Giordano: «Il Pd ha fatto finta di dialogare, avanti con la nostra autonomia»

Mercoledì 30 Aprile 2014 20:53 Marco Monetta
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Da sinistra: Aurisicchio, Marcon, Giordano AVELLINO – «Bastano pochi rudimenti di economia per capire che il taglio della spesa da solo non genera domanda. Occorre investire sul lavoro». È questo il succo dell’alternativa secondo il deputato di Sel Giulio Marcon, presente al Circolo della stampa questo pomeriggio nell’incontro organizzato dalla federazione avellinese per fare il quadro delle proposte in campo per le Amministrative e le Europee.

Introdotti da Raffaele Aurisicchio, che ha parlato di sinergia tra intenti e temi reali e utili per proporsi all’elettorato che il 25 maggio dovrà compiere la doppia scelta nelle urne, oltre al deputato romano ma con origini venete, era presente anche Giancarlo Giordano, vero animatore dell’evento. Contro la crisi, un’altra politica economica. Nel titolo c’è in nuce tutto il programma della lista L’altra Europa per Tsipras di cui Sinistra e Libertà si è fatta promotore in Italia.

Per Marcon, membro della Commissione Bilancio della Camera, un’altra politica economica trova ragione d’essere di fronte ai fallimenti del neoliberismo, di cui ha subito la fascinazione anche la sinistra progressista: «Ci hanno detto che per contrastare la crisi occorreva l’austerità, ovvero l’attenzione costante per deficit e debito. Ma così non si genera sviluppo, dobbiamo trovare un modo diverso per uscirne, non seguiamo la stessa strada con la quale ci siamo entrati nel 2007». Se il premier Renzi aveva iniziato «baldanzoso e guascone» il suo tour europeo, se n’è dovuto tornare a casa «con la porta sbattuta in faccia, limitandosi a fare i compiti a casa, ovvero tagliando la spesa». Se gli 80 euro in busta paga promessi rappresentano sicuramente ossigeno per i lavoratori, finiscono per essere uno spot che nasconde la continuità di Renzi con le politiche dei governi Monti e Letta, strangolati dalla spending rewiew. Sel ha presentato un piano del lavoro alternativo a quello del dl Poletti: una proposta di legge per la «istituzione di un programma nazionale sperimentale di interventi pubblici denominato “Green New Deal italiano”contro la recessione e la disoccupazione», da attuare tramite l’istituzione di una Agenzia nazionale per gli anni 2014-2016. «Si tratta di più investimenti pubblici per creare lavoro – spiega Marcon – non buttiamo soldi per poche grandi opere, ma per numerose piccole opere di messa in sicurezza del territorio, dalle spiagge all’edilizia scolastica, che ad esempio avrà solo 244 milioni per il prossimo biennio». Il piano, ispirato dal sociologo del lavoro Luciano Gallino, punta a creare 1 milione e mezzo di occupati in tre anni, con un impegno di 17 miliardi di spesa.

Quali le misure? Investire sul trasporto pubblico locale e sui servizi, redistribuzione della ricchezza con una patrimoniale progressiva, tagliare i 14 miliardi previsti per i cacciabombardieri F35. «Tocchiamo le spese pubbliche concrete che riguardano caste come quelle militari o la sanità privata. Dobbiamo uscire dalla crisi in un modo diverso da quello in cui ci siamo entrati – conclude Marcon – occorre un’idea diversa delle produzioni e dei consumi. Una domanda che si faceva già Berlinguer trent’anni fa in uno dei suoi ultimi discorsi: di che modello di sviluppo abbiamo bisogno? Se c’è un eccesso del 35% in Europa per la produzione di autovetture vuol dire che dobbiamo guardare altrove. Non si tratta solo di decrescere, ma di intervenire sulle scelte delle politiche economiche. Una nuova sinistra che non sia subalterna a queste politiche mette davanti a tutto “prima le persone”», come recita uno degli slogan per le Europee.

Giancarlo Giordano, impegnato invece in Commissione Cultura, fa autocritica e conferma i ragionamenti del collega veneto: «Sui giornali di stamattina, ho visto una cosa che mi ha confermato la bontà della nostra lista: Gerhard Schroeder, 70 anni compiuti il 7 aprile, che si abbraccia con Putin come due vecchi amici. L’immagine che la socialdemocrazia in questi anni si è completamente 'donata' al capitalismo peggiore, senza pudore, specie in giorni tesi come questi che hanno al centro l'Ucraina».

Il risultato della famosa terza via blairiana, di cui Renzi è espressione diretta, è che ha finito per accodarsi alla prima, il capitalismo. «Che si perseveri in un errore – prosegue Giordano – lo dice la qualità della vita delle persone, non servono i grandi economisti. Poi ci dicono che noi della sinistra siamo estremisti, ma basta guardarsi intorno, con Berlusconi e Grillo che giocano pericolosamente con la democrazia e la giustizia, o ascoltare il nostro premier che fa finta di andare a 300 all'ora. È evidente che i cittadini attendono una verità».

Una strada abbastanza in salita quella che vede Giordano, secondo cui occorre recuperare umiltà e volontà la determinazione di essere nel giusto chiedendo più diritti. Complice, sottolinea, un sistema d’informazione che al momento ha oscurato la lista.  Per il deputato irpino l’equazione è semplice: più vanno avanti le larghe intese di Renzi più si chiuderanno le possibilità per un governo realmente progressista. «Anche in Campania il capogruppo Pd Topo ha proposto accordi di governo con Ncd. Uno smarrimento grave questo dei democratici».

Democratici locali subito chiamati in causa sulla compilazione delle liste nei 51 Comuni irpini al voto: «Carmine De Blasio ha detto con che con Sel avrebbe fatto i conti dopo, ma il Pd sul tema delle alleanze di centrosinistra non si è posto proprio il problema di aprire un dialogo. È avvilente, detto questo siamo noi a dover rincorrere la traccia della nostra autonomia, nei paesi irpini abbiamo proposto nostre liste con Sel e molto di più, si è prodotta una novità di un centrosinistra alternativo al passato come a Montoro, Mercogliano e Ariano».

«Chiamare l'Europa “matrigna” – conclude Giordano – come fanno i populismi e i nuovi estremismi, vuol dire raccontare solo una parte di verità, che spesso vuol dire raccontare una sola grande bugia. La lista Tsipras guarda ad un’altra Europa, così noi guardiamo a un’altra Irpinia. Ma con questo Pd è davvero difficile…».