ROMA – “Nel corso degli anni il gruppo Fiat è stato beneficiario di una valanga di soldi pubblici. Nello specifico in base alla legge 183/76 sono stati concessi contributi per £ 14.912.513.000 a cui si è aggiunto, sempre in base alla stessa legge, uno in conto interessi di £ 1.277.530.000 per un finanziamento agevolato di £ 4.800.000.000. In seguito ai danni provocati dal sisma del 1980, sempre il gruppo Fiat ha ottenuto la bellezza di £ 9.834.500.000 e non ha dovuto contribuire per niente alla realizzazione delle infrastrutture generali visto che lo stabilimento fu allocato nell’area industriale dell’Asi che le mise a disposizione gratuitamente”.
È quanto dichiara il parlamentare avellinese del M5S, Carlo Sibilia, intervenendo sulla dello stabilimento ex Irisbus da parte del gruppo Fiat Iveco in favore della cordata composta da King Long Italia e Finmeccanica. Nell’augurare ai lavoratori una conclusione positiva e rapida della vertenza alla luce delle recenti dichiarazioni del ministro Lupi sullo stanziamento di una cospicua somma di denaro previsto nella legge di Stabilità a copertura di una buona parte del piano di investimento, Sibilia sottolinea un altro aspetto della vicenda dello stabilimento di Valle Ufita, quello dei fondi al gruppo Fiat con un’interrogazione al ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan. “Ho deciso – spiega – di presentare una interrogazione al ministro dell’Economia e delle finanze affinché il cittadino italiano sappia cosa il governo intenda fare per ridare dignità all’immagine di uno Stato che pare serva solo quando elargisce contributi a fondo perduto. I comportamenti del gruppo Fiat Iveco, in questo caso, sono assolutamente irrispettosi nei confronti del Paese e non può avere più quelle protezioni politiche che hanno permesso tutto ciò. Multinazionali che usufruiscono di fondi pubblici che hanno sedi e domicili fiscali all’estero e che sistematicamente trasferiscono la produzione in altri Paesi non sono più gradite. I provvedimenti, come quello inserito nella passata legge di stabilità che stabilisce la decadenza dai contributi per le imprese che delocalizzano nei Paesi extra Ue, sono sacrosanti e speriamo sanciscano la fine di questo malcostume”.




