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    26/06/2026

Giannino ad Avellino: «Né con Monti né con Bersani»

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Oscar Giannino al centro nella fotoAVELLINO – È partito da Avellino questa mattina il tour campano di presentazione di “Fare-per Fermare il declino”, il movimento politico guidato dal giornalista economico Oscar Giannino. La sala convegni del Viva Hotel, gremita come non si aspettavano nemmeno gli organizzatori, ha visto la presentazione dei candidati per Campania 2 introdotti da uno dei coordinatori, Marco Esposito: Antonluca Cuoco (capolista), Achille Benigni (3°), Angela Imparato (5°) e Antonio Blasi (12°); per il Senato, invece, Claudio Rossano (3°).

Giunto poco dopo le 11.00, Giannino, con la barba e il piglio del torinese risorgimentale, ha provato a raccontare «tutta un’altra storia», come recita lo slogan della campagna elettorale. Né con Monti né con Bersani («noi speravamo in Renzi») afferma il candidato premier, di Berlusconi non se ne parla neppure. La volontà di calarsi in questa «iniziativa garibaldina» parte dalla necessità di attenersi doverosamente ai numeri: «Purtroppo in Italia pare non esistano più fonti che garantiscano l’andamento delle cose, in tv è una continua guerra di cifre e vince il politico con la lingua più lunga, che di solito è il primo a metterci le mani in tasca». La ricetta è un programma essenziale fatto di dieci punti per voltare pagina dopo un anno di crisi profonda: 100 mila imprese in meno, -8 punti di produzione industriale, il 32,8% delle famiglie, una su tre, che ricorre al debito perché il reddito non riesce più a sostenere le spese.

Un progetto coraggioso o l’ennesimo partitino che corre per un seggio? «È molto difficile, ma sono fiero di avere persone in lista che hanno rifiutato la candidatura perché avevano già fissato i corsi universitari a New York o a Londra. Per fortuna – dice orgoglioso Giannino – siamo professionisti che non hanno bisogno del “posto” da parlamentare. Di sicuro entreremo già in delle regioni, come la Lombardia, alle prossime elezioni a maggio».

Occorre un cambio di direzione, dunque, dopo Monti, Tremonti, Montezemolo, Monte dei Paschi, «guardiamo magari alla pianura, verso il mare». Monti, il premier tecnico riscopertosi politico, lo ha molto deluso: «Non ha numeri e proposte serie, una caricatura di leader, lo hanno costretto a diventare l’ennesimo partitante italiano», che gli ha preferito Montezemolo e il suo movimento “Italia Futura”, il presidente di Ferrari ed Ntv che dimostrando «mancanza di stile» ha definito il giornalista «un campione del conflitto di interessi». «Ho sempre pagato di tasca mia – precisa Giannino – sia nel lavoro che in politica. Non prendiamo soldi pubblici e puntiamo molto sul passaparola. Peccato che Montezemolo la concorrenza la voglia solo sui treni, nelle liste di “Scelta Civica” al Senato solo 8 su 35 non sono politici uscenti, e molti sono legati alle sue imprese».

Niente Monti, che con Fini e Casini alleati non può parlare di rinnovamento. Niente Bersani, che scegliendo Vendola come alleato sarà «costretto» ad una dura patrimoniale. Neppure i due voti di protesta, ovvero Grillo, che ha una proposta economica «che non sta in piedi», e Ingroia, che raccoglie i resti di Pdci, Prc e Verdi, che «non hanno mai ottenuto nulla». La vera alternativa, ripete Giannino, è rispettare i numeri, portando al più presto il debito pubblico sotto il 100% del Pil.

Seppur relegati tra i piccoli partiti dalla gran cassa dell’informazione, un merito “Fare” l’ha già guadagnato: il riflettore acceso sul movimento dalla pagina satirica di Facebook “Accelerare il declino”, vicina ai 4 mila like, impegnata a «costruire attivamente un declino rapido, drammatico e definitivo!». Bene o male, purché se ne parli, diceva Wilde.

 

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