Cuperlo: «No alla resa della sinistra». Todisco: «Solo consorterie nel Pd di De Blasio»

Domenica 13 Settembre 2015 22:34 Red.
Stampa

Francesco Todisco e Gianni CuperloAVELLINO – “La sinistra?  Sono convinto che la grande questione della sinistra italiana coincide con la questione meridionale perché è qui che il Paese può salvarsi. Ci fu chi disse, negli anni dell’Unità, che l’Italia sarebbe stata quel che il Sud sarebbe stato. Siamo convinti dell’opportunità di intervenire con un pacchetto di misure come quelle delineate da Delrio, a partire dalla defiscalizzazione. Ma il punto è che non tutte le politiche di sviluppo sono uguali.

Per noi è prioritaria la domanda, ovvero uno sviluppo costruito dal basso, e non uno sviluppo costruito sull’offerta, ovvero calato dall’alto. E crediamo che occorra avviarsi su quella strada muovendo da un nuovo patto democratico fondato su due parole: civiltà e legalità. La civiltà dei migranti, la civiltà di queste terre dalla quali, tra il 1860 e il 1960 sono partiti gran parte di quei sessanta milioni di italiani che andarono a cercare fortuna nel mondo, migranti che secondo Giustino Fortunato andavano ringraziati e protetti durante il viaggio. Quindi la legalità, un concetto che ha molto a che fare con l’idea di potere, ovvero con la questione morale che è la questione politica”. La sinistra non può far suo il concetto del candidato a sindaco De Angelis ne “Le mani sulla città” di Rosi: per la sinistra il potere non è tutto, per la sinistra la colpa peggiore per chi fa politica non è la sconfitta ma la resa”.

Un passaggio nodale, questo, nell’analisi politica di Gianni Cuperlo, già presidente del Partito democratico, nel corso del suo intervento di questa sera alla giornata di chiusura della festa dell’Unità promossa dal circolo Foa di Avellino. Un’analisi a tutto campo che, naturalmente, s’è concentrata sui rapporti interni del Pd con un riferimento preciso alle prospettive della sinistra a livello europeo.

“Dov’è la risposta vincente? Nel partito della Nazione di Renzi? In questo socialismo europeo? Nell’utopia di Syriza o in Podemos? Oppure nel nuovo corso appena inaugurato dai labour inglesi? Come si fa a vincere la sfida di una nuova sinistra capace di scuotere le coscienze? Ecco – ha spiegato Cuperlo – forse la risposta è in una mia suggestione. Un mese fa entrai in una libreria e tra gli scaffali della saggistica trovai un saggio sulla storia del calcio. Io sono milanista, lo divenni perché m’innamorai di Rivera. Sfogliando le pagine di quel testo ho compreso perché. Prima di lui il più dotato della squadra era il regista, quello capace di lanciare la palla da lunga distanza e di metterla sul piede dell’attaccante che poi, con una o più finte, sarebbe andato al tiro. Poi arrivò Rivera, che la palla la lanciava dove non c’era nessuno ma dove di lì a poco sarebbe arrivato il compagno con la via spianata verso la porta. Cambiò tutto, cambiò il calcio, il modo di pensare e di vivere quel gioco. Noi siamo chiamati a fare come Rivera, ad abbandonare ogni nostalgia dei tempi che furono per lanciare la palla dove pare che non c’è nessuno ma dove, forse, ritroveremo il nostro popolo smarrito con le sue ragioni e le sue speranze. Di nuovo popolo, di nuovo parte”.

Dal Pd nazionale ed europeo al Pd provinciale. Ci ha pensato Francesco Todisco, coordinatore provinciale di “Un senso alla nostra storia”, a fare il punto nel corso di un intervento molto critico: “Cos’è stato finora il Pd di De Blasio? Quel gruppo dirigente è nato dalla fusione a freddo tra pezzi di consorterie, tra renziani di ogni ora e lignaggio, a cui si è andata a sommare una sinistra di notabili, quella del presidente D’Amelio e del sottosegretario De Caro, la sinistra delle clientele e del potere per il potere. Questo, in fin dei conti, è lo schema che trova proiezione a livello nazionale e noi abbiamo l’ambizione, muovendo da questa piccola provincia con gli occhi ben fissi all’orizzonte, di costruire l’alternativa a quel modello ma rifuggendo dall’antirenzismo militante. Crediamo che la svolta la si debba costruire con il dialogo, ricercando nuovi terreni di confronto fuori e dentro il partito, anche con quei pezzi di sinistra che hanno ceduto, partendo da noi, da quel che siamo e vogliamo essere”.