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    26/06/2026

Ato, le novità del nuovo Piano d'ambito

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La sede dell'AtoAVELLINO – Al termine di un tormentato sprint finale l’Assemblea dell’Ato Calore Irpino ha approvato la revisione del Piano d’Ambito, che era stato predisposto nel lontano 2003. Riconosciuti i meriti di Giovanni Colucci, che fin dall’inizio del suo mandato di presidente dell’ente d’Ambito si era impegnato ad aggiornare il Piano, resta da verificare quali siano le novità, a partire dai criteri per l’affidamento della gestione del servizio idrico integrato.

In realtà, il nuovo Piano pone questioni e problemi gravi, in qualche caso persino inquietanti. Alcuni sono evidenti e facilmente percepibili anche da chi non sia specificamente addetto ai lavori. Sconcerta, ad esempio, il dato relativo alla percentuale di dispersione dell’acqua, che in alcuni punti della rete acquedottistica si eleva fino al 65%. E, ancora, assai preoccupante è la valutazione dello stato e delle condizioni dell’ambiente in rapporto alla fruibilità delle risorse idriche. Gli estensori del Piano, infatti, non esitano a lanciare un allarme in merito, denunciando a chiare lettere che l’equilibrio ambientale è estremamente precario.

Da qui due proponimenti. Il primo consiste nel prevedere una riduzione significativa del trasferimento delle nostre risorse verso altre aree della Campania e delle regioni vicine. Il secondo, a sua volta, ha a che fare con il primo: se l’equilibrio ambientale è precario bisogna investire ingenti capitali nella manutenzione straordinaria delle condotte; e, se così è, i costi dovranno essere sopportati anche da quei soggetti “regionali ed extraregionali” che hanno attinto ed attingono a piene mani dai bacini idrici dell’Ato Calore Irpino.

Fatto è che non è chiaro come l’Ato possa concretizzare le sue intenzioni. Soprattutto, non è dato sapere quali misure possa assumere per fermare l’emorragia delle risorse idriche del territorio e, nello stesso tempo, obbligare altri soggetti, che nel corso dei decenni le hanno letteralmente vampirizzate, a contribuire alla loro conservazione. È fin troppo evidente che le buone intenzioni potranno trasformarsi in comportamenti concreti solo con l’ausilio di altre istituzioni, a partire dalla Regione Campania, che siano in grado di supportare l’Ato nel raggiungere tali obiettivi.

Ancora più complessa è la problematica che riguarda l’affidamento del servizio e le caratteristiche del soggetto gestore. Su questo punto il nuovo Piano sembra ricalcare quello vecchio: l’insieme degli attuali gestori concorreranno a formare il nuovo. E ognuno di loro dovrà gestire una delle aree in cui dovrà essere suddiviso il territorio dell’Ato. Sennonché questa soluzione, all’apparenza semplice, non è, in realtà, agevolmente praticabile alla luce di alcune considerazioni e valutazioni contenute nello stesso Piano. In esso, ad esempio, si dà atto che gli attuali gestori dovranno riorganizzare la propria struttura ed il proprio personale, anche in considerazione del fatto che le opere di manutenzione straordinaria previste esigeranno un massiccio ricorso alle maestranze operaie. Dovrà, quindi, essere invertito il trend, che vede oggi un ampio reclutamento di personale impiegatizio che in futuro dovrà essere necessariamente sottodimensionato.

Sembra, inoltre, sempre più problematica la compresenza di gestori “imprenditori” e gestori “pubblici” tout court (i Comuni, per intenderci) che dovrebbero cooperare nella gestione del servizio in ampie zone del territorio. La questione si pone soprattutto in rapporto alla gestione dei servizi di fognatura e depurazione, laddove la presenza dei comuni è di gran lunga superiore al 50%. Il Piano prevede che gli investimenti più importanti, almeno nei primi anni, debbano essere effettuati proprio in questi due settori, e, quindi, cogestiti da imprenditori e comuni. La questione dell’affidamento del servizio, insomma, sembra ancora aperta e lontana da una soluzione favorevole all’Alto Calore Servizi, al contrario di quanto auspicato dai vertici della società di Corso Europa.

Resta, infine, da verificare un ultimo aspetto che riguarda la determinazione del costo della tariffa. Su questo specifico argomento è intervenuta recentemente l’authority dell’energia e del gas (competente anche per le risorse idriche) che alla fine di dicembre ha approvato una nuova direttiva che potrebbe costringere l’ente d’Ambito a modificare (sia pure parzialmente) il Piano neonato.

 

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