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    26/06/2026

I sindaci contro l'Alto Calore. Giuditta pronto a rivolgersi alla Corte dei conti

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Avellino. la sede dell'Alto Calore di corso EuropaAVELLINO – Un nuovo scontro si è aperto tra l’Alto Calore servizi ed i Comuni soci. Una vicenda che potrebbe avere gravi ricadute sull’assetto della società pubblica, guidata da Francesco D’Ercole, e sui conti delle amministrazioni locali. Non a caso, il prefetto Umberto Guidato, si è offerto per approfondire il caso e trovare una soluzione, con la convocazione di un tavolo istituzionale a Palazzo di governo. L’azienda idrica, nelle settimane scorse, ha inviato a molti enti locali ingiunzioni di pagamento per presunti lavori straordinari effettuati alla rete acquedottistica, che sono stati contestati dai sindaci. Il Comune capoluogo ed altre 18 amministrazioni comunali della corona urbana, inoltre, si sono visti recapitare richieste milionarie per un recupero canoni, relativo al servizio fognario e di depurazione, che l’Acs non sarebbe riuscita ad incassare dagli utenti.

Il problema, però, nasce dal fatto che questi Comuni svolgono in proprio detto servizio, utilizzando l’impianto di Pianodardine e alla società di corso Europa spetterebbe la sola esazione del tributo, che dovrebbe poi essere girata agli enti locali. Da un paio di anni, questi Comuni chiedono il versamento delle spettanze, inserite nel bilancio dell’Acs. Ma, adesso, i primi cittadini, secondo la società idrica, da creditori sarebbero diventati debitori. L’amministrazione di Avellino, ad esempio, che attendeva il trasferimento di 2 milioni 400 mila euro, ha ricevuto richieste di pagamento per 12 milioni di euro. Immediatamente, quindi, è scattata la ribellione dei sindaci, che accusano l’Alto Calore servizi di aver determinato, attraverso artifici contabili, indebite richieste.

Il primo a passare al contrattacco è stato il sindaco del capoluogo, Giuseppe Galasso, che ha sollecitato le verifiche e l’intervento della commissione per il controllo analogo dell’azienda: “Le richieste di addebito dei costi non trovano fondamento né giuridico né contabile e risultano anche in palese contrasto sia con gli atti statutari, che con le previsioni della convenzione con l’Acs. Una tale situazione lascerebbe prefigurare, da un lato l’introduzione di meri artifici contabili, posti in essere arbitrariamente, dall’altro un palese e concreto tentativo di appropriazione indebita delle somme riscosse per il servizio fognario e/o depurativo, esatte dagli utenti per servizi non svolti dalla società e spettanti viceversa ai comuni soci”.

Parole altrettanto pesanti sono state usate dal sindaco di Summonte, Pasquale Giuditta: “Gli atti prodotti dal consiglio di amministrazione dell’Acs sono illegittimi e pericolosi. Mi auguro che vengano immediatamente revocati dall’organo di controllo. Questo episodio, ancora una volta, dimostra il fallimento della gestione D’Ercole che si comporta come se fosse il proprietario della società, dimenticando che gli azionisti sono i Comuni. A noi viene negata persino la possibilità di esprimerci, impedendo la convocazione dell’assemblea”. Il vicepresidente dell’Acs, Eugenio Abate, tenta di ridimensionare il caso: “Effettueremo tutti i controlli necessari e se vi sono comuni che dovranno ottenere rimborsi, provvederemo. È necessaria, però, una nuova disciplina dei servizi, ferma al 1995, data in cui sono scaduti i contratti in essere. Per quel che riguarda i lavori di manutenzione, non si può ignorare la necessità di intervenire sulla rete, per ridurre le perdite d’acqua”.

Tra i sindaci resta la preoccupazione che il consiglio di amministrazione dell’Acs abbia attuato una grave e palese forzatura per incamerare soldi per sanare i conti dell’azienda, mettendo però a rischio quelli dei Comuni soci. Un sospetto rafforzato dalla ferma presa di posizione del vicepresidente della commissione di controllo dell’azienda, Lello De Stefano. “Dobbiamo chiarire – ha affermato – rapidamente la questione. I provvedimenti dell’Acs non trovano alcun fondamento. In questo modo si danneggiano i Comuni ed i cittadini. Purtroppo, debbo rilevare che avevamo già evidenziato la criticità gestionale e contabile della società quando è stato approvato, negli ultimi due anni, un bilancio per nulla trasparente”.

Questo il testo della lettera del sindaco di Summonte, Pasquale Giuditta, inviata all’Alto Calore Servizi, al prefetto di Avellino, al presidente della Provincia, agli organi del Controllo analogo e al settore del Ciclo integrato delle Acque della Regione Campania:

Alla Soc. ALTO CALORE SERVIZI S.p.A.

Corso Europa , 41 –AVELLINO

(fax 0825 31105)

A  S.E. il PREFETTO di AVELLINO

Al PRESIDENTE della PROVINCIA di AVELLINO

Al SINDACO di AVELLINO

Al PRESIDENTE della Commissione di Controllo Analogo dell’ACS S.p.A.

Dott. Antonio MAINIERO - Sindaco di Ariano Irpino

Al VicePRESIDENTE della Commissione di Controllo Analogo dell’ACS S.p.A.

Dott. Raffaello DE STEFANO – delegato del Comune di Avellino

Al Componente della Commissione di Controllo Analogo dell’ACS S.p.A.

Sindaco del Comune di Durazzano (BN)

Alla REGIONE CAMPANIA – Settore Ciclo Integrato delle Acque

Capo Area  dott. Michele PALMIERI

via De Gasperi , 28 – NAPOLI

Agli Organi di Stampa

 

Oggetto: Soc. Alto Calore Servizi S.p.A. -   Richiesta chiarimenti.

Codesta società ha inteso nuovamente richiedere allo scrivente il pagamento di somme per sostenere spese connesse alla realizzazione di interventi di  manutenzione effettuati sulla rete idrica del territorio del Comune di Summonte, trasmettendo all'uopo la fattura n. 990390 del  07/08/2012.

In disparte ogni considerazione circa l’assoluta illogicità ed incomprensibilità della richiesta di pagamento effettuata, con la presente si restituisce, così come già avvenuto in relazione alla precedente richiesta di pagamento, la fattura medesima chiedendone l’annullamento, in quanto la sua emissione non appare supportata da alcun fondamento e, contestualmente, si diffida codesta società dal perpetuare simili prassi e/o illegittime richieste di pagamento.

Quanto verificatosi, peraltro, desta preoccupazione e costituisce un grave campanello di allarme circa il configurarsi di una situazione che richiede  un’approfondita riflessione e l'attivazione di opportune e dovute verifiche da parte di tutti i soggetti cui la presente è indirizzata per conoscenza.

Come noto la società Alto Calore Servizi è una società, i cui soci sono diversi Comuni della Provincia di Avellino e Benevento, che svolge, oltre ad un'attività di approvvigionamento idrico ai Comuni, anche un'attività di gestione, manutenzione e controllo delle reti di distribuzione comunale di acqua potabile agli utenti dei comuni soci. In quanto soggetto gestore delle reti idriche interne e di alcuni impianti di depurazione a servizio degli stessi Comuni, l’Alto Calore Servizi svolge anche un'attività di emissione delle bollette ai cittadini e di relativa riscossione delle tariffe idriche e di depurazione. Va considerato al riguardo che le tariffe afferenti il Servizio idrico integrato, costituendone il corrispettivo, vengono determinate, secondo legge, in modo tale da coprire i costi necessari alla gestione operativa del servizio stesso, ivi inclusi, pertanto, quelli afferenti la manutenzione delle reti. Pertanto, laddove la tariffa attualmente in essere non fosse stata determinata in maniera tale da assicurare la copertura di tutti i costi operativi, la società avrebbe l'onere di attivare le procedure previste dalla legge per l'adeguamento della tariffa medesima presso le Autorità amministrativamente competenti anche al controllo dei dati  (attualmente l'Autorità per l'Energia ed il Gas), ma non può certamente  scaricare  i costi che non riesce a sostenere per proprie inefficienze sulle Amministrazioni locali.

Appare, pertanto, particolarmente grave che l'Alto Calore Servizi, nonostante introiti direttamente dai cittadini dei Comuni suoi soci le tariffe idriche e di depurazione, pretenda anche, dai medesimi Comuni,  la corresponsione di ulteriori somme da destinare ai costi per la manutenzione  delle reti  cui sono già destinate  le tariffe che riscuote. Ciò di fatto comporterebbe che per un medesimo servizio i cittadini pagherebbero due volte, una volta direttamente attraverso la bolletta che ricevono ed una seconda volta attraverso il Comune cui appartengono e quindi attraverso la fiscalità generale.

Appare evidente, pertanto, la necessità che l’Alto Calore Servizi chiarisca al più presto quanto verificatosi e dia conto della  reale situazione determinatasi, tenuto conto che appare ormai evidente che  la società stessa  non riesce più a svolgere la funzione ed a fornire i servizi che le sono stati affidati dai Comuni. Si rende, pertanto, necessario,  procedere ad un'immediata verifica anche contabile e finanziaria  per accertare il corretto utilizzo delle somme  riscosse dai cittadini e scongiurare il rischio che le stesse non  siano  utilizzate per  sostenere solo eccessivi ed intollerabili  costi cd “generali” di funzionamento (sede della società, macchine di servizio, utenze telefoniche e quant'altro), in violazione, peraltro, di ogni principio di efficienza, di contenimento e riduzione dei costi di gestione.

Per tutto quanto sopra, tenuto conto dell'essenzialità per i cittadini e le Amministrazioni Comunali dello svolgimento del servizio idrico che l' Alto Calore non pare più essere in grado di garantire efficientemente, si rende urgente la convocazione di un'Assemblea al fine di approfondire tutti gli aspetti connessi alla delicata situazione determinatasi e concordare eventuali iniziative da assumere al riguardo. In mancanza di un rapido riscontro e di una convocazione dell’assemblea dei soci , lo scrivente sarà costretto, per la tutela dei propri cittadini, ad inoltrare specifica denuncia alla Corte dei Conti.

 

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