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    26/06/2026

Avellino, Beppe Grillo arriva in camper e spara a zero contro tutti

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L'arrivo al Corso di Avellino di Beppe GrilloAVELLINO – Sono circa in 600 all'arrivo del vulcanico Beppe Grillo al Corso di Avellino per la tappa irpina dello Tsunami tour. Nonostante la pioggia, intermittente e copiosa, lo hanno atteso per circa un'ora. Arrivato alle 18.05 con il suo camper, il comico genovese ha subito preso la parola, introdotto da Tiziana Guidi, candidata a sindaco della città alle prossime amministrative. Aiutato dalla fortuna, la pioggia si è fermata per tutto il tempo dell'intervento, durato circa un'ora. «Questa transenna qui è il simbolo di cosa è oggi l’Italia, un paese bloccato che non vuole farti accedere a nulla», ha detto a gran voce. Il garante del M5s, come si definisce, ha sparato a zero contro la vecchia politica, da Monti a Berlusconi a Bersani, a De Mita. Sul palco anche i candidati alle politiche per Campania 2: Carlo Sibilia, impiegato, Clemente Oliviero, commerciante, e Francesco Nazzaro, disoccupato, dispiegati rispettivamente in quarta, ottava e sedicesima posizione in lista, secondo i dettami dell’odiato porcellum.

 

Parte proprio dalle liste Grillo e da quella transenna che avrebbe voluto tagliarli fuori: «Abbiamo presidiato la Corte di Cassazione per poter essere qui. Siamo stati i primi, è una corsa selvaggia a chi frega gli altri, hanno manipolato i tempi per farci fuori perché hanno paura. E poi non si è mai visto che si voti a febbraio».  Le liste, votate sul web, la culla del MoVimento. Lui, il leader, o “garante” come preferisce definirsi, ha scelto per la sua Liguria una professoressa, un precario e un ingegnere. «Hanno paura – ripete Grillo – perché apriremo il Parlamento come una scatoletta di tonno. Questa è gente morta e non lo sa, puntiamo al 100% per poterli spazzare via». Tutti fuori dunque, a partire da Monti, un «professore postdatato» che è stato «costretto a fare una lista con chi ha rovinato questo Paese. Siamo senza Stato, senza premier. È una guerra, dobbiamo rinascere».

I messaggi arrivano forte e chiaro, proclami e accuse sono gridate come è solito del comico, e c’è anche un’insegnante del Lis (Lingua dei segni italiana) sul palco che media per i sordomuti. Lancia assist per potersi far chiamare dalla folla all’occasione come «populista», «demagogo», «pifferaio», «Masaniello». E il pubblico risponde presente, è attivo, nonostante per anni qui abbia imperato il «che aggia fa?», il lassismo a braccetto col clientelismo «che vi/ci ha portati in questo stato». Ora il voto di scambio è finito, perché i soldi sono finiti, non c’è più niente da scambiare.

«Siamo già falliti l’anno scorso e non ce lo dicono, staremo in piedi solo fino a quando le banche non avranno recuperato il loro credito – profetizza Grillo, che vuole riconsiderare il concetto di lavoro per poter uscire dalla crisi. La ricetta è quella del reddito di cittadinanza, «presente in tutta Europa tranne che qui e in Grecia, non inventiamo nulla». Mille euro al mese per tre anni a chi è senza lavoro o lo ha perso, per i giovani e non solo. «Nessuno dovrà rimanere indietro – e qui a parlare sembra lo «psiconano» Silvio durante il G14 dell’Aquila organizzato sulle macerie del sisma. L’Europa mediterranea non conviene più, «ci hanno svenduto», ora bisogna guardare a paesi emergenti come l’India, il Brasile, la Turchia, «l’Unione Sovietica», e per un lapsus sembra di ascoltare di nuovo Berlusconi. Da dove arriveranno i soldi? «Dai tagli alla politica, dai 3 mld dei rimborsi elettorali che noi abbiamo sempre rifiutato». Si tagliano le province e si accorpano i comuni sotto i 5 mila abitanti. A presidiare ci dovrà essere una banca di stato, che tolga di mezzo Equitalia. Il grido «Masaniello!» arriva puntuale.

E quindi le tasse: «Hanno messo il redditometro ma nessuno dice di averlo fatto, uno strumento criminale in tempi di recessione perché si bloccano i consumi delle famiglie». La proposta del M5s è invece il “Politometro”, che misuri i patrimoni personali dei candidati prima e dopo essere entrati in politica. «Sono loro che devono giustificare i propri soldi – urla Grillo – non noi».

È un’impresa possibile, la scalata al Palazzo. «Se uno come me ce l’ha fatta a nuoto a superare lo stretto, allora nulla è impossibile. Siamo solo idee e passione – conclude – siate almeno curiosi del nostro programma». Molti applausi e Grillo che saluta tutti, si riparte col camper, mezzo ufficiale per chi punta alla rottamazione. Si abbassa il volume e torna la padrona di casa: una pioggia copiosa e senza stelle.

 

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