AVELLINO – Puntuale, alle 14.30, dall’abitazione in Corso Europa è partito il corteo funebre: una folla composta e commossa si è stretta intorno ai familiari - la sorella, signora Licia Rocco con i figli Anna Pia, Daniela e Gianluca, il fratello Gino e signora Anna, tutti i nipoti - ed ha accompagnato Antonio Di Nunno verso la Cattedrale dove don Sergio Melillo ha celebrato la messa funebre insieme con don Emilio Carbone, don Vitaliano Della Sala, don Luigi Iandolo ed il diacono Raffaele Borghi. In testa al corteo il gonfalone del Comune, listato a lutto, e, subito dietro, il sindaco Foti, con il vicesindaco La Verde. Sulla bara, al centro dell'altare, i gagliardetti dell'Avelllino Calcio, della Scandone Basket ed una sciarpa con i colori biancoverdi. Nel Duomo di Avellino, gremito da autorità e gente comune, c’erano Ciriaco De Mita col nipote Giuseppe, e Giuseppe Gargani; Valentina Paris, Gianfranco Rotondi, Pietro Foglia, Gino Anzalone, Rosetta D’Amelio, il presidente della Provincia Domenico Gambacorta con gonfalone; gli assessori comunali Marchetiello, Ruberto, Giordano, Iaverone; i consiglieri Grella, Tornatore, Matetich, Bilotta, Nargi, Preziosi, Mario Cucciniello, Giacobbe, Petitto, Genovese, Arace (e ci scuseranno quelli che ora ci sfuggono). C’erano gli ex amministratori, quelli che furono in giunta e in Consiglio durante i due mandati da sindaco di Di Nunno: Antonio Gengaro, Nuccio Di Pietro, Generoso Picone, Pucci Bruno, Rosanna Rebulla, Rossella Grasso, il giudice Meoli, Ettore De Socio, Generoso Bruno, Vincenzo Di Domenico, Gerardo Capone e Maurizio Galasso; gli amici di Radio Irpinia: Antonio Carrino, Carlo Silvestri, Nunzio Cignarella, Franco Marzullo, Gigi Marzullo, Enzo Venezia, Carlo Venezia, Mario Cesa, il direttore Peppino Impagliazzo con la signora Silvana Tedesco, Franco e Gabriella Barra. Presenti il presidente del Tribunale di Avellino, Michele Rescigno, l'ex procuratore della Repubblica, Angelo Di Popolo, l'ex sottosegretario nel governo Monti, il prefetto Carlo De Stefano. Ancora: Amalio Santoro, Pino Rosato, Giacinto Pelosi, Pino Romano, Antonio Mirra, Ugo Santinelli, Pierino De Gruttola, Pietro Mitrione, Gennaro Bellizzi, Gerardo Curto, Maria Stella Battista, Angelo Barone, Marilina e Stefano Romano, Enrica Barra, Mimma e Tommasino Tedeschi, Silvana ed Ilaria Ercolino, moglie e figlia dell'indimeticato amico Dario, Paola Petillo. Tra i giornalisti c'erano Aldo Balestra, Gianni Festa, Franco Genzale, Gianni Porcelli, Pierluigi Melillo, Norberto Vitale, Mimmo Rossi. E, soprattutto, c’era tanta gente comune venuta a dare l’ultimo saluto a quello che è stato definito il sindaco della gente. Nell’omelia funebre don Sergio Melillo ha ricordato in modo particolare il profondo senso cristiano che ha ispirato l’azione politica di Tonino Di Nunno e la sua partecipazione alla vita della comunità cittadina, non solo da amministratore, ma anche da giornalista e da intellettuale. In particolare, don Sergio ha ricordato l’amore dell’ex primo cittadino per la sua città di cui conosceva – ha detto – ogni più remoto angolo. Un impegno, il suo, ha sottolineato, nel segno di un cattolicesimo che s’ispirava alla lezione di don Luigi Sturzo.
Una folta delegazione dei colleghi e amici della redazione napoletana della Rai, tra cui Carlo Verna, Maria Laura Massa, Pino Blasi, Procolo Mirabella, Rino Genovese, Geo Nocchetti, Geppino Mariconda, Valeria Capezzuto, Salvatore Biazzo, con i tecnici Tony Covelluzzi, Lello Pierro e Francesco Capone, era presente in chiesa e con commozione Antonello Perillo, caporedattore centrale responsabile Tgr Rai della Campania, ha ricordato soprattutto il Tonino Di Nunno giornalista Rai, manifestando l’intenzione di commemorarne la figura attraverso una borsa di studio o comunque un premio a lui intitolato, che dovrebbe essere bandito dall’Ordine dei giornalisti di cui ha portato il saluto. Poi un ricordo personale: “Antonio era amico di tutti noi, dei giornalisti, dei tecnici, dei montatori, aveva sempre una parola buona, un consiglio per ognuno di noi. Ricordo il mio primo giorno in Rai nel ’92, lui era un giornalista importante, conosciuto, io ero un ragazzino. Ricordo il suo benvenuto nei miei confronti con un guagliò, quella stretta di mano sicura, quello sguardo curioso e buono, tremendamente buono, con il quale mi accolse e mi fece subito sentire in famiglia”.
Per gli amici di Tonino ha preso la parola Antonio Gengaro sottolineando che più che di una designazione si è trattato di una autoesclusione, dal momento che nessuno degli amici storici di Di Nunno se l’era sentita di tracciarne il ricordo. Nelle parole di Gengaro è emerso tutto lo spessore dell’azione amministrativa di Di Nunno e il suo tentativo di ripensare in maniera organica e moderna il futuro della città. Ma in modo particolare Gengaro ha ricordato anche le sofferenze del Di Nunno malato, che da anni lottava contro le complicanze dell’ictus che lo colpì durante il secondo mandato da sindaco. Se le sofferenze hanno un valore catartico – ha concluso l’ex presidente del Consiglio comunale – allora Di Nunno è giunto purificato al cospetto del Signore.
Il discorso istituzionale, infine, è stato tenuto dal sindaco Paolo Foti, che non ha sottaciuto gli ostacoli che Di Nunno incontrò per realizzare la sua opera riformatrice. Sindaco – ha ricordato Foti – amato nelle strade e nei quartieri, molto più che nelle stanze del potere. “La perdita di Antonio di Nunno – ha detto – è un colpo al cuore per la nostra comunità. Vedere oggi qui riunita la città stretta nel suo ricordo è la dimostrazione del rispetto, della stima nei suoi confronti, ma significa anche aver colto appieno la sua lezione di uomo libero, la sua passione, il suo forte senso civico, soprattutto il suo attaccamento alla nostra comunità”.
Dopo il rito religioso nel Duomo di Avellino, il feretro è stato trasportato ad Ariano Irpino per la tumulazione. Ad accoglierlo il sindaco della città del Tricolle, nonché presidente della Provincia, Domenico Gambacorta.
