AVELLINO La seduta del Consiglio comunale di Avellino di questa sera, protrattasi fino ad ora inoltrata, è stata caratterizzata dal forte strappo fra maggioranza ed opposizione, con quest’ultima che ha abbandonato l’aula. Lo scontro si è consumato intorno agli indirizzi generali per l’adeguamento del Piano urbanistico Comunale sui quali ha relazionato l’assessore Vanacore. L’opposizione ha prima eccepito che si attendeva una semplice informativa e non l’approvazione degli indirizzi generali; poi ha contestato il ritardo con cui è stato allegato alla pratica il verbale della commissione urbanistica. Una posizione, a dire il vero, apparsa un po’ strumentale sia perché, dopo aver criticato l’assessore Vanacore per il ritardo nella definizione degli indirizzi urbanistici, l’opposizione ha chiesto un rinvio della definizione degli stessi sia perché, di fatto, la discussione nel merito ha visto poi partecipi anche i consiglieri della minoranza.
A dettare la linea è stato il capogruppo dell’Udc, Enza Ambrosone, che nei giorni scorsi aveva offerto la disponibilità del proprio gruppo a collaborare con il sindaco Foti a patto che si liberasse dei fantasmi delle precedenti amministrazioni. O ci date la possibilità di condividere gli indirizzi in materia urbanistica, che potremmo anche approvare, o abbandoniamo l’aula.
Stavolta, però, a fare da sponda non c’è stata la fronda all’interno della maggioranza, che ha votato compatta gli indirizzi proposti dall’assessore Vanacore. Punto di partenza della sua relazione è stata l’analisi dell’attuale Puc che va adeguato perché in questi anni è cambiato il quadro di riferimento. Innanzitutto siamo in presenza di una situazione economica di grande difficoltà e poi l’andamento demografico fa registrare un trend negativo. Fra i punti deboli del vigente Puc Vanacore ha individuato la prevalenza delle superfici residenziali rispetto alla limitatissima realizzazione di opere e infrastrutture pubbliche, il mancato recupero dei manufatti, che rende difficile il ripopolamento del centro storico, l’insostenibilità delle spese a carico del Comune per la realizzazione dei comparti, la scarsa dotazione di verde pubblico urbano in rapporto al numero di abitanti, la mancanza di una rete di mobilità alternativa e sostenibile, la riqualificazione di alcuni quartieri ancora in attesa di attrezzature e servizi.
A fronte di questa analisi, l’adeguamento dello strumento urbanistico è caratterizzato dal passaggio dalla pianificazione territoriale alla pianificazione ambientale, più attenta agli equilibri ecologici; dalla sostituzione della pianificazione autoritativa con la pianificazione collaborativa-concertativa; dall’applicazione del metodo compensativo e perequativo. Ma soprattutto, ha detto Vanacore, “Avellino non ha bisogno di aumentare la quantità del suo edificato, ma di aumentarne la qualità e, se possibile, la bellezza.” Fra gli obbiettivi da raggiungere l’ammodernamento della rete stradale, la valorizzazione delle aree storiche della città, il superamento della dialettica centro-periferia, generando nuove aree di centralità, come quella della Ferrovia, della nuova autostazione, l’area Nord (con la città ospedaliera e le strutture sportive) le frazioni e l’area industriale di Pianodardine.
