AVELLINO – Ancora un intervento sull’Isochimica. Qui di seguito riportiamo il testo dell’intervento di Carlo Sibilia, parlamentare avellinese del M5S, tenuto questo pomeriggio nell’ Aula di Montecitorio nell'ambito della mozione presentata dal movimento sull'amianto in Italia e sulla necessità del prepensionamento dei lavoratori affetti da patologie asbesto correlate e della bonifica dei siti inquinati: "Colleghi, quello dell’amianto è un tema doloroso per tutto il nostro Paese. Un problema che è stato affrontato dal nostro legislatore nel 1992 e che ad oggi, tuttavia, non è stato risolto… con tutte le gravissime conseguenze che continuano a pesare sui cittadini e sui territori in tema di salute umana e di inquinamento ambientale. Se la politica è chiamata a risolvere le questioni che rappresentano vere e proprie ferite aperte per l’intera nazione e a porre in essere ogni intervento utile per restituire le condizioni di normalità ai cittadini, beh… il caso della presenza dell’amianto sul territorio nazionale è uno di quelli che richiede uno sforzo in più, richiede la necessità, a distanza di oltre vent’anni da quella legge, di rilanciare un serio impegno degli enti e delle istituzioni pubbliche per chiudere definitivamente con un passato doloroso e prospettare un futuro migliore. E proprio parlando di passato e di futuro, da avellinese non posso non ricordare a quest’Aula la drammatica vicenda dell’Isochimica, ormai tristemente nota come la fabbrica dei veleni di Borgo Ferrovia, un popoloso quartiere con scuole e case che convive da circa un trentennio con una bomba ecologica da disinnescare il prima possibile.
Era il 1983 quando l’apertura dell’Isochimica fu salutata come una grande chance lavorativa per il territorio irpino e non solo. Trovarono occupazione oltre 300 dipendenti impegnati a scoibentare carrozze di proprietà di Ferrovie dello Stato provenienti dalle grandi officine di Foligno. Su quei vagoni, però, ben presto ci si rese conto che c’era da grattare amianto a mani nude e respirando a pieni polmoni. Nessuno strumento di protezione. Nessuna profilassi. Nemmeno un impianto di areazione. Nei cinque anni di attività della fabbrica sono state scoinbentate 499 elettromotrici e 1740 vetture normali passeggeri. Gli operai hanno lavorato, quindi, oltre 20.000 quintali in ambienti in cui l’amianto era presente anche cinquanta volte in più rispetto al valore limite di soglia fissato dalla Comunità europea. Lo stabilimento chiuse i battenti nel 1988 grazie alla grande mobilitazione dei lavoratori e all’inchiesta della Procura della Repubblica di Firenze.
Oggi, a distanza di 26 anni, continuiamo a parlare di Isochimica e dei suoi effetti letali. Ad Avellino abbiamo pianto la morte di 10 operai ancora giovani e padri di famiglia…anche se sembra che i decessi dovuti a patologie asbesto correlate siano una trentina. Gli altri dipendenti dello stabilimento sono quasi tutti ammalati e, nonostante le difficili condizioni di salute, continuano a lavorare per sbarcare il lunario e crescere i propri figli. Questa è la prima anomalia che brucia sulle nostre coscienze e invoca giustizia.
Un sistema pensionistico che non prevede un trattamento favorevole per chi, onorando il proprio lavoro, si è ammalato e purtroppo ha un’aspettativa di vita non lunga e in condizioni non di buona salute è un sistema pensionistico che non è improntato al rispetto della nostra Carta costituzionale che all’articolo 32 sancisce il diritto alla salute come “valore primario” dell’ordinamento della Repubblica sia in senso soggettivo sia nella sua dimensione di “interesse della collettività”.
È la società - e, quindi, la politica che è espressione della società - a doversi fare carico di casi come quello dei lavoratori dell’Isochimica, costruendo strumenti e modalità per consentire a chi è in situazioni di difficoltà di alleggerire il carico di sacrificio e dolore che grava sulle proprie spalle.
Chiedo a questo governo di trovare quanto prima una soluzione definitiva per il prepensionamento di tutti i lavoratori ex amianto ammalati in maniera conclamata. Il Movimento 5 Stelle, da quando è in Parlamento, ha posto in essere ogni azione utile in questa direzione: abbiamo ascoltato i cittadini coinvolti, abbiamo proposto emendamenti, abbiamo presentato ordini del giorno, abbiamo più volte in quest’Aula riacceso il faro sulla vicenda, invitando il governo a “fare presto” perché l’amianto non dà tempo, l’amianto non dà scampo.
Con questa mozione, la Camera chiede l’impegno del governo - di fronte non solo ai tantissimi lavoratori italiani del settore ma all’intera nazione - di adottare ogni provvedimento utile a consentire che coloro che sono affetti da patologie asbesto correlate di origine professionale, qualora non abbiano ancora raggiunto i requisiti per la maturazione del diritto alla pensione, possano comunque accedere al pensionamento anticipato. Un impegno solenne, un impegno come pietra miliare di un percorso che, in tempi brevi e con gli opportuni atti successivi che il Movimento 5 Stelle sosterrà nell’ottica del bene comune, restituisca finalmente la speranza per un futuro un po’ più sereno ai tanti lavoratori la cui vita è stata ingiustamente e irreparabilmente deviata. Non solo.
Dicevamo che, in base all’articolo 32 della nostra Costituzione, la Repubblica tutela la salute anche come interesse della collettività. Bene. In questo senso la necessità di procedere all’immediata bonifica dei siti contaminati dall’amianto è improcrastinabile. Pure qui, tuttavia, scontiamo un ritardo colpevole di decenni e decenni laddove invece, all’indomani della legge del 1992 subito si sarebbe dovuto effettuare un risanamento delle aree inquinate. Cosa che purtroppo non è avvenuta e che presuppone un lungo ed articolato lavoro di mappatura della presenza dell’amianto che nel nostro Paese ancora manca. Per quanto riguarda le scuole, ad esempio, non ci sono ancora i dati per oltre la metà delle regioni italiane e… tornando ad Avellino… l’Isochimica è ancora lì nel cuore del popoloso quartiere di Borgo Ferrovia nelle adiacenze del centro città. Gran parte del materiale scoibentato fu interrato in buche profonde 4-5 metri all’interno dello stabilimento… altro fu miscelato con del cemento prima di essere affossato… Fatto sta che, nel giugno dello scorso anno, la Procura della Repubblica di Avellino ha sottoposto a sequestro l’area perché è stato accertato che lo stato attuale di "ammaloramento" degli oltre 500 cubi di cemento-amianto friabile illecitamente smaltiti nel cortile della fabbrica impone una valutazione di generalizzata inidoneità a trattenere le fibre di amianto, la cui dispersione, provocando effetti nocivi di natura diffusiva, espone a concreto pericolo l'incolumità di un numero indeterminato di persone.
Questi sono gli esiti dell’inchiesta della magistratura che ha iscritto nel registro degli indagati 24 persone, tra cui gli amministratori dell’epoca, cui si contesta, a vario titolo, il reato di disastro ambientale doloso, mentre è notizia di questo mese il paventato rischio crollo del silos situato a ridosso della fabbrica e contenente materiali nocivi di scarto delle lavorazioni di scoibentazione.
Una bomba ecologica, quindi, per cui si è reso necessario, pur con molte difficoltà nell’avvio, un testing medico-sanitario sulla popolazione scolastica per verificare l’insorgenza di malattie collegate all’esposizione all’amianto. Monitoraggio che auspichiamo vivamente si effettui anche sui residenti adulti di Borgo Ferrovia perché lo stesso Procuratore di Avellino è stato audito dalle Commissione Ambiente del Senato nell’ambito di un’indagine conoscitiva sul nesso tra inquinamento ambientale ed incidenza di patologie tumorali, con secretazione dei relativi atti.
L’emblematico caso della mia città purtroppo con tutte le gravi conseguenze per la salute dei cittadini e la salubrità dell’ambiente è simile ai tanti che ci sono in Italia. Ecco perché è tempo che la politica, se è buona politica, torni farsi carico di queste vicende che hanno drammatici risvolti sia individuali sia collettivi.
Si assicuri il prepensionamento ai lavoratori ex amianto e si proceda ad una mappatura dei siti inquinati con relativi interventi di messa in sicurezza e bonifica. Lo chiede il Movimento 5 Stelle a questo governo. Lo chiedono i cittadini a tutti le forze politiche che sono qui oggi e che hanno a cuore il presente e il futuro dell’Italia".
