AVELLINO – Un dibattito davvero ampio – come del resto prevedeva il tema del confronto sulla possibilità di rendere più grandi i confini della sinistra e del centrosinistra – quello che si è svolto in mattinata nella villa comunale a conclusione della Festa dell’Unità organizzata dal circolo Pd Vittorio Foa, parte importante del Partito democratico della città di Avellino. Alla discussione – preceduta, come riferiamo in altro articolo del giornale, dalla sobria cerimonia di consegna all’ex sindaco di Avellino, Antonio Di Nunno, del Premio Federico Biondi – hanno preso parte il segretario del circolo Foa, Giovanni Bove, il dirigente del Pd irpino Francesco Todisco, e l’on. Pippo Civati, esponente della componente di sinistra della direzione nazionale Pd.
Ricco di spunti l’appello di Bove alla città e soprattutto ai giovani ad impegnarsi direttamente in politica servendosi di uno strumento come il Pd. Un partito che deve saper cogliere le spinte che vengono da realtà locali con problemi come quelli delle periferie, dei senza lavoro, di una valida politica ambientale, di una credibile moralità della classe dirigente cittadina, della qualità della vita, e quindi il reddito, la sanità, la scuola, i servizi. Insomma, una complessità di questioni che non possono non vedere il Partito democratico ed un rinnovato centrosinistra impegnati in questa grande azione di rilancio. “Noi conduciamo la nostra battaglia su questa questioni – ha concluso Bove – e non abbiamo alcuna intenzione di rinunciarci o di fuggire dal partito. Qualcuno dice di volerci cacciare. Che ci provino, se ci riescono”.
Ugualmente ferma la posizione di Francesco Todisco che ha chiesto pensieri alti per affrontare le tante questioni di tipo morale, ideologico e culturale che oggi fanno da barriera ad ogni tentativo di far entrare aria fresca in casa. Un discorso quello di Todisco – per le parole usate e la visione culturale di fondo – piuttosto inusuale in queste circostanze, che ha consentito a Pippo Civati di porre in termini più ampi le tematiche care alla sinistra che, a suo dire, deve reagire subito per evitare che la “montagna di problemi” che è posta davanti alla comunità italiana diventi qualcosa di inattaccabile.
Per Civati le stesse promesse fatte dal presidente del Consiglio, Renzi, rappresentano qualcosa di gigantesco che fino ad ora non è apparso scalfibile dalle iniziative annunciate da Palazzo Chigi. Senza entrare nel merito di alcune scelte renziane (quando lo ha fatto ha usato molta ironia) Civati si è posto il problema di un Partito democratico che appare immobile rispetto anche a forze che sostengono progetti strampalati come il movimento 5 Stelle ma che hanno spesso idee che non sono da buttar via.
Il Pd – ha concluso Civati – deve occupare il futuro e nessuno ha più carte in regola del Pd, ed in particolar modo della sua arcistorica sinistra, per svolgere questo lavoro.




