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    14/08/2026

Congresso Pd: guerra di tessere o dialogo?

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Gerardo Adiglietti e Ugo MaggioAVELLINO – L’atteso congresso cittadino del Pd di Avellino si terrà il 13 giugno, ma resta ancora grande incertezza sulle candidature e sugli schieramenti in campo. La data è stata indicata dalla commissione dell’assise ed ha ricevuto il via libera dei vertici provinciali del partito. Dopo un movimentato dibattito tra i rappresentanti dei 7 circoli del capoluogo, è stato approvato anche il regolamento per lo svolgimento dei lavori. Unico voto contrario quello di Giovanni Bove, responsabile del circolo “Vittorio Foa”, che fa riferimento alla componente della sinistra interna di Francesco Todisco e Lucio Fierro. Il nodo cruciale del confronto è stata la definizione della incandidabilità degli amministratori locali al ruolo di coordinatore cittadino.

L’ipotesi iniziale prevedeva l’impossibilità per sindaco, assessori, consiglieri comunali ed anche per i segretari di circolo a partecipare alla corsa per la guida del partito avellinese. Un principio che avrebbe soprattutto dovuto evitare la commistione tra ruoli istituzionali e quelli di direzione politica del Pd. L’opzione, però, ha determinato il malcontento di una parte dei democratici. Il consigliere Franco Russo, a nome del circolo “Libertà è partecipazione”, ha proposto una modifica al regolamento, chiedendo che fosse introdotta soltanto la incompatibilità tra i ruoli amministrativi e di governo del partito, consentendo la candidatura, ma obbligando gli interessati, in caso di elezione, a scegliere tra i due diversi incarichi. Una questione apparentemente di dettaglio che, invece, potrebbe aprire la strada a nuovi scenari e candidature. Alla fine è passata una soluzione mediana: incandidabilità per sindaco ed assessori ed incompatibilità per consiglieri e segretari di circolo. L’attivismo di Russo su questo fronte ha immediatamente alimentato, soprattutto tra le componenti più distanti dalla segretaria provinciale, l’idea di una sua possibile candidatura, che potrebbe ricevere il placet di autorevoli esponenti democratici. L’interessato, però, ha seccamente smentito: “Ho esclusivamente difeso un principio. Pur comprendendo l’esigenza di non trasformare il Pd in un partito di amministratori, non si può penalizzare chi concorre attivamente sul territorio alla costruzione e al rafforzamento del progetto e dell’organizzazione politica. D’altra parte simili paletti non sono stati previsti nemmeno per incarichi di maggior peso. Nonostante le diversità di vedute, comunque, siamo riusciti a trovare una sintesi. Sono, perciò, soddisfatto del risultato raggiunto”.

Al momento, dunque, in campo vi sono due raggruppamenti: da una parte il vertice uscito dal congresso provinciale, che vede assieme franceschiniani, renziani e lettiani, che sostengono la candidatura di Gerardo Adiglietti, ed il fronte del dissenso guidato dal consigliere Gianluca Festa e dal presidente del Consiglio comunale, Livio Petitto, che schiera una pattuglia di esponenti di Piazza del Popolo: Antonio Genovese, Geppino Giacobbe, Giuseppe Negrone, ma potrebbe raccogliere le simpatie anche di altri rappresentanti. Il nome sul quale i consiglieri intendono puntare non è stato ancora reso noto, ma potrebbe essere quello di Ugo Maggio. Tra i due blocchi si cerca una convergenza, più volte auspicata da Festa e Petitto che agli appelli al dialogo hanno alternato minacce di corse in autonomia. Da questi ultimi Adiglietti non viene considerato un candidato spendibile. Il fronte del dissenso chiede un rinnovamento dell’organigramma e di poter contare nella definizione degli equilibri. “Siamo pronti – ha dichiarato Festa a “L’Irpinia” – a ragionare su un nome condiviso che possa essere scelto all’interno di una rosa da noi indicata”.

Un dialogo, insomma, che prevede condizioni non facilmente accettabili dalla maggioranza del partito, anche perché l’ipotesi Adiglietti parte da lontano. Ma il malessere cresce pure tra franceschiniani e renziani. Il presidente del teatro “Carlo Gesualdo”, Luca Cipriano, che sta costituendo l’ottavo circolo cittadino, ha già detto a chiare lettere che non condivide la scelta dei vertici. L’area di Fierro e Todisco, che sembra fuori dai giochi, in caso di apertura del conflitto, potrebbe decidere di dare una mano a chi chiede un nuovo corso. Ci sono, quindi, tutti gli elementi per l’avvio di uno scontro in piena regola. Gli stessi numeri del tesseramento forniscono un quadro di instabilità. Su circa 2.500 tessere sottoscritte in città, quasi mille farebbero riferimento ai gruppi emergenti. In queste condizioni potrà prevalere chi riuscirà a portare più iscritti a votare. Sarà, quindi, un congresso di guerra delle tessere? Bisognerà vedere. Per adesso, però, di proposte e programmi non se ne sono visti e sentiti.

 

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