AVELLINO – Vorrei che ne ricordassimo soprattutto l'umanità. Che si disvelava nella concretezza della stretta di mano, nello sguardo sincero, nel suo modo di trasferirti con l'indice benevolmente puntato la sua saggezza.
Ci conoscevamo da ragazzi, ma ci apprezzammo e ci stimammo da colleghi, entrati in Rai più o meno nello stesso periodo. La redazione lo aveva come punto di riferimento, prima di tutto morale. E non accettò di buon grado che lasciasse la sua stanza immersa nei giornali per ritornare alla politica, che indossava come una seconda pelle ma che non praticava da qualche anno per dedicarsi ad un'altra grandissima passione, il giornalismo, non quello retorico, quello dei fatti analizzati nelle loro cause, fino alle radici.
Per ritornare alla politica lascò un lavoro al quale si era dedicato da molti mesi, una inchiesta importante su fatti e misfatti della guerra e del dopoguerra in Campania. Lasciò ad altri il frutto delle sue ricerche scrupolose e faticose. E si legga anche in questo quella sua umanità, quel suo altruismo innato. Che apparteneva ad una condizione culturale di spessore, non conformista, somma di conoscenze e di una intelligenza intuitiva non comune.
Quando decisero di proporgli la candidatura, era alle prese con la sua inchiesta. Fu Nacchettino Aurigemma a chiedermi di contattarlo. Sulle prime credo fu riluttante, ma lui amava tanto la città da abbandonare oltre ogni interesse. Lui ha continuato ad amarla finché è finito.
Una breve biografia - Era nato il 5 agosto del '45, a Serino. La madre era di Ariano, e nella cappella di famiglia sarà tumulato. Già da studente aveva intrapreso l'attività pubblicistica. Era bravo in italiano, soprattutto era rigoroso, gli piaceva approfondire. Si prendeva il tempo giusto per riflettere. I suoi articoli non dovevano essere improvvisati, e difatti mai lo erano.
Ha scritto per i Quaderni Irpini nel '69. E intorno a quel periodico si consolidarono amicizie e si formò un gruppo 'storico', Carlo Silvestri, Tonino Carrino, Enzo Venezia, Nunzio Cignarella, e ancora altri. Legami indissolubili, visioni ideologiche rigorose. Poi ancora su La Voce dell'Irpinia, Politica Irpina, il Corriere dell'Irpinia. Poi la fondazione di Radio Irpinia con Peppino Impagliazzo, nella quale lavorarono Nicola Cecere e Pier Paolo Marino.
In politica da subito, nella Democrazia cristiana, il partito della gente. In consiglio comunale con i Biondi, i Freda, Acone, Mancino, Preziosi, Caso e quanti ancora di rilievo. Dal '79 in Rai, da redattore ordinario fino a vice caporedattore, autore di molte inchieste. Fu eletto sindaco nel 1995. Forte di carattere, decisionista, realizzò molte opere, di altre ne intuì la necessità. Aveva in mente la 'Città giardino', una città a dimensione umana. Dopo il primo mandato fu rieletto, sempre con largo suffragio e appoggiandosi alle forze democratiche di centrosinistra. Ma nel 2005 si dimise, dopo un furioso scontro con De Mita. Si dimise, vittima di quella che definì l'operazione canaglia, e ne tornò a lavorare in Rai, fino al 2010.
Da allora non ha mai smesso di scrivere e di far sentire la sua voce, roca per i suoi acciacchi ma sempre possente e inequivocabile. Aveva il conforto dell'onestà.




