AVELLINO – In questi giorni molti hanno ricordato il Di Nunno giornalista, il Di Nunno consigliere comunale, il Di Nunno sindaco. Io vorrei ricordare il Di Nunno passeggiatore serale, che del giornalista e dell'amministratore rappresentava l'indispensabile antefatto.
Passeggiare lungo il Corso cittadino nelle ore serali era per Di Nunno, soprattutto da quando aveva iniziato a lavorare presso la sede Rai di Napoli, il modo per mantenere vivi i contatti con la sua città, per tenersi aggiornato sulle novità, per discutere le questioni sul tappeto. Durante la campagna elettorale del 1995, gli avversari accusarono Di Nunno di essere uno "straniero", uno che passava tutta la giornata a Napoli, per motivi di lavoro, e che ormai era tagliato fuori dalla vita avellinese ed ignaro dei suoi problemi. Mai accusa – per quanto "elettorale" – fu più improvvida. Di Nunno continuava ad occuparsi di Avellino e dell'Irpinia con i suoi servizi giornalistici, ma soprattutto viveva "fisicamente" la città, magari rubando ore al sonno, da quando ritornava da Napoli la sera a quando andava a dormire.
Ci si vedeva, già negli anni '80, all'angolo fra Corso Vittorio Emanuele e via Mancini (solo successivamente, quando fu smontata una sorta di transenna fissa che serviva da punto di appoggio) ci si spostò all'angolo di fronte, fra il Corso e via Matteotti. I primi passeggiatori arrivavano già intorno alle otto di sera e attendevano indolenti che il gruppo si completasse. Poco dopo le nove eravamo tutti presenti, a chiacchierare "da fermo", finché qualcuno proponeva di fare quattro passi. E la conversazione continuava lungo i marciapiedi del Corso. Gli argomenti principali, direi esclusivi, di queste conversazioni erano la politica e il calcio (talvolta il basket). Raramente si parlava di donne. Il gruppo – va detto – era tutto al maschile, con l'aggiunta saltuaria di una compagna o di una moglie.
Una sera che proposi di abolire per una volta dalle nostre conversazioni la politica, il calcio e le donne, la risposta di Di Nunno fu fulminante: "Allora dobbiamo stare zitti".
Verso le undici di sera, quando i radi passanti scomparivano del tutto, i nostri discorsi continuavano, fino a tarda ora, ai tavoli di una qualche pizzeria, sempre la stessa per diversi anni. Molti dei progetti che poi costituirono il programma amministrativo del sindaco Di Nunno, molte delle idee e degli stessi rapporti personali che caratterizzarono il suo mandato amministrativo, nacquero e si perfezionarono durante quelle "vasche" serali e notturne. Di Nunno non perse questa abitudine neanche dopo l'elezione a sindaco né la persero i suoi compagni di passeggio, alcuni dei quali erano nel frattempo diventati consiglieri comunali o assessori.
Anzi quella consuetudine, quel rito – se il termine non sembra eccessivo – rivelarono un valore aggiunto proprio rispetto all'impegno amministrativo di Di Nunno. Corso Vittorio Emanuele divenne una specie di segreteria del sindaco, nel senso che chi aveva un progetto da esporre, un'idea da approfondire, anche semplicemente un problema da evidenziare, sapeva che il sindaco a tarda sera passeggiava per il Corso e, per antica abitudine, quello spazio e quel tempo li dedicava alla discussione e allo scambio di opinioni.
Capitava allora che anche qualche consigliere comunale - i più giovani e liberi da impegni familiari – si accompagnassero a Di Nunno nelle sue passeggiate e con lui prolungavano poi la serata davanti ad una pizza fumante. E le riunioni conviviali diventavano occasione ulteriore di discussione, si mettevano a punto le questioni, si assegnavano i compiti per il mattino successivo, si creavano o si rafforzavano legami amicali che si riflettevano positivamente sulla tenuta e la compattezza della "squadra".
Ecco cosa intendevo all'inizio, sottolineando che le passeggiate serali del "gruppo Di Nunno" furono la premessa della successiva, incisiva azione amministrativa.
Molti, in questi giorni, hanno cercato di ricostruire una sorta di "stile" Di Nunno: il rigore morale, l'ansia di rinnovamento, il desiderio di favorire la crescita di una comunità consapevole, l'attenzione verso i più deboli, l'autonomia rispetto alle segreterie politiche. Ma, prima di tutto questo, viene il convincimento, coerentemente praticato da Di Nunno, che il sindaco è un mestiere che va svolto a tempo pieno, nel senso letterale del termine.
In una intervista rilasciata ad un'emittente televisiva locale qualche tempo dopo le dimissioni del sindaco Galasso, al giornalista che gli chiedeva un identikit del nuovo sindaco, Tonino rispose che doveva essere innanzitutto un pensionato, così da poter dedicare interamente il suo tempo ai problemi della città.
Paolo Foti, che da quando ha accettato la candidatura a sindaco si è posto in aspettativa senza assegni dal lavoro, in attesa che maturi la pensione, risponde a questo ritratto del sindaco a tempo pieno. Ma di Tonino, che pure ha ricordato con sincera commozione durante il rito funebre, gli manca la disponibilità a stare per strada e la pizza a tarda sera con i propri collaboratori ed amici.




