AVELLINO - È con gli enti locali e la riforma della pubblica amministrazione che al Circolo della stampa fa la sua prima uscita pubblica l'associazione politica Bing Bang Irpinia, riferimento dell'area renziana facente capo all'on. Luigi Famiglietti, deputato membro della commissione Affari costituzionali. Introdotto da Beniamino Palmieri, sindaco di Montemarano e coordinatore dell'associazione, l'incontro è stato animato dalla presenza dell'on. reatino Angelo Rughetti, anch'egli eletto nella circoscrizione Campania 2, nominato da Renzi sottosegretario al ministero della Pubblica amministrazione e semplificazione, il dicastero presieduto da Marianna Madia.
Soddisfatto dell'iniziativa marcata Bing Bang - che nel pomeriggio prevede un altro incontro a Napoli sulle aree metropolitane con il sindaco de Magistris - Famiglietti ha spiegato l'utilità di associazioni del genere, in grado di fare politica dentro e fuori dal Partito democratico: «Questa provincia ha bisogno di partiti e associazioni in grado di spiegare il cambiamento. Ho la fortuna di essere in commissione affari costituzionali, e come dissi già in occasione della presenza di Delrio ad Avellino poco tempo fa, la legge 56 che porta il nome del sottosegretario alla presidenza del Consiglio è una riforma molto importante per la provincia e, in particolare, per i Comuni dove si vota. Nei nostri piccoli centri dobbiamo spiegare che la scelta del sindaco è funzionale al coordinamento con altri Comuni. Saranno gli enti di secondo livello - grazie al lavoro tra i sindaci - a programmare lo sviluppo».
Nutrita la schiera di rappresentanti democratici in sala: dal deputato salernitano Simone Valiante, all'ex senatore Enzo De Luca, nonché Livio Petitto e Gianluca Festa. Tra gli amministratori, presenti i sindaci di Montefredane, Villamaina e Aiello del Sabato.
«Stiamo rimettendo in sintonia la politica con il Paese. Puntiamo a ridurre – sottolinea il sottosegretario Rughetti – chi vive di politica e aprire a chi offre proposte. La riforma della Pubblica amministrazione è la vera sfida di questo secolo, basti pensare che per trovare una proposta organica che inquadri l'intero ordinamento statale occorre tornare fino a Mussolini».
Rughetti, ex direttore generale Anci, ha dunque esposto l'impianto già espresso dal premier Renzi e dal ministro Madia nella loro lettera ai dipendenti pubblici: tre linee guida - cambiamento che parta dalle persone, tagli agli sprechi e riorganizzazione dell’amministrazione, gli Open Data come strumento di trasparenza - sviluppate in 44 punti. Fino al 30 maggio ciascun cittadino può inviare le proprie osservazioni o suggerimenti alla mail Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. (già 10 mila le mail arrivate finora, fa sapere la Madia), prima che le misure predisposte dal governo arrivino sul tavolo del consiglio dei ministri il 13 giugno.
«La riorganizzazione della Repubblica è il filo rosso che lega questa legislatura. Dobbiamo recuperare rappresentanza territoriale e statale, un rapporto che va riequilibrato. Un esempio, le prefetture, o le circa 9 mila municipalizzate, tra cui molte servono solo a dar lavoro a chi ci lavora. Occorre creare dei piani territoriali di servizi. Non è possibile che al tribunale di Perugia non riusciamo a spostare 1200 dipendenti a causa della burocrazia che blocca gli enti. Sarò idealista - dice - ma per me dipendente pubblico vuol dire statale, dunque suscettibile di spostamenti e riorganizzazione». Unire il merito all'efficienza dunque, chi ha gli stessi compiti - come un dirigente della presidenza del Consiglio e un diplomatico - devono avere stesse retribuzioni. «La PA - continua Rughetti - ha un problema serissimo di governance. Chi mette l'ultima parola? Alle Conferenze dei servizi, invece della confusione dei troppi soggetti che oggi rappresentano lo Stato (spesso a titolo personale), con la riforma Renzi, a rappresentare la sintesi degli enti governativi, andrà una sola persona, con un solo parere. Sì o no». Per quanto riguarda i territori, invece, Rughetti ipotizza ad esempio un Senato “federatore” piuttosto che federale, che rilevi il bisogno e la legittimità delle diversità territoriali ma che non aumenti le distanze tra regioni differenti o tra Stato e comunità.




