AVELLINO – Riordino: lavorano per la presentazione di un emendamento congiunto in commissione Affari costituzionali del Senato i parlamentari irpini convocati questo pomeriggio dal presidente Sibilia a Palazzo Caracciolo per un confronto sui temi legati al decreto governativo di riordino delle Province e, segnatamente, della questione di Avellino capoluogo. In contemporanea, come annunciato, dinanzi alla sede della Provincia, in Piazza Libertà, s’è tenuto un presidio silenzioso degli aderenti al Comitato Avellino capoluogo una cui delegazione, poi, è stata anche ricevuta al primo piano per un confronto con i politici. Presenti tra i partecipanti al presidio alcuni sindaci della provincia con la fascia tricolore.
Marco Pugliese ha disertato l’incontro. Da più parti, però, è stata sottolineata anche l’assenza delle rappresentanze istituzionali della Regione, in particolare dell’esecutivo, che in tutta questa fase si è fatta notare unicamente per il suo colpevole attendismo. Tra gli assenti anche l’europarlamentare Ciriaco De Mita. Mentre al primo piano della Provincia i parlamentari si confrontavano su una linea comune da adottare per cercare di recuperare il gap, in sede di conversione in legge del provvedimento del governo Monti, in Piazza della Libertà, come dicevamo, si è svolto un presidio silenzioso, organizzato dal comitato civico “Avellino capoluogo”, sorto sul social network Facebook.
Una delegazione dei manifestanti è stata anche ricevuta dai parlamentari ed ha avuto, alla presenza degli organi di informazione, un serrato faccia a faccia. Da una parte i deputati ed i senatori, schierati in fila (Giulia Cosenza, Francesco Pionati, Arturo Iannaccone, Franco De Luca, Cosimo Sibilia, Gianfranco Rotondi ed Enzo De Luca) hanno spiegato agli interlocutori che avevano di fronte le difficoltà procedurali che eventuali modifiche al testo del decreto avrebbero comportato, giustificando così il proprio operato. “Non siamo stati disattenti e superficiali”, ha affermato il senatore democratico De Luca. Da tutti è stato criticato l’espediente escogitato da Viespoli ed ispirato da Mastella, per sottrarre all’Irpinia il capoluogo, nonostante il Sannio non abbia i requisiti per conservare la Provincia. Iannaccone e Pionati hanno, invece, attaccato la Regione per non essersi attivata sulla questione, pur avendo competenze in merito.
La delegazione del comitato civico ha espresso grande preoccupazione per le ricadute negative che un declassamento di Avellino ed il trasferimento di funzioni comporterebbero ed ha quindi rimarcato la necessità di scongiurare quello che viene considerato uno scippo ai danni dell’Irpinia. Ai parlamentari è stato chiesto di individuare una linea comune che possa raggiungere il risultato, senza dover avallare guerre tra territori. E’ stato, inoltre, anche evidenziato che questa volta i cittadini saranno vigili e chiederanno conto ai rappresentanti istituzionali del loro comportamento. I diretti interessati hanno garantito che ogni possibile soluzione verrà verificata. Ai presenti, però, non è sfuggito l’atteggiamento poco rispettoso di alcuni deputati e senatori, che prima ancora di ascoltare le argomentazioni dei manifestanti hanno abbandonato alla chetichella la riunione, non prima però di essersi mostrati alle telecamere, lasciando i soli Sibilia, Iannaccone, Pionati ed Enzo De Luca a raccogliere le proposte ed anche la legittima rabbia dei cittadini. Gli altri hanno, quindi, dimostrato di aver perso l’ennesima occasione per svolgere il proprio dovere istituzionale partendo dall’ascolto delle comunità. Anche Cosenza, che non si vedeva in Irpinia da anni, non ha fatto che confermare il giudizio comune che l’opinione pubblica ha di lei, a causa della sistematica assenza sui problemi del territorio.
Il comitato “Avellino capoluogo”, intanto, proseguirà la battaglia anche attraverso lo studio di soluzioni alternative ed aprendosi al confronto con associazioni ed organizzazioni sociali. Di sicuro, però, servirà una maggiore partecipazione diretta dei cittadini, soprattutto di alcuni ambienti che ancora si mantengono distanti dalla mobilitazione. Potrebbe essere troppo tardi quando ci si accorgerà dell’importanza della partita in atto.




