AVELLINO – Con l’elezione del sindaco Paolo Foti il centrosinistra si conferma alla guida del Comune di Avellino, dopo una sfida elettorale senza risparmio di colpi tra schieramenti avversari. Uno scontro diventato incandescente durante il ballottaggio tra l’esponente democratico ed il rappresentante dell’Udc, Costantino Preziosi. Nella fase finale della competizione, infatti, si è fatta sentire anche la presenza in campo dei due pesi massimi della politica irpina: Nicola Mancino e Ciriaco De Mita. Il risultato delle urne, però, non ha lasciato dubbi rispetto alla volontà del corpo elettorale, attribuendo un netto 60 per cento dei consensi a Foti. Anche il dato dell’astensionismo è stato alto: a votare si è recato soltanto il 54 per cento degli aventi diritto. Una linea di tendenza registrata in tutto il Paese, che rimarca la crescente distanza tra cittadini e politica, anche se la città di Avellino si pone, comunque, diversi punti al di sopra della media nazionale, pari al 48,5 per cento.
Le amministrative del 2013 consegnano, dunque, un quadro politico nel quale il Pd si conferma il primo partito del capoluogo, una Udc che nonostante le forze in campo non riesce a sfondare ed un Pdl ridotto sempre più ai minimi termini. Marginale il ruolo della compagine montiana, Scelta Civica. Torna in Consiglio comunale la sinistra, rappresentata da Giancarlo Giordano, che aveva aggregato attorno a sé una parte dell’area (Sel, Rifondazione e Idv). Resta fuori, invece, il Movimento 5 Stelle, bocciato dall’elettorato. Stesso discorso per il “Movimento civico per Avellino” di Sergio Trezza. Delusione anche per le liste civiche “Davvero”, soprattutto dopo il mancato apparentamento al secondo turno, per la scarsa rappresentanza ottenuta nonostante l’exploit dell’ex vicesindaco, Gianluca Festa. Tutti elementi che dovrebbero aprire in futuro una riflessione sulla corsa alle liste “fai da te”.
Resta da comprendere, adesso, quale direzione seguirà il sindaco Foti nella formazione della giunta comunale e se deciderà di premiare le convergenze programmatiche del secondo turno. Favorevole ad un’ipotesi di allargamento dell’esecutivo a civiche e montiani sarebbe l’ex presidente del Senato, Nicola Mancino, vero artefice delle trattative durante la sfida elettorale. I risultati elettorali hanno riaperto conflitti e ferite presenti nella politica irpina. Già subito dopo lo spoglio si è aperta la resa dei conti nel Pdl: il consigliere regionale, Antonia Ruggiero, ha chiesto le dimissioni del coordinatore provinciale, il senatore Cosimo Sibilia. Una posizione rimasta isolata, nonostante lo sconforto di militanti e dirigenti per la batosta subìta. Diversi, infatti, sono stati gli interventi a difesa del segretario. Ma la frattura nella destra è profonda. Basterebbe pensare alle scelte compiute da Francesco e Giovanni D’Ercole, che hanno sostenuto Preziosi dell’Udc al ballottaggio, in difformità rispetto alla linea ufficiale del Popolo della Libertà. Una delle incognite da risolvere per i berlusconiani sarà proprio il rapporto con lo scudo crociato. Senza contare il malcontento sorto nella base per la presenza dell’ex avversario di 9 anni di opposizione a Piazza del Popolo, l’ex sindaco Giuseppe Galasso. Una sofferenza che rischia di continuare, considerato che l’ex esponente del Pd, benché sia uscito sconfitto anche sul piano personale da questa tornata elettorale, pare abbia deciso di accasarsi nel Pdl, con il beneplacito di Sibilia.
Non andrebbe meglio, però, nell’Udc dove le tensioni già presenti prima del voto starebbero per esplodere. Preziosi lamenterebbe il mancato supporto della struttura di partito durante la campagna elettorale. Sul campo, poi, restano molti delusi, soprattutto tra chi sperava di entrare in consiglio comunale e non c’è riuscito.
Anche nel Pd si riaccende lo scontro interno che si era manifestato addirittura fino alla presentazione ufficiale delle liste, con lo strappo dei bersaniani che avevano ritirato le proprie candidature ed avevano attaccato duramente i vertici del partito, a causa di presenze a loro sgradite nella lista “Democratici per Avellino”. Una mossa soltanto in parte lenita dalla decisione, assunta da Lucio Fierro e Francesco Todisco, di dichiarare al ballottaggio il proprio incondizionato sostegno a Foti. A via Tagliamento, però, erano in molti ad auspicare che subito dopo le elezioni fosse fatta definitivamente chiarezza. A prendere l’iniziativa sono stati il consigliere comunale Giuseppe Negrone e l’ex Michele Palladino che hanno presentato una richiesta di espulsione dei due dirigenti di partito. Sullo sfondo, intanto, c’è anche il congresso provinciale e nazionale del Pd. Lo scontro potrebbe trasferirsi in quella sede.




