AVELLINO – Come era facile immaginare, neppure la discussione di questa sera in Consiglio comunale sul futuro dell'ex Eliseo ha prodotto nulla di concreto, neppure una generica delibera di indirizzi che a due mesi dalla ipotizzata fine dei lavori era il minimo che si dovesse fare.
Appiattita sulla proposta di fondazione di partecipazione avanzata dal sedicente comitato ex Eliseo, la presidente della commissione Cultura Laura Nargi; alla vana ricerca di un discorso complessivo e di prospettiva da parte dell'amministrazione, Giancarlo Giordano; disponibile ad aprire ai privati Dino Preziosi, preoccupati molti consiglieri di maggioranza che il Comune non ci rimetta l'osso del collo. Alla fine non solo non è emersa una proposta in dettaglio condivisibile da un'ampia maggioranza, ma soprattutto non è apparsa una precisa "catena di comando": chi mette a punto la proposta, chi apporta eventuali miglioramenti e la condivide, quali soggetti, oltre al Comune, possono essere coinvolti?
A lume di naso dovrebbero essere l'assessore alla Cultura e l'assessore al Patrimonio a dover condividere l'onere della proposta, prima alla maggioranza, poi alla minoranza e naturalmente alla commissione Cultura, e, infine, dopo aver sperimentato la condivisione più ampia possibile, a portarla in Consiglio comunale. Occorre fare presto, non tanto, perché se non si apre il 31 dicembre la Regione si riprende la struttura (questa è un'autentica bufala) ma perché l'ex Eliseo è pur sempre stato vandalizzato più volte nel corso degli anni e solo una presenza quotidiana può evitare rischi di tal genere per il futuro.
Alcuni indirizzi, coerenti con la scheda Pica e con la delibera 80/2011 di Consiglio comunale, possono essere attuati subito. Conclusi i lavori di sistemazione dell'edificio possono subito trovarvi posto la biblioteca e l'archivio Camillo Marino e la redazione di Cinema Sud. Quello che resta dell'archivio Camillo Marino può essere tutto contenuto in un unico faldone e i libri che rimangono sono alcune centinaia. È evidente, allora, che è, a partire da questo nucleo, solo con l'aiuto delle associazioni che si può implementare la nascente biblioteca del cinema neorealista, arricchendola di filmati e di audiovisivi. Primo steep, quindi, la messa a punto di una convenzione con le associazioni di cultura cinematografica. E in città le associazioni che possono vantare una lunga ed attiva presenza nel settore (testimoniata da festival, cineforum, riviste specializzate ecc.) non sono più di quattro o cinque.
L'altro settore è quello della formazione: sono tanti i possibili partner, dal Dams di Bologna alla cineteca di Torino, al dipartimento Arti e spettacolo dell'università di Salerno, giusto per fare degli esempi. Allora i due assessori ai quali, lo dicevamo prima, spetta l'onere della proposta prendano contatto con queste istituzioni, ne verifichino la disponibilità ad attivare corsi, ne analizzino i costi, verifichino se c'è la disponibili a condividere la gestione. Ed allo stesso modo verifichino analoga disponibilità a collaborare, sostenendone gli oneri, da parte di enti Locali, della Camera di Commercio, di istituti di credito.
Perché è evidente che se alla fine è solo il Comune disposto a sostenere, anche economicamente, l'iniziativa, lo strumento più semplice di gestione è l'istituzione, in cui siano presenti i rappresentanti del Comune e quelli delle associazioni cinematografiche. La fondazione ha senso solo se si verifica la disponibilità di più soggetti a investire nel progetto.
Quale sia l'organo di governo dell'ex Eliseo sembra evidente che debba essere affidata a professionisti del settore la gestione della sala cinematografica e dell'annesso bar interno.
Un progetto di lunga prospettiva individua nella sala cinematografica non solo un fondamentale strumento di didattica per le scuole cittadine e i corsi di mestieri del cinema, ma un punto di riferimento almeno regionale del cinema indipendente e d'autore.
L'organo di gestione fissa dei paletti (ad esempio la percentuale di film d'autore sul totale dei film programmati) e chi si assume il compito di portare avanti la sala cinematografica se ne assume anche i costi (e gli eventuali guadagni). Non funziona forse così anche il Teatro Gesualdo? Infine, la proposta deve contenere specifiche indicazioni per le attività che possono farsi nel piazzale (in abbinamento alla caffetteria esterna), stabilendo un regolamento e un tariffario.
P.S. - Preliminare alla proposta è anche un business plan che tenga conto dell'acquisto di un proiettore e di uno schermo, delle spese di riscaldamento (a proposito, l'impianto di riscaldamento della sala cinematografica è stato reso indipendente rispetto a quello degli uffici?), ecc. ecc.




