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    12/08/2026

Il Pd sia garante del sostegno a Foti

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La prima seduta del nuovo Consiglio comunale (foto di Massimo D'Argenio)AVELLINO – Il compito svolto a metà nella sua prima seduta dal nuovo Consiglio comunale di Avellino è visto da molti come il segnale delle difficoltà cui inevitabilmente andrà incontro la maggioranza che sostiene Foti (problemi che investiranno il Partito democratico più che la stessa giunta da pochi giorni messasi al lavoro); molti altri ritengono invece che la difficile seduta iniziale non sia altro che il prezzo che inevitabilmente l’insediamento di un nuovo sindaco e di nuovi assessori, unito all’inevitabile riequilibrio programmatico dell’ente, bisogna purtroppo pagare.

Premesso che un’attesa spasmodica sulle linee programmatiche, sui primi atti amministrativi qualificanti e persino sulle prime iniziative o sortite di sindaco ed assessori – tranne uno, tutti alla prima prova –  è davvero fuori luogo (per vedere qualcosa di realmente concreto dovrà almeno passare l’autunno), alcune cose vanno dette e chiarite subito. L’infelice querelle degli assessori esterni potevano risparmiarcela; come quella sulle incompatibilità che una legge arruffona sembra assegnare alle competenze del Consiglio. In realtà, si tratta di questioni destinate ad essere decise da Tar e Consiglio di Stato.

Per gli assessori esterni sbagliano tutti sia l’opposizione, che la questione l’ha posta subito, sia la maggioranza che quella situazione impostò ed accettò cinque anni fa sotto il ricatto di un gruppo di consiglieri comunali al sindaco Galasso al quale chiesero assessorati garantiti in cambio dei loro tanti voti. Non c’è alcun atto di enti locali che possa scavalcare la legislazione nazionale. E poi ci si ricordi – dignità pere favore – delle angustie nelle quali finivano le scelte delle maggioranze per eleggere – prima della riforma degli enti locali – gli assessori, ovvero persone appartenenti soltanto ed esclusivamente ai Consigli comunali. E con il sindaco che, a parte il suo voto, non poteva incidere davvero nella composizione dell’esecutivo.

Per non parlare, poi, dell’elezione diretta del sindaco. Forse ad Avellino hanno già dimenticato il non edificante spettacolo del duello Turco-Scalpati, delle turbative nei rapporti tra un sindaco dal consenso enorme come Michelangelo Nicoletti e Rolando D’Amore, l’assessore all’Annona degli anni Sessanta che quanto a preferenze (voti “personali”) neppure scherzava; e poi tra Aurigemma e Pistolesi, l’assessore all’Annona dei primi anni Settanta. Quanto al mercato delle vacche per la scelta degli assessori (ed in particolare dell’assessore anziano) meglio lasciar perdere. Il mercato, però, è tornato. Lo determinano le cosiddette liste civiche ed i loro candidati alla carica di sindaco. Poche le firme da raccogliere (seriamente) per presentarle; assurdo non porre uno sbarramento di almeno il quattro per cento per il loro ingresso in Consiglio. In mancanza di questi limiti sono stati fatti – mediatore maximo il Pd – accordi sottobanco con l’assurdità di vedere assessori persone le cui liste non appoggiano il sindaco.

Chi sta stravolgendo la ferrea regola imposta dal ballottaggio che, a risultato acquisito, si sa chi governerà e chi farà l’opposizione? Chi ha voluto questo calderone? Chi ci ha infilato dentro i patti con vecchi assessori promesse da mantenere, apparentamenti non dichiarati ma sottoscritti con strette di mano di stampo quasi camorristico anziché come scelte tra galantuomini? A proposito di galantuomini, dicono che lo sia il tempo. Ed allora aspettiamo e vediamo. Per ora buon lavoro a tutti, a sindaco, assessori, dirigenti e personale. Faremmo lo stesso augurio ai giornalisti, ma se la smettessero di assediare Piazza del Popolo.

Di particolare rilievo, infine, sarà l’attenzione per iniziative belle e significative come quella di Libera o quelle urticanti dei tanti militanti del Movimento 5 Stelle che, rimasti fuori dall’aula per giudizio degli elettori, vogliono ora fare da guardiani della rivoluzione, quella rivoluzione che gli elettori, per ora, non hanno voluto. Anche per loro, come per la giunta, ci vorrà tempo, non poco tempo.

 

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