la minoranza a lavorare per il reale rinnovamento del partito ed ha giocato d’attacco annunciando la necessità di una verifica interna. Alle sue parole è seguito il silenzio, almeno fino alla vicenda dell’Asi. Se, dunque, i renziani di Famiglietti hanno deciso di smarcarsi, i riformisti di D’Amelio restano a bordo campo. L’area moderata degli ex franceschiniani di Enzo De Luca ed Enzo Venezia ha fatto quadrato attorno al segretario provinciale, nonostante non siano mancate valutazioni critiche sulla gestione della campagna elettorale ed il decisionismo mostrato da De Blasio non sia piaciuto a tutti.

Le turbolenze però si sono spostate sul Comune di Avellino, dove i problemi amministrativi ancora rimasti in sospeso, il malcontento di parte dei consiglieri di maggioranza sempre in stato di incubazione, le solite ambizioni personali, le esigenze di riequilibrio politico del Pd, insieme alla decisiva spallata data dall’inchiesta della magistratura sui parcheggi (che ha coinvolto il presidente del Consiglio comunale, Livio Petitto, e l’amministratore unico della municipalizzata Acs, Amedeo Gabrieli) ha indotto il sindaco Paolo Foti ad azzerare la giunta e dare corso alla verifica.

Ma nemmeno questa mossa è riuscita ad acquietare il malessere di alcuni settori del gruppo democratico, a cominciare da consiglieri considerati fedelissimi, come Franco Russo, a quelli più critici come Francesca Di Iorio, vicina alle posizioni di D’Amelio. Tra costoro c’è chi chiede al primo cittadino di chiarire gli obiettivi strategici dell’ente, di non soggiacere ai condizionamenti della fronda guidata da Festa ed un riassetto complessivo che riguardi anche gli enti di servizio. Ma c’è pure chi sollecita più fermezza sul caso parcheggi e le dimissioni di Petitto.

Nel disegno di Foti però un ruolo importante è attribuito proprio al dialogo con Festa, che dal canto suo è pronto a dettare le condizioni per il confronto, senza risparmiare giudizi negativi sull’esperienza amministrativa, considerata fallimentare. Nella partita saranno coinvolti anche Enza Ambrosone e Carmine Montanile, i quali hanno ufficializzato la loro adesione al Pd, senza compiere però i passi conseguenti in aula. Nel frattempo invece la consigliera Nadia Arace ha formalizzato la rottura con il partito ed ha annunciato l’adesione al nuovo progetto politico di Pippo Civati: il movimento “E’ possibile”. Una decisione che non l’ha spinta fuori dalla maggioranza, benché si attesti su posizioni molto critiche.

La confusione e la frammentazione a Palazzo di Città quindi regnano sovrane. Altro capitolo è il rapporto tra Pd ed Udc. Anche qui restano le contraddizioni di un nodo volutamente irrisolto. De Blasio e lo stesso Foti non sembrano intenzionati ad un coinvolgimento dei centristi in questo riassetto, in nome del rispetto del mandato ricevuto dagli elettori, ma non escludono che possa esservi un atteggiamento diverso in aula. I centristi d’altra parte non nutrono alcun desiderio di approdare in maggioranza. Non si comprende, dunque, la ragione del ripetitivo refrain proposto a scadenze fisse di “intese programmatiche” o di “opposizione governante”. Ma tant’è.

Nei banchi della minoranza c’è poi il deputato e consigliere di Sel, Giancarlo Giordano, che condanna senza appello il sindaco, bollando il rimpasto come una “merce di scambio per sistemare i problemi del Pd”, e guarda al dopo-Foti. Dal comitato cittadino di Forza Italia, Nicola Micera, invece chiede al capo dell’amministrazione di staccare la spina.

Ma i berlusconiani in realtà hanno i loro problemi che pure si trascinano da tempo e che le elezioni regionali hanno soltanto acuito. Il partito è sempre spaccato tra la fazione di Domenico Gambacorta e quella di Cosimo Sibilia. Il senatore e coordinatore provinciale accusa il presidente della Provincia di aver balcanizzato lo scontro e di aver sabotato la lista ufficiale, trasformando la lista d’appoggio del candidato alla presidenza, Stefano Caldoro, in un contenitore di dissidenti con le presenze di Sergio Nappi e Antonia Ruggiero. Dall’altro fronte vengono attribuite a Sibilia le responsabilità della sconfitta elettorale e di una presunta gestione personalistica di Fi. Si resta quindi in attesa di una presa di posizione dei vertici nazionali, che potrebbero optare per l’ennesimo commissariamento, come è successo a Benevento, mentre il reggente di Caserta inviato da Berlusconi, il deputato Carlo Sarro, è accusato di corruzione e fiancheggiamento dei clan casalesi e rischia l’arresto. Nel capoluogo irpino però prova a prendere in mano la situazione Micera, ex esponente dei cespugli centristi ed assessore nella giunta di centrosinistra targata Galasso (convertitosi pure lui al verbo del già Cavaliere), che si fa avanti come prossimo candidato di Forza Italia alle comunali, chiedendo il sostegno di Sibilia.

 

DG3 Dolciaria

Geoconsult


www.puhua.net www.darongshu.cn www.fullwa.com www.poptunnel.com