AVELLINO – Due possibilità sfumate. La città di Avellino si lascia sfuggire ghiotte occasioni per cambiare il suo futuro. Un paio di ani fa non si curò della possibilità di poter avere sul suo territorio una Zfu, zona franca urbana, ovvero un pezzo di città dove, grazie ad un’ampia defiscalizzazione, sarebbe stato possibile creare – o rilanciare – attività artigianali, piccole aziende. Dopo l’adesione di Bruxelles a progetti delle Zfu nate in Francia, le zone franche furono abbandonate in Italia anche per le troppe candidature avanzate…dal governo. Ben ventidue, un paio delle quali dovevano riguardare la Liguria molto sostenuta dal ministro dell’Industria (ligure) del’epoca.
Essendo uno strumento di rapida efficacia, viene oggi riproposto dal governo Monti che ne vuol fare una chiave di volta di una politica di immediata creazione, soprattutto nel Meridione, di occupazione e sviluppo. Solo che oggi i giochi sembrano fatti, almeno in Campania dove chi si fece avanti a suo tempo ottiene l’assenso. Come il Comune di Napoli per la sua area Est, zeppa di raffinerie e depositi oltre che di fabbriche dismesse, ma anche bisognosa di opere urgenti di disinquinamento. Così come i Comuni del litorale domiziano che sperano di riqualificare quella stupenda quanto strapazzata fascia costiera puntando anche sul’attività turistica. E poi Torre Annunziata che propone la riqualificazione della parte del suo centro storico tristemente famosa come “quadrilatero delle carceri” dove si parla più di droga, prostituzione e pedofilia che di civiltà locale.
Poteva Avellino inserirsi in questo contesto? Certo che poteva. Indicando, ad esempio, l’area di borgo Ferrovia con la stazione già allora morente, l’Isochimica da risanare, l’area per gli artigiani individuata su un pezzo del territorio Asi, l’ex mattatoio) come possibile zona da rilanciare con la defiscalizzazione di attività imprenditoriali. Solo che il Comune di Avellino glissò la questione quasi come se il capoluogo avesse davanti un fulgido avvenire.
La dimostrazione che al Comune di Avellino si è molto attenti a vicende personali (concessioni edilizie, nomine, candidature) e poco a quelle strategiche è data dal’altra grande occasione perduta con il cosiddetto Piano città lanciato dal governo Monti. Si trattava di indicare un’area cittadina particolarmente bisognosa di rifacimento ambientale, urbanistico, strategico, infrastrutturale. Il governo ha messo sei milioni e mezzo a disposizione di questa grande iniziativa. Che a sua volta mira ad attirare fondi di privati.
Borgo Ferrovia, per le motivazioni già dette a proposito delle Zfu e per la particolare richiesta di risanamento ambientale (Isochimica) ed edilizia (nucleo casa Iacp) aveva tutti i numeri per farsi preferire dal governo al quale non poteva sfuggire la potenzialità del’attigua area industriale posta sulla direttrice ferroviaria Salerno-Benevento-Termoli che l’unione industriali di Avellino ritiene importante agganciare con una “porta” a Pianodardine alla linea ad Alta capacità Napoli-Bari. Altra ipotesi perfettamente rispondente ai requisiti chiesti dal governo è quella relativa all’area comprendente caserma Berardi,vecchio ospedale Moscati e vecchia edilizia posto ai loro margini. La caserma poteva essere indicata, adeguandola, come la desiderata cittadella giudiziaria.
Una richiesta ed una proposta in merito andavano presentate entro il 5 ottobre. Purtroppo il Comune di Avellino in pieno marasma finanziario e preelettorale ha pensato bene di girare la testa dall’altra parte. Peccato. Davvero peccato. Due grandi opportunità gettate al vento.




