Grillo: « A ottobre il Paese sarà nostro, se vogliono la guerra faremo la guerra»

Lunedì 13 Maggio 2013 21:32 Marco Monetta
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Grillo sul palco di via MatteottiAVELLINO – Torna in città il leader del Movimento a cinque stelle Beppe Grillo. Lo fa dopo quattro mesi: era il 21 gennaio, un freddo pungente e la pioggia battente che si interrompe giusto quando inizia a parlare il comico genovese davanti la villa comunale. La campagna elettorale era quella per le Politiche, il voto che serviva ad aprire come una scatoletta di tonno il Parlamento. L’obiettivo era scardinare la “politica della transenna” che aveva tentato di far fuori gli attivisti con le lungaggini burocratiche. Ora in Parlamento ci sono finiti 163 grillini e si guarda alle Amministrative del 26 e 27 maggio. Dopo Roma, tocca prendersi le città, i territori.

L'appuntamento è in via Matteotti, dove è stato allestito un piccolo palco. Parte proprio dal capoluogo irpino il tour nazionale per le amministrative di fine mese. I militanti e i candidati arrivano da tutta la regione, quella di Avellino dovrebbe essere l'unica data del tour in Campania, anche se dal palco si chiede a gran voce l'intervento di Beppe tra Napoli e Caserta.

Scisciano, Castellamare, Scafati, Marcianise, Cercola, Afragola, Giugliano: i candidati sono stanchi e indignati da vent’anni di gestione clientelare del territorio, sempre le stesse facce, gli stessi risultati: rifiuti, disoccupazione, giovani costretti ad emigrare. C’è tanta emozione nel presentarsi, pochissime frasi, spesso non riescono ad andare oltre il refrain “mandiamoli tutti a casa”, si applaude per qualsiasi cosa, anche per darsi coraggio. L’intervento migliore, in un italiano pulito e strutturato, è di Gianluca Iadanza di Campagna, in provincia di Salerno. Per lo slogan vincono quelli di Grumo Nevano, in provincia di Napoli: “Non fate sempre la stessa cosa, o farete sempre la stessa fine”.

Sono circa un migliaio i presenti alla manifestazione, sembrano meno che a gennaio, stipati dal palco fin quasi a metà strada all'altezza del bar Mexico. L'appuntamento, fissato per le 18.30, parte un'ora dopo. Beppe Grillo arriva alle 20.00 e prende subito la parola. Quarantacinque minuti filati, gridati tutti d'un fiato, più forte che a gennaio. È molto più rabbioso, pochissime le pause. Si parte col solito sketch del balcone, “buttatevi giù, cosa fate lì?”, poi intima alla folla di far sparire le bandiere o non si vede nulla. Grida, e molto. Parla di una rabbia "giusta, sana", in funzione della presa democratica del Paese. "A ottobre sarà nostro, vedrete". Ma poi cambia subito il tono: "Se vogliono la guerra, allora faremo la guerra". L'imperativo rimane lo stesso, "mandarli tutti a casa", politici presuntuosi che “ci trattano come bambini,  i grillini", impegnati a perdere tempo dietro a un computer. In compenso tutte le forze politiche "ci copiano il programma, e non si vergognano nemmeno". Poi le due inesattezze che propone sempre in accoppiata: “Siamo il primo partito con il 25% (è il Pd, contando i voti assoluti tra Camera, Senato ed estero, ndr), ora siamo al 30%, ma ci hanno maltrattato, tagliato fuori, non abbiamo avuto nemmeno un ministero, nessuna carica”. Difficile avere un ministero non votando la fiducia, e sulle cariche i Cinque stelle hanno fatto man bassa tra le forze d’opposizione raccogliendo 28 poltrone nelle commissioni, quasi tutti i vicepresidenti e i segretari. Sul palco, manco a dirlo, i parlamentari Carlo Sibilia, segretario in commissione Affari esteri, e Silvia Giordano, segretario in quella Affari sociali.

Come detto, le bordate ci sono per tutti, da Berlusconi al neonato governo Letta ( “se ne vanno in pullman nel convento, evitano di andare in tv. Chissà chi è che gli avrà dato l’idea…”). Come da copione, non mancano le stoccate a De Mita e Mancino, eterni padroni della città: "Ma come c... fate ad avere ancora l'Udc qui? È l'unione dei carcerati. È colpa vostra, avete un demitiano piccolo piccolo dentro di voi che ogni tanto vi esce fuori dall’orecchio". Racconta di quando il leader di Nusco andava a trovarlo nei camerini prima dei suoi spettacoli, come a raccomandarsi di non fargli troppo male, “e io puntualmente facevo tutto lo spettacolo su di lui”. È un film già visto, “i partiti ci hanno fregato bloccandoci per un anno, sono già in campagna elettorale”, ma lui ripete le stesse cose di quattro mesi fa: prendere i soldi dalle missioni militari, dai rimborsi elettorali, accorpare Province e Comuni al di sotto dei 5mila abitanti, basta finanziare i giornali. “Se si chiudono le aziende, si devono salvare le persone con il reddito di cittadinanza”. E poi il solito spettro, “vedrete se non faranno qualche legge per oscurare la rete, hanno paura”. Perché siamo “controllati, spiati continuamente”, e poi grida candidamente di volere per sé i servizi segreti. “La vera dittatura – dice – è far scomparire le persone, non sottometterle”. E quindi l’Europa, con cui non siamo in grado di patteggiare percorsi diversi per colmare il debito, strangolati dal cappio per salvare Francia e Germania. “Non ho mai detto di voler uscire dall’euro”, e dalle facce sembra non ci credano nemmeno i militanti, (“Sono per rimanere in Europa, ma uscire dall’euro col minor danno possibile”, Youtube può confermarlo, ndr). E poi le cifre, ogni tanto ne sbaglia una, l’importante è l’effetto che fa sulla gente: “Spendiamo 850mln di euro l’anno per pagare mille autisti”. In realtà, gli addetti per auto di servizio ‘blu’ e ‘grigie’ (circa 65mila vetture), sono quasi 30mila e con una spesa media di 40mila euro fanno 1,1 mld all’anno (fonte Sole24ore). Anche facendo una proporzione, il ragionamento non torna.

Sono le 20.50, sparate tutte le cartucce, dopo Grillo a intervenire sono Tiziana Guidi e i parlamentari Carlo Sibilia e Silvia Giordano. “Scusate se ho parlato troppo, pensavo aveste già parlato”. 25 candidati in lista, 8 le donne. Chiedono un voto "non per loro, ma per voi stessi". "Non vi fate fare fessi – grida Sibilia – uscite fuori dalla vergogna del voto di scambio delle altre forze politiche". La Guidi, insegnante genuina e tenace, la butta sul poetico per dimostrare il legame con la propria città, va dai girini del Fenestrelle al rumore delle foglie dei platani. E poi la luce, quella delle persone oneste, “non sono meteore che svaniscono, ma come frecce luminose lanciate verso il cielo che illuminano la terra”. Chapeau.  Il pubblico si dirada velocemente e dal palco si spartiscono una torta vera, non metaforica. Sono le 21.15 e Grillo sale a fatica sul camper guidato dal fido Walter Vazzoli. Un’ultima voce sale dal microfono: “Ricordo ai militanti che non stanno facendo niente e ai candidati che c’è da smontare il palco, grazie”. La dura legge dell’“ognuno vale uno”.