AVELLINO – È scomparso in serata Federico Biondi, grande figura di intellettuale ed antifascista, esponente di spicco dell’ex Pci, uno dei protagonisti della vicenda politica e amministrativa della città di Avellino, più volte consigliere comunale. Biondi, che aveva 89 anni, è stato uno degli ultimi interpreti di quell’umanesimo politico che sapeva conciliare politica e cultura ai massimi livelli: politica intesa, sempre, come servizio e mai come potere e conservazione dello stesso; cultura come forza e sostentamento all’azione politica, come rigore morale nell’interesse della comunità.
È stato anche un brillante pubblicista e assiduo collaboratore del nostro giornale. È autore di diverse pubblicazioni. L’ultima in ordine di tempo, Andata e ritorno. Viaggio nel Pci di un militante di provincia, edito da Sellino (da cui vi proponiamo la sua biografia), può essere considerata il suo testamento spirituale.
Negli ultimi tempi, a causa dell’età avanzata e dei diversi problemi sorti sul piano della salute che avevano minato la sua forte tempra, si era appartato nella sua abitazione di via Dalmazia tra i suoi libri: una vera e propria biblioteca ricca di oltre 6mila volumi. Fino all’ultimo è stato amorevolmente seguito ed assistito dalle nipoti Gina e Clelia, figlie dell’amatissimo fratello Enrico. I funerali di Federico Biondi si svolgeranno mercoledì mattina, alle 10.30, nella chiesa del Rosario in Corso Vittorio Emanuele.
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Federico Biondi è nato ad Avellino il 13 settembre del 1925. Fin dagli anni del ginnasio e per influsso delle idee del padre, Luigi, insegnante di matematica, prese a coltivare un forte sentimento antifascista unito agli ideali della giustizia sociale e della libertà. Essendo partecipe di alcune attività di propaganda contro la continuazione della guerra nazifascista, proclamata da Badoglio. e di denuncia delle responsabilità della monarchia, venne arrestato nell’agosto del '43, e deferito al tribunale militare, insieme ad un folto gruppo di antifascisti, fra i quali Alfredo Maccanico e il figlio Antonio, amici di Dorso. Nel non lungo soggiorno carcerario, cui pose fine l’armistizio dell'8 settembre, e grazie soprattutto alle indicazioni che veniva ricavando dalle quotidiane conversazioni con i Maccanico, e specialmente con Alfredo, cognato di Adolfo e Sinibaldo Tìno (molto attivi, questi ultimi, nel movimento clandestino in Alta Italia e a Roma), poté allargare le sue conoscenze intorno alle diverse correnti dell'antifascismo, e soprattutto sull'attività del Partito d'Azione, al quale aderì subito dopo la liberazione, rimanendovi fino al 1946 e passando quindi, in seguito alla scissione verificatasi nel febbraio di quell'anno, al Movimento per la Democrazia Repubblicana di Parri e La Malfa. Nel settembre dello stesso anno aderì al Partito comunista, militandovi fino ed oltre la sua mutazione in Partito democratico della sinistra, e sostenendovi, in diverse occasioni, spesso in contrasto con gli indirizzi dei locali gruppi dirigenti, delle posizioni che anticipavano in qualche modo il nuovo programma ideale e politico enunciato dal XIX Congresso nazionale di Bologna. Segretario provinciale della Fgci tra il 1949 e il 1951, è stato membro del Comitato federale, pressoché ininterrottamente, fino ai primi anni Novanta facendo parte, saltuariamente, del Comitato direttivo e della segreteria provinciale. Candidato alla Camera dei Deputati nel 1958 e nel 1963 e al Senato nel 1976, è stato consigliere comunale di Avellino dal 1964 al 1985 e capogruppo tra 1'80 e 1'85. Ha fatto parte, in ultimo, della sezione provinciale del Comitato di controllo.
Laureato in lettere, ha insegnato Italiano e Storia presso l'Istituto Tecnico Agrario di Avellino e Lettere e Storia dell'arte presso i Licei di Avellino, Dentecane e S.Angelo dei Lombardi. Strettamente legata a quella politica è la sua attività pubblicistica. con diversi articoli, inchieste e saggi, anche di argomento urbanistico, o storico-culturale. apparsi. nel corso degli anni, su "l'Unità" o su periodici provinciali come “Il Progresso Irpino", “L’Irpinia”, "l'Idea", dei quali si ricordano qui: L'ideale liberale di Dorso tra politica e cultura [1987]; Una lezione di libertà (per gli (ottant’anni di Carlo Muscetta) [1992], pubblicati entrambi su “L’Irpinia”; Guido Dorso e il sistema dei partiti politici in Irpinia tra dopoguerra e fascismo, nel volume "Guido Dorso e i problemi della società meridionale". Avellino, 1989; Il laboratorio politico in Irpinia dal dopoguerra al dopo terremoto, compreso nel VI volume della "Storia illustrata di Avellino” - Il Novecento", di queste stesse edizioni; e, infine, Un episodio della reazione borbonica nella campagna irpina, pubblicato nel volume degli Editori Riuniti "Problemi dell'Unità d'Italia'', Roma 1962.
Aggiornamento del 13 maggio 2014, ore 12.08 – Comunicato circolo Foa - Il circolo Pd Vittorio Foa di Avellino esprime il dolore dei suoi iscritti per la scomparsa del Professor compagno Federico Biondi, eminente e nobile esponente del partito comunista e della sinistra avellinese, irpina e meridionale. Al suo magistero ed al suo esempio di pensiero politico, sempre inteso ad esaltare la ricchezza della libertà di ogni uomo e a garantire la giustizia sociale, alla sua dirittura morale, al suo sollecito senso umano e alla sua forte battaglia meridionalistica, gli iscritti del circolo Foa si impegnano ad ispirare il loro pensiero e la loro azione.
Aggiornamento del 13 maggio 2014, ore 12.30 – Comunicato segreteria provinciale Pd - Federico Biondi è stato un politico che ha onorato, nella sua lunga ed appassionata militanza, la politica con la p maiuscola. Comunista a tutto tondo, ha incarnato la parte dialogante di quel partito, quella che si potrebbe definire migliorista e che non si è mai sottratta al confronto sulle cose ed alla risoluzione dei problemi, in particolare quelli della città capoluogo che ha servito ed amato. Galantuomo come se ne ricordano pochi. Schivo fino al punto da apparire scostante per chi non lo conoscesse bene. Le sue frequentazioni, le sue chiacchierate con chiunque avesse voglia di discutere di confrontarsi, l’autentica scuola politica, aperta a tutti, rappresentata da casa sua, ne ha fatto un personaggio di riferimento per coloro che hanno inteso l’impegno politico come servizio alla collettività. Un semplice, sentito pensiero ciao Prof.
Aggiornamento del 13 maggio 2014, ore 13.24 – Comunicato Cgil -“La scomparsa di Federico Biondi ci addolora e ci rende orfani di un punto di riferimento morale e politico”. Così Vincenzo Petruzziello, segretario della Cgil di Avellino, a nome di tutta l’organizzazione sindacale. “Con Federico Biondi, la città, la provincia, la sinistra ed il sindacato perdono una figura di impareggiabile spessore morale e culturale. Un intellettuale lucido e rigoroso, che ha fatto dell’impegno prima e della riflessione poi, una ragione di vita. Federico – ricorda Petruzziello – ha preso parte a numerose iniziative messe in campo dalla Cgil, arricchendo con il suo contributo cristallino le nostre attività. Ricordo la targa che a lui fu consegnata dalla Cgil nel 2009, che custodiva gelosamente ed in bella evidenza, recante la scritta “difensore della Libertà e della Democrazia” ed ancora è stato nostro interlocutore in occasione delle manifestazioni per il 150simo anniversario dell’Unità d’Italia. Biondi ha sicuramente arricchito una intera provincia, ha segnato un’epoca in cui il confronto politico era dettato da contrapposizioni sicuramente aspre, ma sempre leali, un momento in cui si contrapponevano due grandi ideologie. Il patrimonio culturale e politico che Biondi lascia alla sinistra ed al sindacato sarà sicuramente impareggiabile, così come sarà difficile individuare una guida di analogo spessore ed autorità. Resta, invece, e sarà nostro compito portarlo avanti, il suo insegnamento, la sua capacità di far parlare la ragione. Figlio ed allo stesso tempo padre della città e della provincia, ha mantenuto sempre un profilo basso, suggerito dal rigore morale che lo ha sempre tenuto lontano da logiche di potere, senza per questo venir meno all’impegno per le grandi battaglie sociali, alla difesa dei principi democratici, anche negli anni bui della Repubblica italiana che lo hanno coinvolto in prima persona. Sintomo, questo, di solidità di pensiero e di animo. Federico Biondi – aggiunge Petruzziello – per la Cgil ha rappresentato un interlocutore autentico, ne abbiamo apprezzato la capacità di analisi della realtà, ne abbiamo seguito, non sempre con impegno all’altezza del suo pensiero, la guida ed il ragionamento. Da sempre affezionato alla sua città, è stato per Avellino uno storico ed un intellettuale di primissimo livello. La notizia della sua morte ci lascia sicuramente disorientati, ma ci spinge a “rileggere” la sua vita ed il suo pensiero, in maniera propositiva, ad incarnare, nella nostra attività quotidiana, i suoi insegnamenti ed orientamenti”.
Aggiornamento del 13 maggio 2014, ore 17.01 – Comunicato Prc irpino - Il Prc irpino si unisce al cordoglio per la scomparsa del compagno Federico biondi, militante comunista, storico, studioso, raffinato intellettuale. L’eredità che ci ha lasciato è ben più pesante di quella di semplice “militante di provincia”, come pure egli amò definirsi. Dall’antifascismo vissuto in tenera età, all’impegno per la città come consigliere comunista, fino agli scritti di analisi e racconto della vicenda politica provinciale del dopoguerra, ha rappresentato un punto di riferimento imprescindibile per la sinistra provinciale e non solo.
Aggiornamento del 13 maggio 2014, ore 20.31 - Comunicato Centro Dorso - Il Centro di ricerca “Guido Dorso” ha appreso con grande commozione la notizia della scomparsa del professore Federico Biondi, testimone, storico e protagonista della vita civile, politica e culturale della città di Avellino, appassionato maestro di più generazioni. Con Lui scompare uno dei massimi esponenti della sinistra irpina, erede dell’insegnamento politico e meridionalistico di Guido Dorso.
I legami profondi che unirono Federico Biondi a Dorso e la lunga amicizia e collaborazione con il nostro Istituto sono stati determinanti nella sua scelta di donare al Centro Dorso la propria biblioteca personale. Il Centro Dorso custodirà questo prezioso patrimonio mettendolo a disposizione di studiosi, ricercatori e soprattutto delle giovani generazioni, mantenendo viva la memoria di una figura straordinaria, ricordandone l’alta statura morale e intellettuale e il contributo esemplare e generoso dato alla vita culturale e politica della nostra comunità.
