ROMA – Oggi alle ore 13 la Camera dei deputati commemorerà Gerardo Bianco. Dopo l’intervento del presidente, tutti i gruppi parlamentari avranno cinque minuti per esprimere la propria partecipazione.
In ricordo dell'onorevole Gerardo Bianco.
PRESIDENTE. (Si leva in piedi e, con lui, l'intera Assemblea e i membri del Governo). Colleghe e colleghi, nella giornata del 1° dicembre è venuto a mancare, all'età di 91 anni, Gerardo Bianco, già membro di questa Camera in diverse legislature, Ministro e parlamentare europeo. Nato a Guardia Lombardi il 12 settembre 1931, laureato in lettere classiche, è stato docente universitario di storia della lingua latina e letteratura latina presso la facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università degli studi di Parma.
Protagonista della vita politica nazionale, è stato un esponente di primario rilievo della Democrazia Cristiana - per la quale è stato segretario provinciale di Avellino, poi eletto consigliere provinciale, nonché responsabile del settore della ricerca scientifica e dell'Ufficio studi - e, successivamente, del Partito Popolare Italiano, nelle cui fila è stato dapprima segretario dal 1995 al 1997, e poi presidente dal 1997 al 1999.
Ha dato infine un contributo significativo nell'ambito del processo di fondazione dell'Ulivo. Eletto alla Camera per la prima volta nel 1968, ne è stato membro per nove legislature, dalla V alla XI e nelle legislature XIV e XV.
Nel corso della sua lunga attività parlamentare, è stato componente delle Commissioni giustizia, affari esteri, bilancio, difesa, istruzione, lavoro, agricoltura, nonché della Giunta per il Regolamento.
Ha rivolto grande attenzione alle tematiche comunitarie, in qualità di presidente dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa, nella IX legislatura, e di membro del Comitato per la diplomazia parlamentare e presidente delle delegazioni parlamentari presso l'Assemblea del Consiglio d'Europa e dell'Assemblea dell'Unione dell'Europa occidentale. È stato anche parlamentare europeo nella IV legislatura.
Nel corso della X legislatura ha ricoperto la carica di Vicepresidente della Camera sino al 1990, allorquando è divenuto Ministro della Pubblica istruzione nel VI Governo Andreotti. Profondamente legato al Meridione, nella sua attività politica si è costantemente fatto portavoce delle istanze del Mezzogiorno, anche in qualità di presidente dell'Associazione nazionale per gli interessi del Mezzogiorno, incarico che ha ricoperto dal 1998 sino alla fine.
La sua grande cultura e il suo alto senso delle istituzioni, insieme allo stile garbato e sempre misurato, sono i tratti che ne definiscono meglio la personalità e che sono rimasti nel cuore di tutti coloro - colleghi parlamentari e cittadini - che qui a Montecitorio gli hanno reso l'ultimo saluto, visitando la camera ardente e partecipando alle esequie.
Con la morte di Gerardo Bianco scompare una figura di altissima levatura politica e culturale, un fine intellettuale che ha saputo efficacemente coniugare un'appassionata attività di studioso con un intenso impegno nelle istituzioni e nella politica.
Ai familiari qui presenti desidero quindi rinnovare l'espressione del più sentito cordoglio anche a nome dell'Assemblea, invitandola a un minuto di silenzio (L'Assemblea osserva un minuto di silenzio - Applausi).
Ha chiesto di parlare il deputato Enrico Letta. Ne ha facoltà.
ENRICO LETTA (PD-IDP). Grazie, Presidente. Grazie per aver ricordato la militanza politica, i ruoli istituzionali e la passione di una personalità di straordinaria intensità, che ha lasciato una traccia profonda nella politica italiana. Gerardo Bianco è stato per tutti questi anni un punto di riferimento per tanti di noi. La comunità delle democratiche e dei democratici si stringe attorno alla sua famiglia, ne ricorda l'esemplare personalità, il percorso politico sempre lineare, l'impegno straordinario.
Un uomo dalla profonda cultura che ha vissuto a cavallo di questo secolo, ha inciso, ha lasciato segni profondi nella vita del nostro Paese. Come lei ha ricordato, non è stato solo - come alcuni giornali hanno voluto sinteticamente raccontare - un democristiano, un democristiano DOC, no, questo è un modo troppo semplice per definire una personalità che è riuscita a rappresentare al meglio quella storia politica e poi è riuscita, dopo, quando si è entrati nella seconda Repubblica, a costruire con impegno scenari che sono ancora quelli che governano quest'Aula parlamentare e la politica italiana. L'ha fatto con coraggio, assumendosi grandi responsabilità, sempre capace di sorprendere, mai banale, mai a guardare dall'alto in basso, sempre in grado di stare con tutti, con la rara capacità che in politica hanno pochi, cioè quella di far prevalere l'ascolto sulla parola, la capacità di ascoltare, la capacità di interagire con tutti coloro con i quali entrava in contatto. È stata una personalità, signor Presidente, la voglio ricordare così, la persona di Gerardo Bianco, capace di tenere insieme polarità diverse e portarle sempre verso una sintesi più avanzata, sempre così, è riuscito a non far mai sì che queste sintesi avanzate fossero profezia solitaria, sempre, che fossero un disegno collettivo, insieme alle tante persone con le quali ha condiviso i passaggi più difficili, più coraggiosi e più complessi della vita politica.
Era profondo in tutte le sue argomentazioni, ma riusciva a essere sempre ironico, alle volte scanzonato; ognuno di noi avrà sempre il ricordo del suo sorriso, accanto alla profondità delle sue parole. Era in grado, come lei ha appena detto, di vivere le istituzioni in tutta la sua profondità, di difenderle, ma allo stesso tempo è stato in grado di vivere politicamente con intensità anche fuori dalle istituzioni, dimostrando a ognuno di noi che si può far politica anche fuori dalle istituzioni, riuscendo a lasciare un segno, come lui l'ha lasciato.
È stato allo stesso tempo - e voglio terminare su questo - attaccato alla sua terra e profondamente europeista. Il suo passaggio al Parlamento europeo, che lei ha voluto giustamente sottolineare, è stato, per come io l'ho conosciuto, una delle attività, uno degli impegni politici che più ne aveva marcato la sua grande curiosità e il suo grande impegno per gli scenari che in quegli anni stavano cambiando.
Infine, termino con i due aggettivi che mi sento di esprimere con maggiore forza: è stato allo stesso tempo un uomo politico libero e coraggioso, come deve essere chi fa politica, pensando soprattutto alle idee che ha, al bene comune, all'interesse del Paese e dell'Europa. Questi sono stati i punti cardinali della bussola che ha guidato Gerardo Bianco.
La nostra comunità si stringe attorno a lui e ai suoi familiari e vorrei che il suo ricordo, il ricordo del suo straordinario impegno politico e dei valori che l'hanno guidato possa essere anche per tutti noi uno stimolo ancora maggiore a fare bene, ognuno di noi, il nostro dovere (Applausi - Deputati si levano in piedi).
PRESIDENTE. Chiedo cortesemente ai deputati che devono interloquire fra di loro di farlo al di fuori dell'Aula.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Rotondi. Ne ha facoltà.
GIANFRANCO ROTONDI (FDI). Signor Presidente, per me è molto difficile parlare oggi, perché sono qui, sono entrato in politica per essere stato ammesso a 15 anni nella corte più eccentrica e singolare della politica di quella che si chiama Prima Repubblica: la compagnia di amici di un intellettuale prestato alla politica che ha cambiato la politica senza smettere di essere una personalità straordinaria di intellettuale e corrispondente ai tratti che lei ha splendidamente ricordato, di mitezza, di umanità, di cordialità.
Quarantacinque anni di amicizia mi consentirebbero di parlare a lungo, ma starò nei minuti che lei mi accorda. Potrei raccontarle cose che sicuramente piacerebbero ai colleghi più giovani, perché la figura di Gerardo Bianco andrà conosciuta e ricordata a lungo e raccontata. Onorevoli colleghi, potrei raccontarvi di don Bonifacio e donna Maria Bianco, nobiltà terriera del Sud, che mandarono questo figlio bravo a studiare a Milano alla Cattolica, dove conobbe e intrecciò rapporti con provinciali che si chiamavano De Mita, in parte corregionali o co-meridonali come Misasi che, con Enrico Mattei, diedero impulso a scelte destinate a condizionare la Democrazia Cristiana; potrei raccontare del sodalizio con un grande che lui ha sempre onorato, Fiorentino Sullo, con cui questa covata di giovani realizzò sintesi coraggiose e poi intrecciò i ferri di una polemica rovente che fece dire al grande Giorgio Bocca: cosa avrà mai la magia di questa politica che strappa queste intelligenze vocate alla buona lettura e alla letteratura e le consegna a palchi di paese, dove spiegano concetti complessi a popolazioni che forse non le seguono fino in fondo? È un tempo lontano, ma vicinissimo, se pensiamo alle scelte che Gerardo Bianco ha fatto e ne potrei raccontare tante. Preferisco, per valorizzare questi pochi minuti, tenermi solo su quella che è la testimonianza che lo definisce e lo consegna all'immortalità in quest'Aula, dove è stato protagonista fino alla fine; mi viene spontaneo guardare verso i banchi del centro, dai quali nell'ultima legislatura punteggiava i dibattiti con le citazioni mai presuntuose, sempre pertinenti e ironiche che animavano la vita parlamentare. Bianco è stato il difensore del Parlamento, sempre. Certo, come lei ha ricordato Presidente, ha fatto scelte politiche che sono state importanti ed io cito anche quelle che non ho condiviso: l'Ulivo, la fondazione del Partito Popolare e, soprattutto, mi inchino a un maestro che ha consentito all'allievo di avere un'opinione diversa, senza che smettesse di essere allievo.
È stato maestro fino alla fine, ricordandomi, anche nell'ultima conversazione, che il primo dovere che noi abbiamo come parlamentari è difendere il Parlamento, come lui ha fatto. Lo fece nella Democrazia Cristiana. Noi ci riuniamo in una saletta che si chiama Aldo Moro e si chiama così perché Moro lì spiegò l'opportunità di votare la fiducia al Governo Andreotti di solidarietà nazionale a cento parlamentari della Democrazia Cristiana che non la volevano votare ed erano guidati da Gerardo Bianco che esprimeva - si diceva che erano i peones, i cento, la maggioranza silenziosa - un'opinione diversa.
Grandezza di Moro, che si inchinava di fronte a peones ad illustrare, ma grandezza di Gerardo Bianco che difendeva la libertà del Parlamento rispetto anche a un'indicazione di partito; il Parlamento autonomo dal partito, come quando fu eletto per volontà dei parlamentari capogruppo del primo partito, contro la volontà della segreteria del partito. Se noi avessimo un'oncia del coraggio civile che ha avuto Gerardo Bianco, questo Parlamento non sarebbe divenuto in alcune legislature quello che, ahimè, purtroppo, talvolta è stato: una cinghia di trasmissione della volontà dei partiti.
E anche nel suo ultimo incarico di presidente degli ex parlamentari, lui ha prestato il suo sorriso bonario a una battaglia a difesa della dignità e della libertà del Parlamento, ben sapendo che la furia demagogica - ben concertata da direttori d'orchestra e corifei del circo mediatico - che attraversava il dibattito civile nel Paese, aveva la sola finalità di tagliare le unghie a questa Assemblea, perché i forti sono già forti, e chi parla qui non parla a nome dei forti, ma dei più deboli, e quindi tutte le battaglie antipolitiche e antiparlamentari sono sempre battaglie contro i più deboli. Presidente, questa penso sia la lezione più grande del presidente Bianco.
Io non gli ho mai dato del “tu”, pur quando me lo ha chiesto, l'ho sempre chiamato presidente. Penso di doverla ringraziare, perché il suo gesto di accogliere qui la salma, con la camera ardente visitata da tanti colleghi, e programmare subito questa commemorazione archivia una stagione, diciamo, di leggerezza non casuale, che abbiamo avuto in passato, nel rispetto della nostra stessa storia. E quindi è un auspicio bellissimo, che fa coincidere questo momento doloroso, forse, con una inversione di tendenza, di cui il presidente Bianco sorriderà dal paradiso. E quindi io, che non gli ho mai dato del “tu”, voglio, a nome del gruppo parlamentare e penso di tutti i colleghi, concludere dicendo solo: grazie, Gerardo (Applausi - Deputati si levano in piedi).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Zinzi. Ne ha facoltà.
GIANPIERO ZINZI (LEGA). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, a nome mio e del gruppo della Lega, le più sentite condoglianze alla famiglia dell'onorevole Bianco. Ma consentitemi anche di fare alcune brevi considerazioni. Intanto, una particolare emozione nel ricordare un profilo politico così alto, a cui mi accomuna la radice territoriale - era un campano, come lo sono io - e la radice culturale democratico-cristiana.
Non avendo avuto il privilegio di conoscerlo personalmente come i colleghi che mi hanno preceduto, mi piace ricordare quello che ho letto e quello che mi hanno raccontato altri parlamentari ed ex parlamentari. Era un galantuomo, un intellettuale, un profilo così alto da avere la capacità di immergersi nelle regole e anche nella palude della politica e, a volte, del Parlamento. Ma anche un innovatore - lo ha ricordato il collega Letta - perché ha saputo guardare al futuro in una stagione politica in cui c'era bisogno di guardare oltre. Per cui, un intellettuale, un uomo dalle radici cristiane, un difensore delle radici cristiane, e soprattutto, come ha ricordato il Presidente Fontana, un tratto garbato. E io ritengo che sia importante che l'uomo prevalga anche sul politico, nel momento del ricordo.
Un punto di riferimento per tanti - e concludo così - in un territorio, la Campania, in cui i punti di riferimento li ha sempre cercati e trovati in un territorio, l'Irpinia, in cui un altro punto di riferimento importante era l'onorevole Ciriaco De Mita. E io penso che da lassù - e mi piace ricordare e pensare questo - entrambi ci guardino, accompagnando da padri il futuro del nostro Paese (Applausi - Deputati si levano in piedi).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Gubitosa. Ne ha facoltà.
MICHELE GUBITOSA (M5S). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi e colleghe, giovedì scorso ci ha lasciato un grande politico irpino, un esimio rappresentante della nostra terra, dalla quale provengo. L'onorevole Gerardo Bianco è stato un uomo di eccelsa cultura, ha sempre difeso le istituzioni con tutto se stesso e ha dimostrato negli anni coerenza e visione.
Quando ho avuto l'opportunità di ascoltare i suoi interventi sono sempre rimasto affascinato dalla sua capacità oratoria, dalla sua interpretazione dei cambiamenti del mondo e dal suo profondo attaccamento alla sua terra, l'Irpinia, che non gli ha mai fatto mancare profondo affetto e ammirazione.
Il suo riconosciuto rigore morale e la sua grande passione per la politica hanno, infatti, sempre rappresentato un esempio per chi si è avvicinato alla cosa pubblica e per tutti i cittadini che lo hanno conosciuto e stimato.
Ho incontrato l'onorevole Bianco qualche mese fa, mentre passeggiava in via Campo Marzio: ho avuto un piccolo e piacevole confronto con lui, ed ho riscontrato una lucidità straordinaria nel rappresentare l'attualità politica e nell'anticipare quello che sarebbe poi avvenuto.
Se ne è andato un uomo straordinario, interprete della vita pubblica nazionale, un nobile pezzo della nostra storia personale e collettiva, un grande irpino, che ha sempre difeso gli interessi del Mezzogiorno d'Italia, sfidando tutte le logiche clientelari.
Lo ricorderò sempre con profonda commozione e porgo le mie condoglianze, a nome del gruppo MoVimento 5 Stelle, ai suoi affetti più cari (Applausi - Deputati si levano in piedi).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Patriarca. Ne ha facoltà.
ANNARITA PATRIARCA (FI-PPE). Signor Presidente, onorevoli colleghi, spesso si sente dire che la politica è un'arte. Non so se sia così, certamente è una passione e, in alcuni casi, una missione.
Gerardo Bianco, che oggi ricordiamo a quasi una settimana dalla scomparsa, era di sicuro un appassionato, anzi oserei dire un innamorato della politica, in tutte le sue molteplici forme. Politica a cui ha dedicato tutta la sua vita, ricoprendo incarichi di prestigio come presidente del gruppo parlamentare della Democrazia Cristiana e poi Ministro dell'Istruzione, ed ancora eurodeputato, fondatore e animatore di movimenti politici che guardavano alla grande tradizione del cattolicesimo popolare.
In lui la politica non era mai un motore immobile, ma una continua sfida intellettuale e culturale, perché la politica senza cultura, senza intelligenza e senza visione, è solo sterile attrazione.
Nel gruppo dei giovani moderati provenienti dalla Campania, i “magnifici sette” dell'Irpinia, che raggiunsero i vertici del partito di Don Luigi Sturzo e quelli dello Stato, Gerardo Bianco era considerato un eretico, il pensatore non allineato, che, a dispetto della mitezza, che non è una debolezza, aveva il coraggio di prendere posizioni controcorrente e di ergersi a difesa dei princìpi, anche tutelando le ragioni dei suoi rivali, che per lui non divennero mai nemici.
Bianco è stato un autentico democratico e un sincero garantista, quando il garantismo era la parte sbagliata della storia e abbracciarne i valori significava subirne le conseguenze. Scelte che non ha mai, Gerardo Bianco, rinnegato, rinnovandole anzi, una volta abbandonato lo scranno parlamentare, ma non la politica. Perché la politica - e questo è uno dei più grandi insegnamenti del cattolicesimo popolare - si può coltivare anche lontano dalle istituzioni, semplicemente prendendosi cura delle esigenze del prossimo.
Come ogni raffinato latinista, sapeva che il contesto è tutto. Per questo ha mantenuto fede alla propria identità e alle proprie radici, anche a costo di apparire isolato. Come ogni buon meridionalista, sapeva che il nostro Sud ha bisogno di occasioni e non di assistenzialismo, ha bisogno di buona politica e non solo di ordinaria amministrazione. E questa continua tensione verso il rilancio del Mezzogiorno lo ha accompagnato sempre, fino alla fine. Il suo monito a credere nelle ragioni del Sud è una bussola che tutti noi dobbiamo sempre tenere a vista.
Gerardo Bianco è stato un politico vero e un leale servitore dello Stato. Preservarne gli insegnamenti e onorarne la memoria significa non disperdere il suo gigantesco contributo. Con la sua dipartita sta lentamente sparendo una generazione di politici che hanno fatto la storia di questo Paese, una generazione di liberi e forti il cui eco non si spegne oggi ma continuerà a riecheggiare in quest'Aula e nel Paese finché ci saranno uomini e donne che ispireranno la loro azione politica a quei valori di cui Gerardo Bianco è stato portatore (Applausi).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Richetti. Ne ha facoltà.
MATTEO RICHETTI (A-IV-RE). Grazie, Presidente. Gerardo Bianco ha rappresentato proprio in quest'Aula, di cui è stato anche vicepresidente e di cui è stato membro importante per nove legislature - lo ha ricordato lei -, una delle voci forse più limpide di quell'esercizio della politica cristianamente ispirata che ha rappresentato un pensiero di riferimento per molti di noi, per molti nel Paese. Un pensiero e una cultura - io arriverei a definirla una scuola quella del cattolicesimo democratico - che, in uomini come Gerardo Bianco, ha trovato sintesi, sì, per l'ispirazione cristiana della politica ma anche per la profonda laicità dello Stato e delle sue istituzioni, in una traduzione tutt'altro che scontata. È difficile trovare una sintesi più incisiva di quella di Gerardo Bianco e di pochi altri, sintesi di equilibrio, di mitezza, di gentilezza, finanche nei modi, unita a una caparbietà, a una determinazione e a un coraggio, cui ha fatto riferimento anche il collega Enrico Letta, che chi come me, come noi e come la nostra generazione ha toccato con mano proprio nel momento in cui, insieme ad altri, Gerardo Bianco è stato chiamato a restituire una casa ai cattolici democratici in quell'esperienza del Partito popolare, che ha seguito la crisi così profonda della Democrazia Cristiana, anche a fronte di scelte differenti, e lo ha fatto rieditando, insieme a Mino Martinazzoli, un appello con cui ha chiamato tanti di noi alla politica.
Ma Gerardo Bianco è stato anche uomo di moniti importanti. In queste ore e in questi giorni ci si scomoda nel ritrovare citazioni. Ce n'è una che mi ha fatto molto riflettere - a dire la verità due - perché è stato motivo di discussione tra noi ed è quella che fa riferimento a quella frase: “Abbiamo rinunciato a morire democristiani ma non per questo vogliamo morire socialdemocratici”. Fu oggetto di una conversazione tra di noi, perché le frasi di Gerardo Bianco non andavano mai contestualizzate al presente - questa cosa, anche nelle discussioni con il collega Enrico Letta, questa malattia del presentismo quante volte è tornata? - e in quella discussione tra noi due mi disse: In realtà il contenuto di quel monito vi vorrebbe invitare all'idea che in politica lo schieramento, il campo di gioco, l'alleanza non è solo una cosa da scegliere; è finanche una cosa da costruire. Ecco, quanto di presente c'è in quella idea, così come il monito, quello molto più severo, che ci ha messo in guardia - oserei dire, se mi è permesso, che mi ha messo in guardia - dall'idea che ogni scelta in cui c'è cedimento all'antipolitica, anche involontario, anche partendo da una battaglia che ritieni giusta e sacrosanta, rischia di essere - anche oltre le tue intenzioni - un colpo inferto alla credibilità delle istituzioni e della politica che, come Gerardo Bianco ripeteva, non sono incrollabili.
È in questo modo, in questo stile e in questa profonda cultura che Bianco aveva che risiedono le ragioni che hanno portato il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, qualche giorno fa ad utilizzare parole che meglio non si potevano riassumere e usare e a definire Gerardo Bianco “leale servitore delle istituzioni”. In quel “leale servitore delle istituzioni” c'è tutta l'integrità di un uomo che mancherà alla politica e che mancherà alla sua famiglia, alla quale il gruppo di Azione-Italia Viva da quest'Aula non solo porge il più sentito cordoglio ma vuole mandare un abbraccio colmo di gratitudine (Applausi – Deputati si levano in piedi).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Zanella. Ne ha facoltà.
LUANA ZANELLA (AVS). Care colleghe e cari colleghi, signor Presidente, il nostro gruppo Alleanza Verdi e Sinistra si associa al commosso ricordo e al vivo rimpianto della figura dell'onorevole Gerardo Bianco che, purtroppo, è mancato lo scorso 5 dicembre. Quando era divenuto segretario politico del Partito popolare italiano, dopo la drammatica fine della Democrazia Cristiana, con lui i Verdi, nel 1995-1996, avevano vissuto e collaborato alla positiva e feconda esperienza della formazione dei comitati Prodi e, quindi, alla costituzione dell'Ulivo, all'insegna del quale tutti insieme vincemmo le elezioni politiche del 1996, con la leadership di Romano Prodi. Poi nel 2006 ci ritrovammo assieme anche nella nuova e pur breve esperienza dell'Unione, che vide per la seconda volta la vittoria di Romano Prodi.
Abbiamo imparato a conoscere la sua capacità di dialogo, il confronto aperto e plurale tra soggetti politici che avevano storie e culture diverse ma che si ritrovarono accomunati da ideali e valori finalizzati al cambiamento e al rinnovamento politico e istituzionale, dopo la drammatica crisi del sistema dei partiti all'inizio degli anni Novanta.
Gerardo Bianco, come è stato ricordato, ha avuto una lunghissima esperienza parlamentare, per ben nove legislature. È stato anche parlamentare europeo e, prima ancora, Presidente dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa, a dimostrazione della sua profonda vocazione europeista, egli che era meridionalista. Sia pure nelle diverse articolazioni politiche che hanno caratterizzato il suo ruolo nella fase successiva al fine della Democrazia Cristiana, Gerardo Bianco è stato sempre fedele alla sua impostazione di cattolico democratico e di cristiano sociale, promotore del dialogo tra le diverse formazioni politiche della coalizione del centrosinistra. È stato, inoltre, un uomo di vastissima cultura e un valente latinista, collaborando in tale veste anche all'Istituto della Enciclopedia Italiana.
Successivamente, alla fine della sua personale esperienza parlamentare, è stato per molti anni anche presidente dell'Associazione nazionale degli ex parlamentari, per continuare a dimostrare, pure in quella veste, il suo profondo attaccamento alla centrale funzione del nostro Parlamento.
Certamente venivamo da storie e itinerari politici diversi, ma quando le nostre strade si sono incontrate abbiamo tutte e tutti apprezzato la sua lealtà, la sua apertura culturale, la sua ininterrotta capacità di dialogo e di confronto anche tra posizioni differenti. Ci inchiniamo ora alla sua memoria e inviamo ai suoi familiari la nostra profonda partecipazione al loro grande dolore per la perdita di un uomo che ha onorato il Parlamento e l'Italia (Applausi).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Cesa. Ne ha facoltà.
LORENZO CESA (NM(N-C-U-I)-M). Signor Presidente Fontana, mi associo ai ringraziamenti fatti già da Gianfranco Rotondi a lei per il gesto davvero nobile che ha voluto riservare, ricevendo, venerdì, qui, in queste sale, nelle sale del nostro Parlamento, la salma del presidente Bianco, quindi la ringrazio davvero di cuore per questo gesto.
Onorevoli colleghi, quest'Aula rende oggi omaggio a Gerardo Bianco, a un uomo colto e giusto, riconosciuto protagonista per decenni della vita politica del nostro Paese, un uomo che ha saputo interpretare i cambiamenti della nostra società, infondendo ogni sforzo per rendere la politica vicina alle reali esigenze della gente, degli italiani, della sua gente, della gente del Sud. Le nove legislature in questo Parlamento, gli incarichi politici e di governo, di sempre maggiore spessore e responsabilità, da quello di Vice Presidente della Camera, a quello di Ministro della Pubblica istruzione, nonché il mandato di rappresentanza europeo sono la testimonianza tangibile di una vita dedicata, con passione e coerenza, alla politica e alla cosa pubblica.
Gerardo Bianco aveva, poi - mi si permetta, sul piano personale - una caratteristica rara e preziosa: un'umiltà e una gentilezza d'animo, che lo hanno contraddistinto come un autentico galantuomo, prima ancora che un personaggio politico di vero rango.
Aveva da poco compiuto 91 anni, la gran parte dei quali dedicati alla Democrazia Cristiana, di cui fu, prima a lungo, appassionato componente - ricordava Gianfranco, capogruppo anche “controvento”, io fui uno di quelli che diede una mano, in quel momento -, e poi, lucido promotore, nel travagliato anno 1994, di nuove aggregazioni politiche, nel fermo convincimento dell'insostituibile ruolo dei cattolici nella vita politica italiana. E se, oggi, Enrico e tanti altri amici che vedo presenti ora in Aula sono qui, lo si deve a quel coraggio che Gerardo Bianco ebbe in quel momento.
Soltanto poco più di un anno fa, a Radio Radicale, aveva spiegato la sua visione del ruolo centrale del Parlamento e delle responsabilità di chi assume il mandato parlamentare; queste furono le sue parole: “Il Transatlantico per qualcuno era il luogo dei passi perduti; per me, invece, rappresentava il luogo in cui incontravo e mi confrontavo con tutti i parlamentari, soprattutto quelli dell'opposizione”.
Gerardo Bianco non ha mai interpretato la politica come fine, bensì come mezzo per realizzare una società nella quale tutti avessero le stesse opportunità, sempre come luogo di incontro e di confronto su idee e lungimiranti visioni di prospettiva, e mai come scontro politico fine a se stesso.
In conclusione, Gerardo Bianco è stato un autentico Democratico cristiano e popolare, la cui lezione di stile e di contenuti è tuttora di profonda attualità, anche e soprattutto per le nuove generazioni che si avvicinano alla politica.
Signor Presidente, onorevoli colleghi, celebriamo, quindi, con sincera commozione e sentimento di riconoscenza il ricordo di un collega autorevole, dalle non comuni virtù politiche ed umane, a cui il Paese sarà sempre grato. Grazie, Gerardo. E alla famiglia rinnovo le mie e le nostre più sentite condoglianze (Applausi).
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Cesa. Sospendiamo, a questo punto, la seduta, che riprenderà al termine della riunione della Conferenza dei presidenti di gruppo, convocata alle ore 14.
La seduta è sospesa.
La seduta, sospesa alle 13,45, è ripresa alle 14,45.
Fonte: camera.it
