AVELLINO – Intorno alla questione del Piano di zona di Avellino – si legge in una nota del coordinamento del circolo Pd Vittorio Foa – continua ad addensarsi una nube di incertezza e di sospetti che copre una sotterranea lotta per l’occupazione di ruoli dirigenziali sulla pelle della parte più debole della società a cui le politiche sociali dovrebbero parlare e con un cinico gioco a danno dei lavoratori impegnati nei servizi. È uno spettacolo disgustoso nel quale non sembra esserci nessuno esente da colpe. Per tempo abbiamo espresso perplessità e dubbi rispetto alla Convenzione stipulata, che, contro ogni buon senso, sembrava più essere costruita su misura del futuro coordinatore che non per i servizi da erogare o la tutela degli operatori impegnati da tempo in modo precario. C'è bisogno di chiarezza: non si può giocare oltre! A chi spetta chiediamo che vengano esplicitate le ragioni per cui, con un giudizio amministrativo ancora pendente, si è giunti alla revoca di Masucci. Atti di tale portata devono essere motivati in modo trasparente. Allora occorre ripartire da zero facendo uno sforzo serio per salvaguardare l’esistente e costruire sulla base di esso una pianificazione che riproponga al centro coloro che soffrono con l’obiettivo di rendere efficaci le scarse somme a disposizione evitando di disperderle in rivoli clientelari.
La tutela della dignità di coloro che nel settore hanno sinora lavorato non contrasta con tale obiettivo, anzi, la loro liberazione dal precariato e dal ricatto della dipendenza clientelare è una leva poderosa per mettere a frutto nel modo migliore competenze sperimentate. Ci siamo battuti perché saltasse lo sconcio di un accordo clientelare quale quello che si era sancito sulla figura del vice-coordinatore; nessuno immagini che oggi si possa riproporre, con nuovi protagonisti, con diverse protezioni politiche, con magliette scambiate, operazioni dello stesso segno. Se sino ad oggi è mancata la pur minima trasparenza nei meccanismi di affidamento a cooperative o pseudo tali, nessuno immagini di poter coprire con una sorta di battaglia di moralizzazione una squallida operazione a “levati tu che mi metto io”!
Il rilancio nell’azione del Piano di zona non passa attraverso meccanismi comunque mascherati con i quali a vecchie clientele si sostituiscano nuove da impiantare immaginate con patti scellerati pre-elettorali stipulati con la logica del “io do una cosa a te e tu dai una cosa a me”. Spetta al sindaco di Avellino, all’assessore La Verde, con scelte chiare e nette, rassicurare non noi ma l’opinione pubblica che la battaglia da essi portata avanti non sia la foglia di fico per ambizione di tale tipo.




