AVELLINO – Questo il testo di una lettera aperta al sindaco di Avellino, Paolo Foti, alla vigilia del voto per l’elezione del presidente della Provincia, scritta da Beppe Sarno del Psi:
Caro sindaco Foti, la sua vittoria elettorale e la sua investitura a sindaco della nostra città hanno suscitato al momento della sua elezione molte aspettative. Per onestà intellettuale devo dire che io con alcuni compagni socialisti non Le abbiamo dato il nostro voto, io peraltro sono residente a San Michele di Serino. Domani giovedì 9 ottobre lei probabilmente diventerà presidente dell’ente Provincia. Credo però, in base anche alle sue dichiarazioni, con aperto spirito di partecipazione alle vicende politiche della nostra città, che le posso rivolgere alcune mie considerazioni. Come Lei saprà la nostra è una provincia che sta attraversando un momento di grave difficoltà economica, sociale e culturale a cui bisognerebbe dare risposte che sappiano guardare con speranza al futuro.
Pr questo motivo mi preme sottoporre alla sua sensibilità alcuni profili di incostituzionalità della normativa in base alla quale lei si appresta a diventare la massima autorità provinciale.
La legge n.56/2014 delinea un sistema elettorale e di governo che sottrae alla collettività locale l’elezione diretta del presidente della Provincia e dei consiglieri provinciali, rimettendola ad un organo elettorale intermedio costituito dai sindaci e dai consiglieri comunali, in assenza di qualunque meccanismo volto a garantire la permanenza di una chiara responsabilità politica degli amministratori provinciali nei confronti degli amministrati. Questo contrasta fortemente con il principio democratico, con il principio autonomistico e con la garanzia costituzionale delle comunità provinciali, quale tuttora prevista dalla Costituzione vigente. Più precisamente la legge 56/14 viola gli artt. 1, 5, 114, 138 Cost. e della VIII disposizione transitoria e finale. Peraltro tali profili di incostituzionalità furono evidenziati dall’appello di 44 professori universitari ordinari di materie pubblicistiche. Come vede sono in buona compagnia.
Inoltre le ricordo che la Consulta sula riforma del titolo V della Costituzione ha affermato che “gli enti territoriali autonomi sono collocati al fianco dello Stato come elementi costitutivi della Repubblica quasi a svelarne, in una formulazione sintetica, la comune derivazione al principio democratico e della sovranità popolare”. Parole come pietre. Secondo la nostra Costituzione quindi ogni comunità è costituzionalmente sovrana e ha il diritto di autodeterminarsi secondo meccanismi di rappresentanza e responsabilità politica capaci di sottoporre gli eletti al giudizio degli elettori. Insomma, la sua elezione, signor sindaco, è viziata perché la forma di elezione al governo provinciale impedisce ogni tipo di reale e concreto controllo democratico, anche indiretto, da parte degli elettori sull’indirizzo politico definito dagli organi di vertice della Provincia. La legge 56/2014 è inoltre incostituzionale per violazione degli art. 1,3,48 e 51 della Costituzione, perché viola le prerogative costituzionali delle comunità e degli enti provinciali e differenzia in modo irragionevole l’esercizio dei diritti soggettivi di elettorato attivo e passivo.
Il sistema elettorale con cui lei, signor sindaco, diventerà presidente dell’ente Provincia viola fortemente l’art. 117, co.1° della Costituzione e costituisce in modo evidente un inadempimento dell’art. 3, comma 2 della Carta europea dell’autonomia locale, firmata a Strasburgo il 15 ottobre 1985, a cui è stata data esecuzione con la legge 30 dicembre 1989 n.439. In tale articolo si legge testualmente che ”le comunità locali sono costituite da membri eletti a suffragio libero, segreto, paritario diretto ed universale, in grado di disporre di organi esecutivi responsabili nei loro confronti”. Come vede, signor sindaco, l’Europa non ci dice soltanto di fare i compiti a casa. Le disposizioni della legge 56/2014 confliggono ancora gli artt. 3, 97 e 119 della Costituzione in quanto così come concepita la legge altera in maniera grave i modi di esercizio delle funzioni amministrative provinciali, perché in virtù delle modifiche introdotte tali funzioni verranno svolte da una sorta di associazione di Comuni, gestita da amministratori comunali, scelti da amministratori comunali.
Dov’è la democrazia in questo mostro giuridico?
Infine, signor sindaco, la violazione del principio democratico, l’assenza di concreta responsabilità politica e l’alterazione della corretta distribuzione delle funzioni amministrative tra Comuni e Province si traducono nella violazione del principio di autonomia finanziaria di entrata e di spesa di cui all’art. 119 della Costituzione.
Le ho scritto nella speranza che Lei, al momento della sua elezione, tenga ben presente la necessità di non considerare la nostra carta costituzionale come decorazione o propaganda, ma al contrario un investimento in termini di civiltà, economia e socialità per la nostra comunità nazionale.
È per questo che La saluto cordialmente e nuovamente le auguro un buon lavoro. Beppe Sarno, socialista invisibile.




