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    16/08/2026

Il Pd sempre in guerra danneggia la città

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Avellino, Piazza LibertàAVELLINO – Non c’è novità, non c’è “corso nuovo”, non c’è svolta. La vita della pur ampia maggioranza al Comune di Avellino è sempre la stessa. Non c’è mediazione che valga, non c’è accordo che tenga. E questo perché ci ostiniamo a ritenere che le cause di tanto sfascio (a fronte di una più che netta vittoria alle elezioni che hanno visto Paolo Foti come protagonista) derivino dalla crisi interna che sta “debilitando” su tutti i piani il partito guidato da Matteo Renzi.

Fermo sulle decisioni importanti per le prossime Regionali (primarie sì, primarie no) impossibilitato a muoversi nella città di Napoli - e relativa area metropolitana - per l’ingombrante presenza della camorra nonché di una personalità rilevante come quella di de Magistris, il Pd risente in ogni realtà della mancanza di iniziative (a fronte della gran confusione romana) in ambito locale dove è bloccato o da qualche ras o da interessi o da camarille che ritengono di essere proprietarie (e questo è il caso di Avellino) del partito stesso o di poterne a decidere a proprio piacimento. Come giudicare diversamente quanto accaduto anche nelle ultime settimana nel gruppo consiliare di Piazza del popolo e naturalmente all’interno del partito locale?

Ricapitoliamo. Bisognava occuparsi del ricambio in giunta e sappiamo come è finita. Si è tentato almeno di trovare un equilibrio nelle commissioni consiliari (purtroppo da alcuni anni sedi per appannaggi personali oltre che di discreto esercizio di potere. Pensate: sulla questione addirittura è stata convocata una riunione straordinaria ed urgente del Consiglio comunale per lunedì prossimo, alle 9.30 di mattina) e non si è riusciti a trovare uno straccio di accordo. Bisognava continuare ad affrontare il problema dei debiti del Comune e proprio quando ci sono in discussione delibere sul riconoscimento fuori bilancio di tante spese ecco molti consiglieri (soprattutto consigliere) guadagnare l’uscita.

Ma che maggioranza è questa? Forse lo sanno, ma crediamo di no, soltanto gli “eletti” che oggi siedono nell’aula consiliare. Quanto serva tutto questo a delineare una politica per la città lo sa soltanto il padreterno. Come un partito da molti suffragi ma privo di una sua credibile struttura in città (niente segreteria cittadina, ma tanti capobastone a determinare decisioni come mezzo secolo fa quando il Consiglio divenne proprietà di alcuni caporioni) ritenga di poter sopravvivere nessuno lo sa. Se poi si risale per li rami ci si accorge che tante vicende portano a litigi interni al partito che sono però di altra natura. I soldi, il tesoriere, le candidature per la Regione, gli equilibri tra il capoluogo ed il resto della provincia, la rivalità – diciamo pure un’odiosa spaccatura – tra le varie componenti del partito in Irpinia.

Volendo si può fare qualche esempio su come tante cose stanno andando in rovina: appena varato il nuovo statuto della Provincia il presidente dell’apposita commissione che si è occupato dell’argomento, l’ex segretario Pd Caterina Lengua, si è detta convinta che lo statuto garantisce anche il ruolo di Avellino. Siamo sicuri? Qualche consigliere provinciale ne ha parlato? No.

Ed ancora. Dopo i solenni impegni sulla realizzazione della ferrovia – e relativa stazione logistica di Grottaminarda – c’è chi ha autorevolmente parlato di interessi della città di Avellino tutelati. Chi lo dice, il presidente della Provincia o qualche furbo della Regione? Risponda qualcuno, un eletto Pd, a questa provocazione.

 

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