AVELLINO – Si preannuncia infuocata la riunione del Consiglio comunale fissato dai capigruppo per il prossimo 18 luglio. E questo soprattutto a causa del clima di forte contrapposizione esistente in questa fase all’interno del gruppo Pd in seguito all’ultima polemica, quella scoppiata tra il sindaco Foti ed il consigliere Festa, in merito alla presidenza dell’Ato. Presidenza che il primo cittadino avrebbe avocata a sé e che l’ex vicesindaco mette apertamente in discussione tanto da scatenare nei suoi confronti la reazione della capogruppo Grella con il varo di un documento a sostegno di Foti sottoscritto, però, solo da una sparuta minoranza del gruppo Pd. Per non dire, poi, di veleni e inciuci fatti circolare in vario modo per rendere la vicenda amministrativa del Comune capoluogo sempre più difficile proprio alla vigilia dell’approvazione del bilancio.
Situazione, dunque, davvero molto complessa e delicata al Comune di Avellino. Dopo la larga vittoria di poco più di un anno fa ci si attendeva – passato il giusto periodo di “ambientazione” – che il sindaco Foti, la sua giunta e la sua ampia maggioranza (ruotante attorno ad un Pd che ancora due mesi fa, alle Europee, si è confermato il primo partito anche nel capoluogo) passassero alla fase operativa, alla realizzazione di qualche punto del programma, che cominciasse a mettersi alla spalle qualche problema cittadino. Invece niente. Anzi assistiamo ad uno scollamento politico, ad una spaccatura nel gruppo consiliare Pd dove ormai volano parole grosse sia nell’ambito della polemica Foti-Festa, di cui dicevamo in apertura, sia come autoproposizione di presunti purificatori del Comune prima e dell’intero contesto politico provinciale dopo.
Fuochi d’artificio, insomma, che colpiscono chi li guarda nel momento dell’esplosione ma che in un attimo diventano spezzoni di carta che cadono a mare o in campagna. I fatti veri, però, almeno ad Avellino sono altri. Si comincia dall’occasione perduta dal Pd che nel momento delle candidature non ha voluto cogliere l’occasione per un vasto ricambio della sua rappresentanza consiliare. La novità vera è stato il suo candidato alla carica di sindaco che i problemi più che affrontarli sembra invece capacissimo di crearli.
Uno sguardo ai fatti, all’eredità trovata da Foti? Cominciamo dalla situazione finanziaria. Le restrizioni del governo nei confronti degli enti locali sono note. Ma Foti ed i suoi sanno che questa “svolta” al Comune di Avellino è incominciata con la modifica della legge post-terremoto numero 219? Per la verità c’è chi da allora ha fatto la formica e chi invece ha fatto la cicala. Ma ha senso negare per mesi che il Comune di Avellino si trovi finanziariamente sull’orlo del baratro? Al punto da avere difficoltà a presentare il bilancio di previsione e sperare che il governo sposti la data di approvazione del documento contabile (stavolta documento verità) a settembre così almeno andiamo al mare tranquilli? Ed ha senso che in questa prova di forza finisca proprio l’assessore alla Finanze, Spagnuolo, ritenuta sacrificabile in caso di rimpasto? Stessa situazione nel settore Lavori pubblici dove tra tunnel, Bonatti, accessi alla Città ospedaliera, scuole, manutenzione strade, non si sa dove prendere i soldi e non si capisce (vedi tunnel) chi sta realizzando cosa e quali trattative ci sarebbero da fare per accontentare questa o quell’impresa.
E vogliamo parlare dell’urbanistica per la quale l’assessore Vanacore ha annunciato cambi radicali di indirizzo salvo poi dire – come poi ha fatto per la conturbante vicenda di Piazza Libertà – che prima di muoversi la giunta ascolterà le categorie interessate e…bla bla bla. Il tutto guastato da quei “rompiscatole” della Procura della Repubblica che ancora si stanno chiedendo perché, di fronte a due fabbricati nascenti a pochi metri dal torrente San Francesco mentre vige – con la legge Galasso del 1988 – il divieto di edificare a meno di 150 metri dalla sue sponde, e quindi sequestrati, proprio il Comune ha chiesto la declassificazione del torrente. Fatto che ha insospettito e innervosito tanti anche perché è stato scoperchiato il vaso di Pandora contenente il parco di via Moccia, gli interessi dei costruttori in quella parte vergine della città e tante altre cose.
Ma nel Pd, quando litigano, litigano per queste cose o per altro? Ed il vertice di via Tagliamento ha sull’argomento un’opinione, qualcosa da dire che non sia il semplice annuncio di improbabili provvedimenti disciplinari nei confronti di questo o quel “birichino” di turno? Ma al Comune dirigenti, consiglieri, giunta e sindaco sanno che con il vincolo di non edificabilità a meno di 150 metri dai torrenti viene meno l’ipotesi di vendere la cubatura prevista sull’area dell’ex mattatoio e, soprattutto, di campo Santa Rita? Vendendo quelle ipotesi di cubatura il Comune sperava di incassare un po’ di soldi per pagare i suoi debiti. Ed ora?
