Sviluppo, sindacati e istituzioni insieme per una nuova Irpinia

Venerdì 21 Settembre 2012 14:04 Antonello Plati
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Da sinistra: Cosimo Sibilia, Giuseppe De Mita, Mario Melchionna, Generoso Piconem Giuseppe GalassoAVELLINO – «C’è bisogno di fare chiarezza su temi come il lavoro, lo sviluppo e la crescita. C’è l’esigenza di inseguire nuove prospettive per intraprendere percorsi virtuosi che possano condurci fuori dall’attuale morsa. Oggi parlare di prospettive future diventa molto complicato, considerate le particolari contingenze economiche e sociali, ma noi della Cisl abbiamo il coraggio di farlo e abbiamo anche la forza di avanzare proposte concrete per uscire dalla crisi». Così Mario Melchionna, segretario provinciale della Cisl di Avellino, che ha aperto i lavori della tavola rotonda, «Proposte da realizzare, promesse da mantenere, prospettive future», convocata questa mattina proprio dal sindacato presso il centro sociale «Samantha Della Porta» di Avellino.

All’incontro, moderato dal caporedattore della redazione avellinese de Il Mattino, Generoso Picone, hanno partecipato il vice presidente della giunta regionale della Campania, Giuseppe De Mita, il presidente della Provincia di Avellino, Cosimo Sibilia, il sindaco della città capoluogo, Giuseppe Galasso, il presidente provinciale di Confindustria, Sabino Basso, il presidente del consorzio Asi, Giulio Belmonte, e il segretario generale della Cisl campana, Lina Lucci.

Il responsabile sindacale irpino è un fiume in piena e con accuratezza di dati elenca e commenta un ampio spettro di problematiche connesse al mondo del lavoro e allo sviluppo economico e sociale della provincia. In sintesi, quella di Melchionna è una fotografia della crisi: «A luglio di quest’anno – ha evidenziato – il numero degli occupati nel nostro paese è rimasto sostanzialmente invariato rispetto al mese precedente. A preoccupare però è il tasso di disoccupazione giovanile pari al 35,3%, in aumento di oltre un punto percentuale rispetto al mese di giugno. In Irpinia la situazione è ancora più critica: si registra infatti un tasso di disoccupazione tra i giovani che sfiora il 55%. Inoltre le ore di cassa integrazione continuano a crescere. Allarmante poi è il numero di suicidi, 27, e tentati suicidi, 19, anch’essi in aumento rispetto ai due anni precedenti».

Un quadro a tinte fosche quello dell’Irpinia, considerate le tante vertenze irrisolte - Irisbus, Fma, forestali, Piani di zona, precari Asl, Co.co.co del Comune di Avellino, Alto Calore - e le conseguenze della spending review: «La Cisl – ha spiegato Melchionna – è contraria a una manovra che nel complesso punta al risparmio di 4 miliardi di euro già entro la fine del 2012 intervenendo però con tagli in settori nevralgici della vita pubblica».

Non solo crisi, l’Irpinia sta provando a costruire il proprio futuro creando un asse virtuoso tra sindacati, aziende e istituzioni: «In questo scenario così cupo – ha detto il segretario Cisl – abbiamo scelto di attivarci e stringere patti con le istituzioni. Il protocollo sulla banda larga, la piattaforma logistica in Valle Ufita, l’Alta capacità Napoli-Bari, il Patto per lo sviluppo e la Lioni – Grottaminarda, sono solo i primi passi di un percorso che sarà lungo ma che potrà far risorgere la nostra terra».

Hanno espresso il proprio apprezzamento per la relazione del segretario tutti i presenti. I rappresentanti istituzionali hanno confermato il proprio impegno: «La città capoluogo rivestirà un ruolo centrale nel rilancio economico e sociale della provincia», ha ribadito il sindaco di Avellino, Giuseppe Galasso.

«Il tavolo tecnico, già più volte convocato tra sindacati, istituzioni e rappresentanti di categorie professionali, ha istituito un nuovo e efficiente metodo che servirà sia per valorizzare le tante eccellenze del territorio sia per aprire nuovi spiragli per il futuro, con particolare attenzione all’imprenditoria giovanile», ha concluso il rappresentante degli industriali irpini, Sabino Basso.

“Dobbiamo superare il vecchio e pensare il nuovo, senza sovrapporre le due cose – ha dichiarato il vicepresidente De Mita – anche perché in questa fase ci stiamo misurando con una serie di temi che ci portano a dover riscrivere tutto quello che finora avevamo considerato elementi di certezza. Il punto è intercettare ed anticipare il cambiamento. E questo è il compito della politica. Questo porterebbe tutti a smetterla di guardare cosa non fa l’altro, concentrandoci su ciò che ciascuno deve fare. Il recupero di credibilità riparte soprattutto da una dimensione comportamentale. A questo punto bisognerà uscire dalla logica della lamentazione e giocare d’attacco”.

“Oggi – ha continuato De Mita – siamo nella difficoltà di incrociare il pensiero del nuovo con la gestione del vecchio. Un po’ tutti siamo vittima della confusione che c’è per cui nello sforzo di pensare il nuovo non si riesce a capire la dinamica storica del vecchio”.

“Una proposta razionale di riordino – ha dichiarato De Mita – deve avere a riferimento le funzioni effettive. Sui servizi pubblici locali abbiamo attivato un tavolo in Regione. Il Patto ha un valore soprattutto sotto il profilo metodologico. In Irpinia, grazie al lavoro svolto, siamo nella condizione di prospettare il passaggio dal vecchio al nuovo. E per farlo abbiamo utilizzato l’approccio del percorso possibile. Questo ci porta a riconsiderare anche il rapporto fin qui instaurato con la Regione Campania. Siamo partiti da una condizione di indifferenza e siamo arrivati alla circostanza che la Regione Campania ha fin qui siglato solo due protocolli d’intesa, entrambi relativi al territorio della provincia di Avellino. Non riconoscere questo dato significa non comprendere il processo che abbiamo attivato”.

“Proviamo a capire – ha continuato il vicepresidente De Mita – se sullo smaltimento siamo in grado di innescare un ragionamento che ci porti alla riduzione del costo energetico. Perché è chiaro come il prossimo passo sia quello di ragionare sulla dimensione produttiva dei servizi pubblici. A seguire c’è poi il capitolo sui fattori produttivi legati all’innovazione, all’agricoltura, alle tipicità, all’artigianato e al turismo perché questi possono diventare un pezzo del nostro sistema produttivo a condizione che di organizzarli secondo la logica del processo produttivo”.