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    14/08/2026

Sindaci a consulto: idee diverse sul passato e sul futuro di Avellino. Il peso dei debiti per tutti

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Da sx: Giordano, Nargi, Grella, Di Nunno, Foti, Galasso e Venezia (foto di Carmine Bellabona)AVELLINO – Un’apertura verso la città, una sortita fuori dal palazzo municipale. È così riassumibile la riunione di “ascolto” dedicata dalla commissione Statuto del Consiglio comunale di Avellino che questa mattina ha dato spazio all’audizione – proprio sul tema dello statuto e del futuro del capoluogo – di tre ex sindaci della città: Antonio Di Nunno, Enzo Venezia e Giuseppe Galasso (gli altri tre, Massimo Preziosi, Antonio Matarazzo ed Angelo Romano, saranno sentiti in un’altra riunione). Sul doppio filo dei ricordi dell’esperienza vissuta (e delle cose fatte o non fatte) e dei suggerimenti per il futuro gli interventi degli ex sindaci introdotti dal presidente della commissione, consigliere on. Giancarlo Giordano.

Di Nunno è partito proprio dallo statuto per delineare la possibilità di costruire spazi per temi ed argomenti che la città sta ponendo in modo sempre più accentuato rispetto a quanto fatto fino ad ora. Questi temi – e Di Nunno ha fatto esplicito riferimento alle questioni dell’ambiente, del sempre più diffuso disagio sociale, della cultura – vanno considerati come valori fondanti dello statuto al pari dei tanti valori che la Costituzione del nostro Paese indica a tutela ed al servizio dei cittadini italiani. Sull’ambiente, visto nelle sue attualissime diramazioni, Di Nunno ha invitato a guardare come nasce il problema smog da traffico (e quindi inquinamento con micidiali segnalazioni delle centraline – poche – messe a guardia della salute dei cittadini): il traffico, ha detto l’ex sindaco, è diretta conseguenza delle scelte urbanistiche. Secondo l’orientamento dello sviluppo edilizio così cresce e si “disorienta” il traffico.

Poi tanti perché. Perché non si punta ancora sui parcheggi a costo zero in periferia. Perché non si velocizzano le pratiche per la creazione di altre isole pedonali (centro antico soprattutto) e perché, a proposito di Isochimica, ritardano i finanziamenti, e nessuno ricorda che un gruppo industriale del Nord voleva riaprire lo stabilimento di Elio Graziano con qualche sindacalista che subito si dimostrò entusiasta della riapertura (350 nuovi posti di lavoro). “Ma io – ha sottolineato Di Nunno – dissi di no”.  Ed ora il problema è costituito dal rione Ferrovia: altra scelta urbanistica legata al rifacimento delle periferie. E poi la cultura, la Dogana e l’Eliseo soprattutto: “Perché – ha concluso – quando noi intervenimmo (anni Novanta) non fummo aiutati da intellettuali e comitati?”.

Dopo Antonio Di Nunno è intervenuto Enzo Venezia che innanzi tutto ha voluto inquadrare la sua azione amministrativa quando non c’era l’elezione diretta dei sindaci ed ogni movimento politico si svolgeva esclusivamente all’interno del Consiglio comunale, anzi della maggioranza che lo controllava, ma soprattutto si era in piena attività post terremoto. La ricostruzione – ha detto Venezia – comportava scelte drammatiche e traumatiche per la sistemazione (ed in qualche caso per la sopravvivenza) di buona parte della popolazione cittadina. In quella terribile e dolorosa confusione furono fatte scelte per il futuro. Intanto furono pensate ed avviate opere che avrebbero dovuto migliorare la qualità della vita (stadio, teatro, palazzo dello sport) ma poi, e soprattutto, fu pensato per il capoluogo un futuro che lo facesse uscire dall’angustia della sua dimensione. Da qui partì la revisione del Piano regolatore, la preparazione di un disegno urbanistico che mirava a concepire Avellino “dentro” il contesto del suo hinterland e non avulso da esso. “Altre scelte come il Mercatone – ha concluso Venezia – non furono della mia amministrazione. E poi nessuno dimentichi che proprio mentre io stavo per lasciare, la legge 219 per la ricostruzione subì dei cambiamenti e gli stanziamenti furono drasticamente ridotti. Da qui problemi e debiti, tanti debiti”.

E proprio dalla situazione debitoria è partito l’ex sindaco Galasso che ha fatto notare innanzi tutto che le sue scelte politiche (il desiderio di una candidatura alla Camera ed il suo successivo “passaggio di cambio” in politica) hanno fatto considerare in un’ottica ben diversa da quella reale tutta l’attività della sua amministrazione. Situazione debitoria asfissiante anche per la mia amministrazione – ha aggiunto Galasso – che ha precisato molte questioni su costi e tempi di tanti lavori pubblici. Certo,  abbiamo all’epoca ereditato fondi ed idee dalla precedente amministrazione, ma siamo stati costretti a muoverci velocemente e senza respiro perché la Regione minacciava di revocare i finanziamenti. Sulle opere pubbliche Galasso ha particolarmente insistito ricordando il parcheggio interrato di Piazza Libertà che sarebbe stato realizzato da privati. “In ogni caso – ha concluso – sul fronte delle opere pubbliche, grandi o piccole, c’è da riscrivere tutto. Non accetto che la mia nuova collocazione politica sia alla base del giudizio di tutto quello che ho fatto.

La seduta della commissione è stata conclusa da un breve intervento del sindaco Foti che ha ricordato a tutti la situazione finanziaria ereditata da lui e dalla sua giunta ed ha parlato delle ristrettezze in cui vengono ormai chiusi tutti i Comuni d’Italia.

 

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