AVELLINO – “Il peso da dare al verdetto della Cassazione, che è un verdetto triplice perché sono state cancellate tre ordinanze, due del Gip del tribunale di Avellino ed una del tribunale del riesame, lo scopriremo quando leggeremo le motivazioni. Per intanto però possiamo certamente dire che si tratta di un punto importantissimo in una vicenda giudiziaria che oramai dura da sei mesi e che sino a questo momento aveva visto vincente la narrazione dell’ufficio di procura, la Cassazione ha sinceramente detto che è probabile che si debba ricominciare daccapo”.
È un passaggio delle dichiarazioni rese, nell’annunciata conferenza stampa tenutasi questa mattina presso il circolo della stampa, dall’avvocato penalista Luigi Petrillo, uno degli avvocati difensori, insieme ai colleghi Dario Vannetiello e Concetta Mari, del sindaco Gianluca Festa, presente in sala, tornato in libertà dopo cinque mesi di arresti domiciliari.
“Non abbiano ancora le motivazioni e – continua Petrillo – non possiamo dire che è stato demolito il castello accusatorio. Potremmo dirlo se la Cassazione avrà detto che le intercettazioni sono inutilizzabili. In quel caso il castello accusatorio sarà definitivamente demolito. Se viceversa la Cassazione avrà annullato i provvedimenti sulla base della considerazione che non vi erano le esigenze cautelari il discorso cambia. Resta fermo, però, una cosa: qui il tema non è che la Cassazione ha disposto la scarcerazione di Gianluca Festa, la scarcerazione di Gianluca Festa è una conseguenza di un’altra cosa ben più importante. È la conseguenza dell’annullamento delle ordinanze, le ordinanze sono state annullate perché illegittime: questa è la notizia. La Cassazione questo ha detto, perché la Cassazione, se fosse stato il Gip a disporre adesso la scarcerazione, come io avevo chiesto nell’agosto passato, si poteva dire è stato scarcerato, cioè la notizia era è stato scarcerato perché il Gip ha ritenuto venute meno le esigenze. Qui no, qui ci troviamo di fronte a due provvedimenti che hanno detto che le misure sono illegittime e, quindi, non doveva essere sottoposto agli arresti domiciliari. Adesso dobbiamo leggerle le motivazioni perché dalla lettura delle motivazioni capiremo innanzi tutto se si potrà fare un processo, perché se rimane poco dall’esito della distruzione, diciamo così, delle intercettazioni, il processo che ci aspetta sarà parecchio singolare”.
Sulla celebrazione del rito immediato: “Uno degli effetti delle pronunce dell’altro giorno delle Suprema Corte di Cassazione è che l’indagato è tornato a piede libero. Questo impedisce la celebrazione del rito immediato che è possibile quando, alternativamente, o la prova è evidente e l’indagato è stato iscritto nel registro delle notizie di reato da tre mesi oppure quando l’indagato è in stato di custodia cautelare da meno di 180 giorni. Quindi fino a prima della decisione della Cassazione poteva chiedersi da parte della procura il rito immediato nei confronti di Gianluca Festa. Adesso non più”.
Richiesto di commentare se la procura ha fatto politica Petrillo così dichiara: “Questo è un argomento che, come ho già detto in qualche circostanza, non mi appassiona. L’aspetto politico è qualche cosa che va valutato da altri e non da me. Come credo abbia detto Gianluca Festa ieri è indubitabile che ciò che è accaduto ha segnato l’evoluzione politica della campagna elettorale, ma io non ho mai creduto che vi fossero, diciamo, spinte di natura politica dietro questa attività investigativa che, tuttavia, è un’attività investigativa che io in questa provincia non ho mai avuto modo di constatare.
Io conosco bene i pubblici ministeri che si sono occupati delle indagini, quindi escludo nel modo più assoluto che ben quattro pubblici ministeri, che sino ad adesso si sono occupati della vicenda, siano stati mossi da istinti, spinte, ambizioni, come le vogliamo chiamare, di carattere politico. Analoga cosa debbo dire riguardo agli inquirenti, ai carabinieri, nei quali non ho mai intravisto istanze o pulsioni di carattere politico. Tuttavia, dico, il fatto è accaduto nel pieno della campagna elettorale, ma è un fatto che dobbiamo semplicemente registrare senza annettervi un rapporto di causa ad effetto”.
Il rapporto di Festa con la casa comunale: “Il sindaco è un uomo libero, quindi può fare che ciò che ritiene opportuno fare, non ha limitazioni, non ha vincoli di sorta. Ovvio che, siccome un parte delle ordinanze di custodia cautelare è basata su un’ipotesi di continuità tra la sua giunta e quella che gli è succeduta e questa ipotesi di continuità sostanzierebbe il pericolo di reiterazione del reato - sorrido perché è veramente una cosa che desta sorriso - credo che sia per lui opportuno, diciamo, non frequentare il Comune, per un fatto, così, semplicemente di garbo istituzionale, fermo restando, ripeto, che questa motivazione che trovata scritta sia nella prima che nella seconda ordinanza è una motivazione che io continuo a reputare risibile”.
Sulle intercettazioni: “Come forse avrete appreso da ciò che è accaduto in questo torrido mese di agosto noi abbiamo commissionato, in relazione ai fatti di cui alla seconda ordinanza, una relazione tecnica all’ingegnere informatico chiedendogli di riascoltare quelle intercettazioni che, secondo l’ufficio del pubblico ministero e secondo il Gp, darebbero sostanza ai fatti di corruzione. Il nostro consulente le ha riascoltate non una ma, credo, una cinquantina di volte utilizzando anche mezzi particolarmente aggiornati che io immagino che i carabinieri che l’hanno sentite prima di lui non avevano, e molte delle frasi che si trovavano trascritte nell’ordinanza di custodia cautelare ed erano contenute nelle informative dei carabinieri sono risultate diverse. Ora, non so a chi, a cosa attribuire la divergenza, noi abbiamo ritenuto opportuno e doveroso portare subito all’attenzione dell’autorità giudiziaria questa circostanza, lo abbiamo fatto il giorno di ferragosto, il giorno prima di ferragosto perché per noi era un dato di estrema urgenza, dopodiché si è ritenuto di non tener conto di questa novità nel successivo provvedimento, abbiamo ricominciato a lavorare, abbiamo discusso in Cassazione, in Cassazione, ci tengo a dirlo, non abbiamo portato questo argomento perché era un argomento di puro fatto, ma è un argomento che tante volte la Cassazione dovesse aver deciso nel senso dell’assenza di esigenze ci tornerà utile nel corso del processo perché questa consulenza io non credo possa essere dimenticata”.
Sulla posizione degli altri indagati: “Se la Cassazione ha annullato in ragione dell’inutilizzabilità delle intercettazioni mi pare ovvio e evidente che il verdetto avrà un peso straordinario anche nei confronti degli altri indagati. Se viceversa la Cassazione avrà annullato sul rilievo di mancanza di esigenze cautelari sarà una statuizione che riguarderà il solo Gianluca Festa”.
Dario Vannetiello: “Non è stato un risultato straordinario, molto di più, perché non si è mai verificato in Italia che la Suprema Corte di Cassazione annulli senza rinvio due ordinanze di custodia cautelare per una decina di reati contestati anche gravi, addirittura nello stesso giorno.
Se l’annullamento riguarda l’inutilizzabilità delle intercettazioni? Sì, io probabilmente ritengo che sia questa la ragione. L’altra ragione residuale, meno interessante per il sindaco senz’altro, che l’annullamento sia intervenuto in ordine alla insussistenza delle esigenze cautelari. Meno interessante rispetto alla prima sì, però bisogna tener presente che il sindaco, laddove non avesse temuto una richiesta di arresto, credo che non si fosse dimesso”.
Sul computer: “Il computer è un segmento di questa indagine che mi ha incuriosito molto. Io sono un maniaco delle carte e, nello sfogliare, migliaia e migliaia di pagine mi sono imbattuto – erano le 2:25 di notte – in un verbale di inizio delle operazioni di intercettazione video. Un verbale che dimostrava che la intercettazione video era iniziata a dicembre 2023 mentre nell’ordinanza di custodia cautelare veniva sottolineato che la intercettazione video risaliva a marzo 2024. Il Gip scriveva che la ragione per la quale il sindaco, ripreso appunto nel suo ufficio, la ripresa che lo vedeva smontare il computer e portarlo via, era maturata a marzo 2024 perché qualche giorno prima c’era stata la perquisizione negli uffici. È stato senz’altro un errore in buona fede dal Gip e dagli inquirenti, però sono contento di essermi imbattuto in questo foglio perché consente alla difesa del sindaco di dimostrare che, nel momento in cui il sindaco ha smontato il computer, non temeva certo l’indagine perché la perquisizione che ha rivelato l’esistenza delle indagini è avvenuta circa due mesi dopo”.
