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    14/08/2026

Grimaldi: «Corro per vincere. Un Pd che sia utile alla Campania #èpossibile»

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Da sinistra: Valentina Paris, Michele Grimaldi e Francesco TodiscoAVELLINO – È sceso in campo prima di tutti, a ottobre, presentandosi a Napoli al Lanificio 25, un ex opificio riconvertito in spazio culturale. Dopo aver toccato ieri Salerno, Caserta e Napoli, questa mattina lo ha fatto anche nel capoluogo irpino, al Circolo della stampa. È Michele Grimaldi, 32 anni, dirigente nazionale ed ex segretario dei Giovani Democratici della Campania, candidato alla segreteria regionale del Pd. Le primarie - aperte a tutti versando un contributo di 2 euro - si terranno domenica 16 febbraio. È il più giovane dei tre, è quello di sinistra, anche se non è per questo che incarna il rinnovamento, dice, ma per le idee e le proposte che vuole mettere in campo. Grimaldi, scafatese, ha sostenuto Gianni Cuperlo alle ultime primarie nazionali. Dovrà vedersela con Guglielmo Vaccaro, deputato vicino al premier Letta, e con Assunta Tartaglione, anche lei deputata, avvocato, nome che ha unito le diverse anime renziane a una manciata di minuti dalla chiusura delle candidature.

Introdotto da Francesco Todisco e dall'on. Valentina Paris, Grimaldi ha presentato il proprio documento congressuale "#èpossibile - Costruire il Partito democratico, cambiare la Campania", circa 70 pagine fitte di idee e proposte. «Vi sembrerà anche una cosa retrò, ma finora siamo gli unici ad aver presentato un documento, gli altri candidati non l'hanno fatto. Li abbiamo invitati ad un confronto pubblico, ma si nascondono dietro gli impegni del Parlamento».

Parla al plurale, perché convinto ancora che la politica sia una pratica collettiva: «Perché facciamo politica?, si chiede. Perché crediamo che rimanga lo strumento per cambiare la propria vita e poter incidere sulla realtà». Il problema, continua Grimaldi, è che è stato svuotato della sua utilità: «Quando andiamo nei circoli a dire che si vota di nuovo, i militanti ci dicono che sono stanchi, ed hanno ragione. Continuiamo a chiedergli di scegliere delle persone e non delle politiche da mettere in pratica». Un punto a cui tiene molto, visto che ha proposto di restituire i due euro che gli elettori spenderanno per votare proprio ai circoli, per restituire «dignità» ai militanti che continuano a sentirsi ai margini della piramide decisionale.

Quelle del 16 non sono solo le primarie per un cambio della guardia, per decidere chi succederà al bersaniano Enzo Amendola - anch'egli eletto parlamentare alle ultime Politiche. C'è da rimettere in sesto una dirigenza che regalò la Regione a Stefano Caldoro e che fra un anno sarà chiamata a non ripetere un'altra figuraccia. Forse lo farà di nuovo con Vincenzo De Luca, è probabile ma ancora tutto da decidere. Su questo Grimaldi non ha dubbi: «Lavoreremo per la vittoria del Pd, quale che sarà il candidato, per restituire un partito che sia utile alla seconda regione d'Italia. Perché abbiamo perso? È semplice, non ci siamo fatti percepire come un'alternata credibile alla destra, tanto che Caldoro gode angora di un discreto consenso nei sondaggi, nonostante la sua macelleria sociale». Aiutato da un'opposizione che ha badato più al «consociativismo, ai propri comitati elettorali» che alle proposte.

Tagli alla sanità, ai trasporti, una crisi industriale che sembra inarrestabile. Oltre che una grande disaffezione alla politica. Un contesto pesante quello in cui si troverà ad operare il nuovo segretario.

«Abbiamo pochissimo tempo e meno risorse degli altri - dice Grimaldi - ma non ci rassegniamo. Hanno fatto apposta a scegliere una data così vicina per impedirci di coinvolgere più persone, mentre le varie correnti in gioco manovrano il voto d'apparato. E non ci rassegniamo al fatto che dieci dirigenti di partito riuniti come per il conclave decidano il nuovo segretario».

C'è tanto lavoro da fare per una regione che si percepisce «senza identità», schiacciata da meccanismi territoriali e istituzionali che continuano a contrapporre Napoli - «antica capitale del meridione che non si riconosce nemmeno più come capoluogo» - alle aree interne. Tutto questo finisce per bloccare lo sviluppo, nota Grimaldi. Quali le idee? Rivedere le funzioni delle città in chiave ambientale ed ecosostenibile, restituire ai cittadini i «diritti negati» come casa, salute, welfare, trasporti; utilizzare i fondi europei dando il 25% alle sette università campane, creando un circolo virtuoso tra innovazione cultura e legalità. Un sfida ambiziosa per un territorio difficile: guidare il Pd in Campania. Sarà davvero #possibile? Grimaldi è convinto di sì. Fra due settimane il responso dei seggi.

 

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