AVELLINO – I funerali di Gerardo Bianco, scomparso ieri a Roma all’età di 91 anni, si svolgeranno domani, sabato 3 dicembre, alle 10.00, nella chiesa di San Gaetano a via Tuscania, a Roma, e nel pomeriggio, alle 16.00, a Guardia Lombardi, suo paese natale. Oggi, venerdì 2 dicembre, la salma sarà esposta alla Camera dei deputati dalle 9.00 alle 18.30.
Sulla figura di Gerardo Bianco ospitiamo un intervento di Stefano Sorvino.
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La dipartita di Gerardo Bianco, con cui ho avuto cordiali contatti fino a qualche settimana fa, suscita profonda commozione evocando suggestive memorie del passato politico recente e meno recente.
Il suo ultimo e lucidissimo intervento pubblico, che ho ascoltato in collegamento telefonico, è stato nell'interessante convegno svoltosi ad Avellino nello scorso ottobre in memoria del senatore Vincenzo Barra a cui egli - reduce da una operazione invasiva - non ha potuto partecipare di persona.
Mi rattrista profondamente la scomparsa di un riferimento fondamentale a cui devo parte significativa della mia formazione culturale, umana e politica ed a cui mi sentivo legato - sin dalla gioventù - da un rapporto di affetto filiale, non interrotto dalla lacerazione (poi ricomposta) del 1995 e dalla naturale rarefazione delle frequentazioni.
Gerardo Bianco è stato caposcuola e maestro sin dai miei esordi di militanza politica giovanile nella gloriosa Democrazia cristiana irpina degli anni Ottanta.
Con Bianco (scherzosamente chiamato "Gerry White") scompare un protagonista della politica nazionale ed irpina, un leader di indiscusso spessore morale e di fine intelletto, che ha contribuito in modo significativo per decenni alla storia politica del cattolicesimo liberaldemocratico.
Nelle prime file della Democrazia Cristiana, e poi del Partito Popolare, ha consumato numerosi mandati parlamentari e ricoperto molteplici ed importanti ruoli politici ed istituzionali, sempre con grande dignità ed autorevolezza, caratterizzandosi per il suo acume di pensiero e la sua posizione di autonomia rispetto al "correntismo" organizzato.
Originario di Guardia Lombardi e di profondo sentimento altirpino, appassionato cultore della tradizione desanctisiana, ha incarnato in politica l'impegno meridionalistico partecipando attivamente - nella stagione pre e post-terremoto 1980 - al processo di trasformazione e promozione dello sviluppo delle contrade dell' Irpinia e del Mezzogiorno.
Di profonda cultura e formazione umanistica, laureatosi all'Università Cattolica di Milano, professore universitario di Letteratura latina, brillante oratore, è stato parlamentare centrista di lunghissimo corso (dal 1963 al 2008) e deputato europeo (1994-99).
Capogruppo parlamentare della Dc a Montecitorio in più tornate (1979-83 e 1992-94), vice presidente della Camera, ministro della Pubblica istruzione nel sesto governo Andreotti (1990-91), presidente dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa, direttore del Popolo, primo segretario e poi presidente del Partito Popolare - nato dalla scissione del 1995 - ha consumato una lunga e prestigiosa "cavalcata" nella storia politica della prima Repubblica, segnando una importante presenza anche nella travagliata fase successiva.
Gerardo Bianco, nella suo pur lungo ed articolato percorso politico e parlamentare, è stato una sola volta al governo come ministro della Pubblica istruzione - subentrato nel luglio 1990 al dimissionario Mattarella -, con un'esperienza breve (di soli novi mese) ma incisiva alla guida del "ministero della Minerva", retto un secolo prima dal morrese Francesco De Sanctis.
Fu protagonista della giovane e brillante squadra sulliana, assieme a Ciriaco De Mita, Nicola Mancino, Giuseppe Gargani, Salverino De Vito ( i cosiddetti "magnifici sette" della politica irpina) e del gruppo di " base", sinistra politica della Democrazia Cristiana, partito interclassista che ha espresso per decenni una mirabile sintesi di componenti, esperienze, estrazioni e sensibilità diverse della cultura politica centrista e cattolico-democratica,con la responsabilità della guida delle coalizioni di governo nei decenni dello sviluppo e della crescita socio-economica del Paese, pur tra grandi contraddizioni e travagli.
Alla fine degli anni '70 Gerardo Bianco divenne in Irpinia il leader della minoranza democristiana, a tutela degli spazi di libertà nel partito, in vivace e coraggiosa ma sempre costruttiva dialettica con la maggioranza demitiana, talvolta caratterizzata da tendenze totalizzanti.
Sul piano nazionale il leader irpino divenne punto di riferimento dei "peones" dell'area moderata,in autonomia e contrapposizione allo strutturato sistema correntizio, corresponsabile delle degenerazioni scaturenti dalla spregiudicata occupazione del potere senza idealità e capacità di rinnovamento.
Bianco, pur non detenendo posizioni di gestione o potere, ha sempre riscosso un copiosissimo consenso elettorale - risultando, per numero di preferenze, tra i primi eletti nella circoscrizione di Avellino, Benevento e Salerno - grazie ad un forte voto di opinione e di stima, oltre ad una naturale capacità di collegamento e rapporto umano con il territorio, in una stagione storica in cui il concetto di rappresentanza parlamentare si sostanziava di contenuti reali ed effettivi.
Bianco è stato un intellettuale della politica ma anche una genuina espressione del popolarismo cattolico e di una classe dirigente ispirata da ideali e valori oltre che da una robusta visione di sistema.
Personalità integerrima, di indiscussa onestà e rigore morale, mai invischiato nella deteriore gestione del potere, è stato un instancabile animatore del dibattito politico-culturale di più alto profilo.
Presidente dell'Associazione ex parlamentari e di quella per il Mezzogiorno d'Italia (Animi), ha continuato a rappresentare - anche dopo la conclusione dell' esperienza politica attiva - un punto di riferimento di alto valore ed una voce libera, continuando sino all'ultimo ad esprimersi lucidamente con vivacità ed intelligenza.
