AVELLINO – “Questa amministrazione e questa maggioranza poco amministrano e poco sanno stare in Consiglio comunale, quindi conviene a loro avere rapporti garbati e civili con la minoranza, perché già poco fanno o sanno fare. In politica non sempre è l’intelligenza a prevalere”.
Non usa mezzi termini Giancarlo Giordano nel corso della conferenza stampa lampo convocata nella tarda mattinata a Palazzo di città per commentare, insieme con gli altri consiglieri di opposizione, Monica Spiezia, Costantino Preziosi e Alberto Bilotta, l’esito della votazione della commissione Statuto convocata per l’elezione del presidente. È saltata, però, l’elezione di Preziosi indicato dalla minoranza e questo ha scatenato la reazione dei consiglieri di minoranza.
“L’unica questione su cui non saremmo tornati indietro – ha precisato Giordano – era la mia carica alla presidenza della commissione Statuto perché io personalmente non mi sento di collaborare con questa maggioranza: scrive le regole che poi non si rispettano. Ovviamente qualche genio della maggioranza stamattina ha pensato bene di incominciare a non rispettare le regole perché il nostro regolamento dice che il presidente della commissione Statuto lo indica la minoranza in funzione di garanzia. Questo avviene per la commissione Statuto, avviene per la commissione Trasparenza, e avviene per la commissione Bilancio. E c’è una logica in questo: da una parte la spesa, la trasparenza dell’amministrazione, dall’altra la garanzia di partecipazione alla scrittura delle regole da parte di una minoranza che altrimenti resterebbe ostaggio della maggioranza anche nella scrittura delle regole fondamentali di convivenza all’interno dell’ente. Siamo andati in sede di votazione, noi abbiamo indicato la persona dell’avvocato Dino Preziosi. La maggioranza ha pensato bene di procedere ad una votazione palese facendo votare i soli quattro membri della minoranza il nome da essa indicato, cioè Dino Preziosi, astenendosi sul nome in maniera palese, al che noi abbiamo chiesto l’interruzione di questa pratica. Ci sono due questioni dentro questa vicenda: la prima, sui nomi si vota in maniera palese – e questa è regola e prassi di buona educazione istituzionale – solo se c’è l’accordo, quindi se non c’è il consenso ce lo dovevano dire prima, cosa che non hanno fatto. La seconda, sempre di buona creanza, non è stato uno buono spettacolo essere seduti a fianco dell’avvocato Preziosi e vedere che nella maggioranza sul suo nome, con lui presente, si siano manifestati tanti dubbi nel voto. Quindi abbiamo chiesto il voto a scrutinio segreto con la successiva sospensione alla quale è seguita la mia dichiarazione a verbale in cui ho dichiarato che non ho mai visto in nessun consesso, nemmeno a Roccacannuccia, votare palesemente su di una persona in disaccordo, senza esprimere il consenso e soprattutto non dichiarandolo prima. Questo indica che c’è un impasto di pressappochismo, di dilettantismo ma anche di cattiveria nel gesto che è stato riservato alla minoranza in primis, ma all’avvocato Preziosi indirettamente: perché quella regola è preposta a garanzia di tutte le regole dell’ente ed è preposta all’equilibrio dei rapporti tra maggioranza e minoranza. Quando la minoranza indica il proprio candidato la maggioranza lo elegge, non c’è una discussione da aprire, c’è un’elezione da fare. Il fatto che non ci abbiano comunicato che non erano d’accordo lede profondamente di nuovo i rapporti tra la maggioranza e la minoranza”.




