AVELLINO – Ha colto tutti di sorpresa la notizia dell’uscita di Enza Ambrosone dall’Udc e quindi dal relativo gruppo consiliare del Comune di Avellino. La sorpresa è dettata dal fatto che la Ambrosone è stata una figura non irrilevante dell’operazione anti-Pd lanciata da De Mita all’indomani della sua mancata candidatura alla Camera dei deputati (capolista al suo posto Veltroni volle, lo si ricorderà, la casertana Pina Picierno) e prima ancora si era subito messa dalla parte del leader di Nusco quando quest’ultimo decise che l’esperienza amministrativa guidata da Antonio Di Nunno doveva comunque finire.
Di quell’esecutivo Enza Ambrosone era assessore alla Cultura, alla Pubblica istruzione ed alle Politiche per i quartieri. Ed era, soprattutto, vicesindaco. Da allora la Ambrosone ha seguito la scia demitiana che l’ha portata ad aderire ad un blocco di centrodestra che – si è ora accorta – poco si addice proprio al vero pensiero demitiano (ma di De Mita rimane amica) nonché alle esigenze della comunità irpina.
Proprio per la considerazione in cui era tenuta – in passato era stata alla guida del gruppo del Partito popolare in Consiglio comunale – in molti avevano pensato a lei quale candidato a sindaco del centrodestra. Ma quello schieramento stranamente si divise attorno ad altre due candidature. Tutto a pochi minuti dalla presentazione delle liste, si disse. Chissà se davvero, come ora si vocifera, Enza Ambrosone tornerà nella casa politica del centrosinistra.
Aggiornamento del 18 giugno 2014, ore 13,29 – “Davanti a sé l’Udc non ha più un orizzonte, si è chiusa nella logica della contingenza estemporanea, non guarda più al governo dei processi, c’è la necessità invece di essere mani e piedi nei territori, nelle nostre comunità, continuare a testimoniare con la nostra presenza, la nostra cultura. Io lo faccio oggi perché ho sempre, venendo dalla cultura di chi privilegia il gruppo rispetto alla persona, cercato che si potesse adoperare una correzione nella nostra traiettoria. Così non è stato. Lo faccio oggi perché siamo abbastanza lontani dalle scadenze elettorali che avrebbero potuto in qualche modo ingenerare letture sbagliate, interpretazioni maliziose. Vado in mare aperto, per la seconda volta in sei anni affronto un salto nel vuoto”: è quanto dichiara dinanzi a taccuini e microfoni un’emozionata Enza Ambrosone che ha spiegato stamane, nel corso dell’annunciata conferenza stampa, la sua decisione di lasciare l’Udc.
“Non rinnego nulla del mio percorso politico – ha sottolineato – all’interno del quale ci sono probabilmente anche degli errori, ma quelli servono per crescere. Io lascio l’Udc ma quella storia, quella cultura, all’interno della quale ovviamente c’è il pensiero di De Mita, la porto con me. E se mi è consentito io dico che vado a testimoniare con la mia storia il suo pensiero”.
Un giudizio sul Pd: “Il Pd di oggi non è il Pd che abbiamo, che io ho contribuito a costruire nel 2007. Il Pd, dal mio punto di vista, ha la necessità di recuperare la carica innovatrice di quella storia, quell’incontro di culture rispetto alle quali c’è spazio anche per la cultura popolare. Il mio orizzonte è quello".




