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    26/06/2026

Ato: sì al Piano d’ambito, ma Colucci lancia l’allarme del degrado dell’ambiente

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La sede dell'AtoAVELLINO – Approvato dall’assemblea dell’Ato l’aggiornamento del Piano d’ambito, la cui precedente versione risaliva al lontano 2003. Il presidente Colucci ha rimarcato nella sua relazione che se c’è voluto più tempo del previsto, ciò è dipeso dai Comuni e dagli altri gestori che hanno ritardato nel fornire gli elementi loro richiesti, costringendo l’ufficio tecnico della struttura a un vero e proprio tour de force. Egli, poi, respinge le critiche di chi è  “preso da una forma  di violento ed evidente tarantolismo  pre-elettorale “senza dare alcun valido contributo alla risoluzione dei problemi”.

Passando agli aspetti più tecnici, fa notare che dal Piano emerge una situazione di degrado ambientale. Per lo stato di grave sofferenza dell'ambiente nel nostro territorio - afferma Colucci - c’è la  responsabilità di tutti. “Azioni criminali” - dice il presidente dell’Ato -  hanno fatto perdere tanto al territorio irpino che a quello sannita le caratteristiche di  riserva naturalistica e di miniera ambientale dell’intera regione Campania, caratteristiche di cui potevano vantarsi fino a una decina d’anni fa. Il presidente dell’Ato ha poi accennato alla questione delle “sottrazioni ambientali”, messe in atto non soltanto da soggetti extra-regionali, ma all’interno della stessa Campania. Ha accennato, quindi, all’opposizione che l’Ato ha mosso contro le istanze della Regione Puglia e dell'acquedotto pugliese di incrementare i prelievi alle sorgenti del Sele e all'invaso di Conza, ma anche “alla realizzazione di opere inutili e dannose quali quella della Pavoncelli bis”.

Al depauperamento dell'ambiente – osserva Colucci – oltre alle sottrazioni abbiamo contribuito noi tutti:  sindaci e  gestori compresi, i quali da un lato dichiarano che la risorsa idrica non è inesauribile e  dall'altro continuano  ad impoverirla. La relazione del presidente dell’Ato fa una previsione di spesa per  le opere da realizzare: sul trentennio di programmazione ci vogliono circa 1,6 miliardi di euro.

Per fronteggiare questo enorme fabbisogno finanziario non saranno di certo sufficienti i pur necessari aumenti tariffari, ma occorrerà attingere a risorse provenienti dai fondi europei, tramite la Regione Campania e le Regioni contermini, le quali “ fino ad oggi hanno solo preso senza nulla dare in cambio”. Il primo problema da affrontare, secondo il piano, riguarda lo stato delle infrastrutture depurative.  Poi c’è la preoccupante questione delle perdite idriche, valutate intorno al 54% dell'acqua immessa  nelle condutture. Ci vorranno 4 anni per ottenere i primi risultati concreti per evitare periodi di sospensione nell'erogazione del servizio alle popolazioni. Questa la previsione di Colucci. Il quale fornisce una rassicurazione ai dipendenti: la salvaguardia del personale è confermata  dal Piano.

 

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