AVELLINO – C’è poco da dire: l’assalto a quella sorta di fortezza di cartapesta che è la Provincia, così come l’hanno costruita politici furbi o di second’ordine o tecnici (di Palazzo Chigi) con poca o nessuna esperienza territoriale, è cominciato. Alla scadenza dei termini per la presentazione delle candidature sia per la presidenza degli enti che per i loro mini Consigli, si sono registrati singolari o strani abbinamenti. Non è accaduto soltanto in Irpinia che qualche formazione politica – come nel nostro caso quel che rimane dello schieramento demitiano – si sia collocato o abbia raggiunto accordi con forze tradizionalmente di collocazione opposta o con le quali hanno avuto per anni scontri non proprio amichevoli.
Dicevamo del caso Irpinia. Ha colpito più che il disimpegno (per ora) di De Mita all’ipotesi candidatura per la conquista del vertice di Palazzo Caracciolo, l’indicazione ai suoi di cercare più ai confini del centrosinistra che verso l’area berlusconiana il futuro del loro “sistema” (quello di De Mita non è mai stato un partito!). Già il fatto che De Mita parli di avvicinamento all’area di confine del centrosinistra fa capire che il sindaco di Nusco non ha alcuna intenzione di riconoscere il Pd ed il suo gruppo dirigente. Almeno qui in Irpinia.
Però, pur impegnandosi indirettamente per il vertice di Palazzo Caracciolo, ha lasciato che su quell’area di confine (quanto “demitiana” questa interpretazione della nuova mossa) si andasse intanto a posizionare una persona non irrivelante come Enza Ambrosone, improvvisamente e stranamente allontanatasi da Nusco. Il Pd – con l’area di centrosinistra (incluso…zone di confine) nel suo complesso – ha presentato una lista, così come l’Udc ed il raggruppamento Sel-Scelta civica-Irpinia di Base. Blocco cui ha cercato di aggregarsi Arturo Iannaccone venendone però escluso. Nel Pd c’è anche una presenza socialista di qualità come l’assessore di Solofra Agata Tarantino. Ma anche in questo caso non tutto è tranquillo visto che un dirigente storico del Psi irpino, Beppe Sarno, ha preso le distanze da questa scelta. Queste liste sono esplicitamente funzionali alla candidatura del sindaco di Avellino, Paolo Foti, alla carica di presidente della Provincia.
A leggere i nomi nelle liste si intuisce che il Partito democratico ha impegnato sindaci e consiglieri comunali di vari centri più che autorevoli. Come del resto ha fatto lo schieramento opposto che propone il sindaco di Ariano Irpino, l’esperto Domenico Gambacorta. Il Pd è arrivato alla candidatura di Foti dopo aver preso atto della difficoltà (e della non convenienza) di spingere il sindaco di Avellino verso la guida dell’Ato rifiuti, ipotesi che ha fatto letteralmente imbestialire i dissidenti eterni del gruppo consiliare del partito del primo cittadino avellinese. Quando Foti si è chiamato fuori dalla vicenda Ato, il Pd ha cominciato a riflettere sull’opportunità indicata da molti – e noi tra questi – di cogliere l’occasione Provincia per riequilibrare certe influenze (tutte politiche) territoriali. Si trattava di restituire alla conca di Avellino – un’area vasta disegnata dalla natura – un minimo di caratura politica dopo i disimpegni ed i voltafaccia della classe dirigente altirpina che in pratica ha sempre deciso opportunità e futuro del territorio irpino e, naturalmente, di Avellino.
Foti a Palazzo Caracciolo dovrà saper gestire questa sorta di compensazione proprio in questo periodo che vede tanti sindaci lamentarsi di una presunta, dannosa – per i loro Comuni – egemonia del capoluogo. Difficile credere – anche per il forte valore simbolico della carica – che Foti possa avere problemi visti i suoi non facili impegni al Comune di Avellino. Con la speranza, per la verità, che qualcuno non miri a ripetere in Consiglio provinciale certi “numeri” eseguiti nell’aula consiliare di Avellino. Ci stiamo riferendo alla lista Davvero guidata – come accadde alle Comunali avellinesi di un anno e mezzo fa – da Gianluca Festa, ormai ribelle per antonomasia nel Pd e nella città di Avellino. La singolarità della posizione di Festa consiste nell’essere in guerra con il sindaco e la giunta di Avellino, nonché con De Blasio, il segretario provinciale del partito, al quale ha aderito dopo il voto dello scorso anno. Eppure oggi Festa ha la sua lista (naturalmente composta da consiglieri comunali di vari centri nonché dal sindaco di Venticano, De Nisco). Pensavate che questo bastasse a placare gli animi nel Pd? Errore. Festa, il resto del gruppo anti Foti al Comune di Avellino ed il circolo Foa di Avellino chiedono l’espulsione del segretario provinciale di via Tagliamento, De Blasio, reo – secondo loro – di aver a sua volta chiesto l’espulsione dal partito per Festa e quanti si sono candidati in liste non targate Pd.
Le stesse liste che sostengono il sindaco di Ariano, Gambacorta, quella del Nuovo centrodestra-alfaniani vari (capolista Mimmo Palumbo) e Foglia in Irpinia, così come quella di Forza Italia (capolista il sindaco di Montella, Ferruccio Capone), trascinano nell’impegno elettorale molti autorevoli amministratori.
A conclusione di questa analisi forse non è inopportuno ricordare che ci sono sindaci di spessore per ora fermi come il sindaco di Montoro, Mario Bianchino, che forse potrebbe puntare – viste le sue qualità manageriali – all’Ato rifiuti (stesso discorso per il sindaco Gambacorta se non dovesse spuntarla contro Foti alla Provincia). Infine – e non certo per collocarlo in fondo alle classifiche – c’è da notare la posizione del sindaco di Lioni, Salzarulo, per ora rimasto fuori da ogni gioco. Come Rifondazione comunista che precisa: il voto ci ha messi all’opposizione e lì rimaniamo. A questo punto passano in seconda fila le stesse polemiche di Sel per la difesa di una sua autonomia. Distinguo: siamo con il sindaco di Avellino, non con Foti.
Adesso si vota: disegniamo quell’Irpinia “Parco storico naturalistico” che da sempre è in cima ai nostri pensieri ed ai nostri suggerimenti.




